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 26 dicembre 1969
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26 dicembre 1969
Omelia di don Italo Magagnino tenuta nella Chiesa di Melissano
nel 1° anniversario della morte di don Quintino Sicuro

Giorno di mestizia è questo, nel quale ci accingiamo ad offrire il S. sacrificio della Messa in suffragio dell’anima benedetta di Don Quintino, nel 1° anniversario della sua dipartita per il Cielo.

Proprio un anno fa, infatti, egli, che si era già separato dagli uomini e dal mondo abitato, per essere più attento al servizio esclusivo del suo Signore, ha lasciato anche fisicamente il mondo terreno, partendo dalla cima dell’alta montagna, sulla quale si era isolato, dove più incontrastato è il dominio della natura, a lui tanto cara, e più profondo e sacri silenzi, da lui tanto coltivati, perché la sua anima potesse discorrere indisturbata col suo Dio.

Se n’è andato improvvisamente, mentre s’accingeva ad alzare la mano benedicente, nell’assolvimento del suo ministero sacerdotale.

Sorella Morte ha scelto, come luogo dell’appuntamento con lui, la cima innevata del Monte Fumaiolo, perché il corpo del giovane eremita, cadendo, fosse accolto nel modo più degno, in un’immensa bianca sindone; ha scelto d’incontrarlo presso la sorgente del Fiume Tevere, sacro alla Città Eterna, quella sorgente, presso la quale egli s’era appartato per vivere, col più rigoroso ascetismo cristiano, il suo irrefrenabile anelito alle pure sorgenti della santità, le cui scaturigini aveva finalmente trovato nel vicino diruto Eremo di S. Alberico.

Solo pochi giorni prima della sua dipartita da questa terra, egli, quasi presago della fine imminente, era venuto a Melissano e nel giorno dell’Immacolata, parlando ai Fedeli compaesani da quest’altare, ebbe delle espressioni, che ora hanno il sapore quasi d’un testamento spirituale ai cari Melissanese.

“In tutti gli anni che sono stato lontano, vi ho sempre pensati - così disse! – Siate radicati nella fede dei vostri Padri, uniti docilmente ai vostri Pastori, nei quali dovete vedere sempre, al di là delle persone, i rappresentanti di Cristo; uniti amorevolmente tra voi, senza divisioni né rancori”.

Il ricordo di questa visita di un anno fa rende più forte il nostro dolore, al pensiero che è stata l’ultima, come se Don Quintino avesse voluto congedarsi dalla sua gente prima d’intraprendere l’estremo viaggio; ma noi non siamo qui convenuti per commemorare insieme nella tristezza la perdita di una persona, della quale tutti rimpiangono la bontà d’animo, la virtù, la pietà, il suo ardente anelito di santità. Siamo qui riuniti in assemblea dalla nostra Fede cristiana illuminata dalla Parola di Dio.

La Fede guarda alla morte da una prospettiva ben diversa da quella della natura umana. La parola di Dio ci rassicura: “Le anime dei giusti sono nelle mani di Dio. Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro dipartita da noi una rovina, ma essi sono nella pace. La loro speranza è piena d’immortalità. Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé; li ha saggiati come oro nel crogiuolo e li ha graditi come un olocausto. Nel giorno del loro giudizio rispenderanno”. (Sap. 3,17)

Si fratelli. Qui si parla proprio di lui. Dobbiamo essere certi, Don Quintino non è morto, se morire volesse dire finire di esistere. Al di là del rammarico di non vederlo più visibilmente tra noi, dobbiamo fermamente credere che il nostro Don Quintino “divenuto caro a Dio, fu amato da Lui e poiché viveva tra peccatori, fu trasferito. Il mondo vede senza comprendere; non pone attenzione a questo fatto, che la grazia e la misericordia sono riservate ai suoi eletti e la sua protezione per i suoi santi”. (Sap. 4,10 – ss)

Anzi, fratelli, nella prospettiva della Fede, anche oggi è Natale, come ieri. Ieri 25 dicembre, Natale di Gesù: oggi 26 dicembre, Natale di Don Quintino. Infatti, la Chiesa chiama “dies natalis” il giorno della morte del cristiano, “giorno della nascita”, perché la morte terrena introduce l’anima nella vera vita, la vita eterna: il momento della morte sulla terra coincide col momento della nascita al Cielo. Noi quindi non stiamo celebrando l’anniversario di una morte, ma quello della nascita al Cielo di Don Quintino, il Natale di Don Quintino. Questo ci assicura la Fede. A questo ci esorta S. Paolo, quando afferma: “Fratelli, siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo, cioè morire, ed abitare presso il Signore” (2° Cor. 5,8).

Questa è stata l’aspirazione costante di tutti i santi, cominciando dallo stesso S. Paolo, che diceva essere sua brama liberarsi dal corpo per essere con Cristo. E come potremmo pensare che non fosse questo orlami l’ardente anelito del Sacerdote eremita Don Quintino? Significherebbe che non noi abbiamo capito nulla della radicale scelta di fede, cui era ispirata tutta la vicenda umana di Don Quintino. Egli in questo momento è qui con noi, in questa chiesa, nella quale ha ricevuto il Battesimo, la Prima Comunione, ha celebrato l’Eucaristia. In questa sua chiesa, ci ripete le sue ultime parole: “Siate anche voi radicati come me della fede dei nostri padri”.

Certamente noi eleviamo preghiere di suffragio per la sua anima, secondo l’insegnamento della Chiesa per i fedeli defunti; ma, mentre offriamo al Padre per lui il santo Sacrificio,  amiamo credere che egli sia presente tra noi questa sera, a pregare con coi e per noi.

E questo pensiero lenisca il nostro dolore, specialmente quello dei suoi cari qui presenti, per l’irreparabile perdita del grande dono, che è stato Don Quintino per Melissano.

(Tratta dal libro “Il mio Giubileo d’oro con la Regina Madre” stampato in occasione del 50° di Sacerdozio di Don Italo Magagnino)