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La Sezione A.N.F.I. di Tricase (LE) intitolata a Don
Quintino Sicuro

Il 7 maggio 2000 si è svolta a Tricase (LE) la
cerimonia di inaugurazione della locale Sezione A.N.F.I., intitolata a
Don Quintino Sicuro, già vicebrigadiere della Guardia di Finanza, poi
sacerdote, del quale è in corso la causa di beatificazione.
Alla cerimonia sono intervenute numerose autorità
militari, tra le quali: il Presidente Nazionale dell’A.N.F.I., Gen. Di
Marco, il Comandante della Regione Puglia, Gen. B. Edoardo Esposito, il
Comandante Provinciale di Lecce, Col. Giorgio Bartoletti, il Vice
Comandante della Scuola Carristi dell’Esercito, Col. Antonio Piccinni,
il Consigliere Nazionale A.N.F.I. per la Puglia, Molise e Basilicata,
Comm. Antonio Fiore, il Comandante della Tenenza di Tricase, Ten. Davide
Antonelli, il Comandante della Squadriglia Navale di Otranto, Ten. Spanò,
il Comandante della Compagnia Carabinieri di Tricase, Ten. De Luca e il
Cap. Renato Turco, in servizio alla Regione Guardia di Finanza Puglia.
Tra le Autorità civili erano presenti il Prefetto di
Lecce, dottor Giovanni D’Onofrio, il Sindaco di Tricase, il Sindaco di
Melissano, il Presidente dell’Associazione "Amici di don Quintino" di
Melissano e il Commissario della Polizia di Stato, mentre tra le
autorità religiose era presente Mons. Carmelo Cassati, Vescovo emerito
di Trani, e Don Antonio Resta, 1° Cappellano Militare Capo della Regione
Puglia della Guardia di Finanza.
Madrina della cerimonia è stata la consorte del
Generale B. Edoardo Esposito, signora Anna, che ha proceduto al taglio
del nastro tricolore al momento dell’inaugurazione della Sezione.

La nipote di Don Quintino, Francesca
Manco, ha proceduto allo scoprimento della targa di intitolazione
della Sezione all’illustre zio e, quindi, assieme ai componenti
dell’Associazione "Amici di don Quintino", ha donato due quadri
raffiguranti l’immagine del congiunto. In omaggio ai convenuti, è stato
distribuito un opuscolo riportante notizie sulla vita del Servo di Dio,
edito per l’occasione.
Si è poi formato un corteo diretto al Monumento dei
caduti per la deposizione della corona d’alloro. Numerose le
rappresentanze di Associazioni Combattentistiche e dell’Arma locali
oltre a quelle delle Sezioni A.N.F.I. di Lecce, Nardò, Gallipoli, Diso,
ed i gonfaloni dei Comuni di Tricase e Melissano.
La S. Messa è stata officiata da Mons. Carmelo
Cassati, coadiuvato da Don Antonio Resta. Nell’omelia il celebrante ha
ricordato la figura di Don Quintino Sicuro e quella di tutti i
finanzieri che operano sul territorio nazionale, sacrificando talora la
loro vita per tutelare le leggi e gli interessi dello Stato.
Successivamente nella sala delle riunioni di un hotel
del luogo, alla presenza delle Autorità intervenute, dei soci della
Sezione e dei loro familiari, il neo Presidente della Sezione, Brig.
Capo Gaetano Calabrese, ha preso la parola per ringraziare tutti i
convenuti della loro gradita partecipazione e per renderli edotti
dell’attività associativa svolta dalla Sezione ai suoi albori.

Il Sindaco di Tricase, dott. Ecclesia, ha portato il
saluto e l’augurio di tutta la Giunta comunale e della cittadinanza,
ringraziando vivamente il Presidente Nazionale dell’A.N.F.I. e il
Presidente della Sezione. Ha poi parlato il Gen. B. Esposito, che si è
complimentato con il Presidente Nazionale, per l’organizzazione
impeccabile e la realizzazione di una così significativa manifestazione.
Il Presidente Nazionale dell’A.N.F.I., ha ringraziato
la madrina sig.ra Anna Esposito e la nipote di don Quintino, sig.na
Francesca Montagna, ed ha espresso parole di vivo apprezzamento per
l’attività svolta dalla Sezione, il cui merito va anche al suo
Presidente, Brig. Capo Calabrese. Ha infine parlato anche il Presidente
dell’Associazione Amici di don Quintino di Melissano, paese natale del
Servo di Dio. Ha sottolineato come quella di Tricase sia una delle
Sezioni che portano il nome del venerabile sacerdote.
E’ seguita la consegna, da parte del Presidente
Nazionale, dei Crest dell’Associazione al Sindaco di Tricase, alla
madrina sig.ra Anna Esposito, alla sig.na Francesca Manco e al Gen.
Esposito, oltre che al Presidente della Sezione Brig. Capo Calabrese.
La manifestazione si è conclusa con il tradizionale
pranzo sociale, al quale hanno preso parte le Autorità innanzi citate, i
soci della Sezione e i loro familiari.

(da Fiamme Gialle n. 5/2000, pagg. 8 e 9)

"La prima divisa delle Fiamme Gialle,
passione viva della prima età,
oggi ai piedi del Tuo Altare depongo,
mio Crocifisso Signore..."
(don Quintino)
Presentazione
del Brigadiere Capo Gaetano Calabrese – Presidente
Sezione A.N.F.I. di Tricase
Con codesto opuscolo si intende far conoscere la
cronologia vitae di Don Quintino, ex appartenente al Corpo della Guardia
di Finanza, che ha svolto il suo dovere con tanto amore, a lui naturale,
e dedizione verso il prossimo.
Si osservavano fin d’allora le sue virtù di vita da
prendere come esempio, per quanto è stato più volte scritto da
eccellenti personaggi che lo conobbero nelle fasi della sua vita.
Per i soci fondatori della Sezione A.N.F.I. di
Tricase, non è occorsa alcuna spiegazione nel momento in cui ci si è
pronunciati per l’intitolazione della Sezione al Servo di Dio.
Tutti erano a conoscenza della difficile scelta di
vita del frate: l’eremo come strada per avvicinarsi al Signore.
Il giorno 7 maggio 2000 si concretizzerà un ulteriore
omaggio ad uomo così grande: inaugurazione della neo-costituita Sezione
A.N.F.I. di Tricase (LE) intitolata a don Quintino Sicuro.
Tricase, 7 maggio 2000
Prefazione
di Mons. Carmelo Cassati – Vescovo Emerito di Trani
Gli "Amici di don Quintino" hanno sentito il bisogno
di riunire in un’unica pubblicazione le testimonianze di coloro che
ebbero modo di avvicinarlo negli anni del suo servizio come Finanziere.
Questo viene fatto mentre Don Quintino è incamminato
agli onori dell’altare e in occasione dell’apertura a Tricase di una sua
sede a lui dedicata.
Cosa potrà mai dire alla nostra società la figura di
un uomo che, lasciato il Corpo della Guardia di Finanza nel quale aveva
ormai il "futuro assicurato", si ritira "eremita" tra le montagne?
Leggendo la vita di Don Quintino Sicuro si resta
soprappensiero e nascono molti spunti di riflessione.
Prima di tutto c’è un punto chiave: l’irruzione in
lui della Madonna mentre assiste alla proiezione del film "Bernadette",
sulle apparizioni di Lourdes.
Siamo nel mondo della immagini e delle comunicazioni,
armi potentissime quando trattato argomenti religiosi, capaci di far
risorgere la fede assopita per alcuni o di farla perdere del tutto per
altri.
Questa responsabilità grava sulle coscienze di
registri, attori, comparse presentatori, programmatori ed altri, se per
caso fossero soltanto interessati all’"auditel" o a far cassetta. Il
film di "Bernadette" degli anni 1940 fu un film divulgativo, serio e
coscienzioso e molti, come il nostro Don Quintino, ricevettero beneficio
spirituale.
C’è poi, l’"eremita" che lascia tutto e tutti per
vivere esclusivamente di Dio, fiducioso nella Provvidenza di un Padre
buono e misericordioso che non fa mancare il cibo agli uccelli dell’aria
e il vestito splendido ai gigli del campo.
Ai nostri tempi diamo poco peso a simili verità,
preoccupati come siamo ad avere sempre di più, sprecando sfacciatamente
la grazia di Dio. Don Quintino invece, non disdegna di raccattare il
pane avanzato ai pellegrini per il suo pasto del giorno dopo, mentre –
come faccia nessuno lo sa – ha sempre qualcosa da dare al povero che
bussa al suo cuore o al viandante che batte alla sua porta. Eppure non
ha niente, né frigo né portafoglio.
Lo stesso "camminare" di Don Quintino, senza mezzi e
senza denaro, ci è di lezione. Fa pensare all’"homo viator", al
viandante di tutti i tempi, sempre in movimento verso una meta da
raggiungere. Noi uomini cerchiamo sempre la strada. Potrà essere la
strada della verità. O quella della pace, o quella del successo, o
qualsiasi altra. La cerchiamo con ansia e, senza accorgercene, mettiamo
in luce la profonda realtà di cui siamo portatori: cerchiamo Dio perché
abbiamo bisogno di riposarci in Lui.
Quando Don Quintino scoprì questo, non pose indugio
alla chiamata e volle seguire il Signore nel cammino più aspro che si
potesse immaginare, quello della penitenza dura e della croce, pur
sapendo che sarebbe stato qualificato "pazzo". Non fidandosi però di se
stesso si buttò nel cuore della Madonna dicendole: "Mi darò tutto al mio
Signore, ma Tu, Madre celeste, non mi abbandonare. Mi sforzerò di
salire, se Tu mi darai una mano; tento, ma con Te" (Carlo Bandini, il
Servo di Dio D. Quintino Sicuro, quaderni del Corriere Cesenate, n. 5,
pg. 23).
Tante altre lezioni ci potrebbero venire meditando
sulla via austera dell’Eremita Don Quintino Sicuro, non esclusa quella
di una fedeltà assoluta al suo dovere e un amore spiccato al povero, al
derelitto, allo sfruttato. Mi domando se qualcuna di questa qualità non
gli vennero inculcate nel Corpo della Guardia di Finanza, quando gli fu
insegnato la necessità di avere per sé una disciplina ferrea, messa a
dura prova dalla 2^ Guerra Mondiale, dalla drammatica esperienza della
guerra di Liberazione e della Resistenza, dalla prigionia e carambolesca
fuga dal carcere travestito da sacerdote.
Si di esse scese poi la rugiada del Vangelo e il
sottobrigadiere Quintino Sicuro si trasformò in testimone di bontà tanto
da pagare lui stesso una grossa multa ad un contribuente padre di
famiglia, che non aveva denaro per pagarla, multa che lui stesso, a
quanto pare, aveva inflitta.
Don Quintino, dalla solitudine del suo eremo e
dall’asprezza di vita liberamente scelta, diventa così un modello per
tutti. Sembra dirci che non è nella mollezza della vita alla quale ci
portano le comodità di oggi che risolviamo i problemi esistenziali
dell’umanità, ma dal modo come abbracciamo la croce. Egli prese per sé
la croce dando agli altri, ai poveri per primi, il ristoro della carità
e dell’amicizia.
Così pure, se vogliamo irradiare attorno a noi amore
di Dio e carità fraterna, è necessario imparare l’arte del silenzio e
della contemplazione. L’Eremo diventa così cattedra di vita. |