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 Approfondimento spiritualità di don Quintino
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Approfondimento della spiritualità di don Quintino

 L’Associazione “Amici di don Quintino”, propone tre serate (20 febbraio – 22 aprile – 27 maggio) dedicate all’approfondimento della Spiritualità del nostro caro don Quintino Sicuro.

Curerà settimanalmente, per quest’anno sacerdotale, un piccolo spazio sul presente foglio che ci aiuterà, attraverso le parole stesse di don Quintino, a meditare sull’importanza e la bellezza del Sacerdozio come dono di Dio alla Chiesa e a conoscere meglio la spiritualità “sacerdotale” del Servo di Dio.
(Tratto dal foglio settimanale degli appuntamenti parrocchiali – dal 15 febbraio al 21 febbraio 2010 – della Parrocchia della B.V.M. del Rosario di Melissano).

Settimana dal 14 giugno al 20 giugno 2010

“Noi siamo ripieni di tante cose, che ci gettano fuori da noi stessi. Il lavoro eccessivo, la costante esteriorizzazione della nostra vita (…) ci porteranno a uno spirito di superficialità (…). Abbiamo bisogno di silenzio per ritrovare noi stessi, e non solo per pensare alla nostra azione: a prevedere, a preparare, a organizzare”.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro).

 Il frastuono circostante ci dà fastidio e spesso ci irrita, perché c’impedisce di stare concentrati per progettare ciò che vogliamo fare; cioè, pretendiamo quiete intorno a noi, perché - come dice don Quintino - dobbiamo “prevedere, preparare, organizzare” le nostre faccende. Solo che non ci accorgiamo – ci avverte sempre don Quintino - che tutto questo affannarci ci “getta fuori da noi stessi, e ci porta a uno spirito di superficialità”. Infatti, facciamo consistere la giornata in un dinamismo continuo che, però, lascia poco spazio alla riflessione sul nostro operare stesso, con il grosso rischio di rimanervi oppressi. Somigliamo, allora, a tante pagliuzze trasportate dalle correnti della vita; perdiamo, cioè, la consapevolezza del senso stesso del nostro esistere. Don Quintino Sicuro ce ne fa capire la causa e ci suggerisce il rimedio. Noi – scrive il Servo di Dio - ci preoccupiamo troppo degli aspetti esteriori e delle apparenze, stiamo in ansia per il giudizio degli altri. Invece la motivazione profonda del nostro agire deve essere quella di costruire modelli di virtù umana. Questa è la realizzazione che il tempo non intaccherà mai: è eredità di poca appariscenza, ma fondamentale. Proprio come le fondamenta della casa, che stanno nascoste sotto terra, senza essere né viste né lodate da alcuno; però sono esse che sostengono tutta la costruzione e, con la loro solidità, assicurano l'incolumità degli abitanti.

Settimana dal 07 giugno al 13 giugno 2010

 “Gesù ha detto e ripetuto: 'Si fa più festa in cielo per un peccatore pentito che per novantanove giusti, i quali non hanno bisogno di penitenza' (…). Il senso di queste parole non va applicato solo ai grandi peccatori (…), ma anche a quelli che si convertono dai peccati veniali, che si umiliano e si rialzano dopo le infedeltà sfuggite per debolezza o per irriflessione”.(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

 A volte siamo convinti d’essere delle persone senza grossi difetti, anzi ci consideriamo perfetti tanto che pensiamo di non meritare alcun rimprovero e di non aver nulla di cui correggerci. In fondo – pensiamo – che “peccati” facciamo? Non  uccidiamo; non rubiamo; non facciamo grandi scandali; non diamo cattivi esempi! Come se solo i “grandi peccatori” offendessero Dio e solo le “infedeltà” gravi danneggiassero il prossimo. Don Quintino, però, ci ammonisce che non è così; ci avverte che sono ugualmente offensive le “infedeltà sfuggite per debolezza o per irriflessione”. Certo, per intuire la sofferenza morale, che queste offese “veniali” causano in chi le riceve e in chi le fa, bisogna avere un animo delicato e un’educazione accorta, che facciano attuare forme adeguate di rispetto verso se stessi e gli altri. Infatti, per un animo veramente sensibile anche una piccola sgarbatezza è motivo di “umiliazione”, di cui pentirsi per poi “rialzarsi”. Per questo don Quintino ci esorta a migliorare sempre di più la finezza dei pensieri, il rispetto verso gli altri, la benevolenza nel giudicare i comportamenti altrui, la prudenza nel valutare ogni conseguenza delle parole, l’intelligenza nel prevedere gli effetti d’ogni atteggiamento. Egli, da parte sua, con un lungo e duro esercizio, riuscì a dominare il suo temperamento giovanile impetuoso, trasformandolo in carattere dolce e mansueto, sempre pronto a accogliere tutti con benevola mitezza.

Settimana dal 31 maggio al 06 giugno 2010

“Bene la cara mamma, che (si è) così rassegnata: vuol dire che grandi meriti per il cielo si sta guadagnando. Perciò, cara mamma, continuiamo a dire in ogni avversità: sia fatta la tua volontà, o buon Padre”.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

 Don Quintino, per decidere le sue scelte e rimanervi perseverante per tutta la vita, fu capace d’affrontare e superare numerose prove, in quanto per lui fu molto faticoso abbandonare tutto il suo mondo. Ma il dolore più atroce fu certamente la sofferenza che avrebbe fatto patire alla mamma. Ciò nonostante, non cedette mai, né pensò mai, nemmeno un momento, di tornare indietro. Aspettò, invece, con fiducia incrollabile che anche sua mamma accettasse (come aveva fatto lui) la “volontà di Dio”. Ecco, allora, l’insegnamento di don Quintino: bisogna fare le proprie scelte e mantenerle con piena coerenza. Proprio come lui, che fu così coerente da stravolgere l’intera sua esistenza, intraprendendo strade totalmente nuove e sconosciute. Il suo resta un esempio di vera eroicità, in quanto egli ha immolato alla sua missione tutti gli affetti terreni, compresi quelli di figlio verso la propria madre. Don Quintino, infatti, si fece eremita non per scappare dalle responsabilità della vita, ma per affrontarle in modi più forti e più incisivi; non “rifiutò” le realtà del suo tempo, sognando qualche vantaggio personale; al contrario, realizzò un rapporto più vero con il mondo: si pose al servizio di tutti, ma rimase sempre libero da tutti, potendosi dedicare, così, sempre più e sempre meglio al suo Dio. L’essere libero da tutto – compresi gli affetti della famiglia – permise a don Quintino di divenire “servitore di tutti”.

Settimana dal 24 maggio al 30 maggio 2010

 “Non mi sfugge l'afflizione della cara mamma (l'Addolorata con fra le braccia il suo Gesù sanguinante) (...). Anche il mio cuore è straziato. Ma per poco; perché si vuota nel Cuore Sacratissimo, come il fiume nel mare!”
 
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

 Don Quintino, prima di decidere il grande passo che lo avrebbe condotto alla vita eremitica, lottò molto e a lungo con se stesso. Senza dubbio valutò le diverse implicazioni della sua scelta e ne immaginò le conseguenze prevedibili: sulla famiglia, la fidanzata, gli amici, il mondo circostante. Però si sarà soffermato a meditare soprattutto sullo stato d’animo della madre, vedova e con il carico di cinque figli. Quale dolore le avrebbe causato? Lo avrebbe capito e accettato? Avrebbe retto alle malignità dei compaesani e alle cattiverie degli amici e conoscenti? S’immedesimò talmente col suo dolore che gli sembrò di vedere Maria Addolorata con in braccio il Cristo morto. Ciò nonostante le aveva scritto: “Avrei tante cose da dirvi, onde giustificare il passo fatto; eppure mi astengo, perché superfluo; e vi dico semplicemente di aver fatto la volontà di Dio e di star bene, perché sulla mia strada”. Sembrerebbe che non gli interessasse per niente dirle almeno una parola, per spiegarle (né lo farà mai) la sua scelta di vita. Anzi, le dirà subito dopo seccamente: “I figli non sono fatti per i genitori, ma per la missione, a cui la Provvidenza li destina”. Farebbe pensare a un animo freddo e insensibile; e, invece, nasconde la sofferenza lacerante del “figlio”, che, per seguire la chiamata di Dio, non solo lascia il mondo, ma abbandona persino la mamma, con strazio indicibile, ch’egli “vuota nel Cuore Sacratissimo, come il fiume nel mare!”.

Settimana dal 17 maggio al 23 maggio 2010

 “E' vero che è molto difficile donarsi completamente a Dio e servirLo come si deve, dopo averne viste e provate di tutti i colori; però non possiamo escludere la possibilità di riuscire, perché molti più peccatori di me abbandonarono il mondo, per darsi a una vita del tutto diversa, e il Signore li accolse, premiandoli largamente”.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

Il corso della vita dell’uomo dipende dalle scelte ch’egli fa giorno per giorno. Nessuno può prevedere (né tanto meno dare per scontato), sulla base del suo passato e del suo presente, la direzione che prenderà in futuro la propria vita. Il futuro, infatti, sarà quello che ciascuno deciderà di volta in volta. Questo significa che un uomo “virtuoso” potrà imboccare la via del vizio; così come un uomo dedito al vizio potrà avviarsi per i sentieri della rettitudine. Si tratta di scelte difficili a capirsi e ad accettarsi, soprattutto quando le vediamo compiere dagli altri. Tuttavia si assiste in ogni tempo a simili “conversioni”. Basti pensare a san Francesco d’Assisi, il quale, dopo una giovinezza passata nella dissolutezza, seguì la chiamata di Dio e divenne quel santo, che tutto il mondo ammira e venera ancora. Anche don Quintino Sicuro visse alcuni anni della sua giovinezza nella smoderatezza; ma anche lui ebbe il coraggio di seguire la voce di Dio e s’incamminò per la strada del bene: passò lunghi anni di sacrifici e sofferenze da eremita, giunse al sacerdozio e guadagnò tale grado di perfezione che, cinque anni prima di morire, scriveva ancora: “Signore  perdonami. Tu conosci bene le mie infermità e ti sono pur note le mie lotte (…). Purtroppo non sono ancora quello che dovrei essere. Lo sento e me ne dolgo”. Questo don Quintino ci ricorda il Santo d’Assisi, il quale, per vincere le seduzioni del male, si gettò in un fitto roveto.

Settimana dal 10 maggio al 16 maggio 2010

“Fin dai  primi faticosi passi della mia nuova vita avvertii che la mano materna (della Madonna) mi sosteneva e, fidente, come il bimbo tra le braccia della mamma, non temei più nulla (…). Da quel momento la dolce e amabile Provvidenza del Padre mi avvolse (…) come una corazza, che mi consentì di portare a termine l'impresa ardua, umanamente parlando, e dura come una battaglia”.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

 Don Quintino stava vivendo gravi lotte interiori. Nel segreto del suo animo sentiva forte la chiamata di Dio, ma tremava per la gravità della scelta che gli veniva chiesto di fare: lasciare la famiglia,  abbandonare il mondo e dedicarsi totalmente e per sempre al Signore, da servire in povertà estrema e in solitudine assoluta. Era consapevole che sarebbe stata una vita assurda e spaventosa: lo aspettavano difficoltà insuperabili, sacrifici incredibili, umiliazioni impensabili. La sua vita sarebbe stata una “battaglia umanamente ardua e dura”. Allora si rivolse alla Madonna e ne implorò l’aiuto di “Madre”. Lo fece con tale fiducia che si sentì “avvolto” da Dio come da una “corazza”. Perché tanta fiducia nella Madonna? Egli aveva meditato la vita di Maria, ne aveva ammirato le scelte coraggiose, quando, noncurante dei giudizi degli uomini, aveva accettato di divenire Madre di Dio. Quintino vide Maria come una donna energica e volitiva, che aveva conosciuto povertà e sofferenza, umiliazioni e offese, fuga ed esilio. Decise, allora, d’imitarla, ponendo tutta la sua fiducia in Lei, che era stata anche la “mamma”, non gelosamente ripiegata sul proprio Figlio, ma compartecipe alla sua missione di Redentore dell’umanità, fino al sacrificio del Calvario. E la Madonna rimase il modello, cui guardò Quintino per tutta la vita.

Settimana dal 03 maggio al 09 maggio 2010

“La mia vocazione (sacerdotale) si era manifestata decisiva per mezzo della Madonna (…). Mi darò tutto al mio Signore – dissi – ma Tu, Madre Celeste, non mi abbandonare. Fu come un patto, un'intesa. Mi sforzerò di salire, se Tu mi darai la mano; tento, ma con Te”.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

“Madre Celeste, non mi abbandonare (…). Tento, ma con Te”. Queste parole del giovane Quintino Sicuro sono piene d’un’umanità forte e ci rivelano, in un uomo convinto e deciso, una fede profonda e virile verso la Madonna. Infatti, non sono parole che contengono sdolcinate tenerezze; né esprimono suppliche per ottenere grazie o per guarire da malattie o per scansare dolori. Sono, invece, la richiesta vigorosa di aiuto, perché trovi la forza necessaria per abbandonare il benessere, le agiatezze e le comodità, e potersi, poi, dedicare a un’esistenza fatta di sacrifici, di stenti e di povertà. E giungere, così, con il Suo aiuto, a Cristo. E solo quando si sentì certo del sostegno della “Madre Celeste”, Quintino affrontò le forti lotte interiori e sostenne le difficili battaglie intime, che accompagnarono il tormento dei suoi numerosi salti nel buio. Durante la sua vita, infatti, egli fece scelte estreme e radicali. Dalle agiatezze della carriera nella Guardia di Finanza passò, in pochi mesi, prima alle rinunce del convento francescano e, poi, al ritiro solitario d’un eremo deserto. Sempre, però, covando nell’animo il desiderio – nutrito sin da fanciullo - di diventare Sacerdote. E ce la fece. Se noi riflettiamo seriamente su quello che è stato don Quintino, non rimarremo certo indifferenti, ma resteremo conquistati e anche invogliati a seguirne l’esempio almeno di coraggio e di coerenza nel fare le nostre scelte impegnative. E ci riusciremo, se anche noi ci affideremo all’aiuto della Madonna, come testimonia don Quintino.

Settimana dal 26 aprile al 02 maggio 2010

“Nella nostra azione siamo sempre tentati di lasciarci prendere dall'immediato e  di fermarci a delle apparenze (...). Abbiamo bisogno di trovare occhi nuovi, che ci facciano vedere delle anime (…) con il loro compito, la loro missione, la loro vocazione personale”.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

Osservare una piazza gremita, guardare una folla che passeggia per vie accalcate, riflettere che sono tutti esseri umani che hanno la nostra stessa dignità; tutti – ci ricorda don Quintino Sicuro - “con il loro compito, la loro missione, la loro vocazione personale”. Dobbiamo chiederci, allora, cosa siano gli altri per noi, in che considerazione li teniamo, se siamo convinti davvero che essi non sono “qualcosa” di cui disporre a nostro piacimento, ma, al contrario, “anime” con proprie idee, propri convincimenti e proprie esperienze, che dobbiamo rispettare e amare. Certo, ognuno deve programmare la propria vita e organizzare le sue scelte secondo il proprio pensiero. Ma sempre nel giusto rispetto di ciò che lo circonda, dai figli fino agli ”altri”, senz’alcuna distinzione. E’ vero: per i figli bisogna fare sogni; così come bisogna far entrare nei nostri programmi anche gli altri. Però, non bisogna dimenticare mai che gli “altri” non sono destinati ai nostri interessi, così come i figli non sono riservati ai genitori. Don Quintino, quando s’avviò alla vita eremitica, confermò ai familiari tutto il suo attaccamento, ma, nello stesso tempo, non esitò di ricordare loro che doveva ubbidire prima di tutto alla sua anima. Quanto è opportuno ricordare questa verità nei nostri tempi, dominati dagli egoismi, preoccupati di trarre profitti e di tutelare solo benessere materiale! Per guarire l'umanità da questo “male”, don Quintino suggerisce di “trovare occhi nuovi”, con cui guardare e valutare rettamente ogni realtà: i beni della vita, i valori della famiglia, la cultura, l'economia, le arti, le professioni, le istituzioni sociali.

Settimana dal 19 aprile al 25  aprile 2010

“Con la silenziosa, ma attivissima vita d'amore guarire il mondo dal pernicioso male moderno, che è, non diciamo l'azione, ma il frastuono dell'azione non vivificata dallo Spirito di Dio”.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

Oggi viviamo in una società, che ci costringe a vivere con ritmi spesso frenetici. Anche gli avvenimenti quotidiani s'accavallano così in fretta che ci tengono in agitazione continua, come se dovessimo riempire tutti i momenti della giornata col fare qualcosa a ogni costo. Ci sentiamo dominati dalla paura di perdere tempo; e così la vita diventa una corsa, per ottenere il più possibile e accrescere quello che già abbiamo. Don Quintino ha scritto che questo modo di vivere è il “pernicioso male moderno”, cioè  quel frastuono che ci stordisce e ci fa disperdere la nostra stessa vita. Infatti, a causa di questo stato d'ansia diventiamo incapaci di raccoglierci in noi stessi, per  riflettere sulla nostra vita e capire i veri motivi del nostro operare. Ci sono, però, quelli che, sulle orme del Vangelo, si ritirano, per un po' di tempo ogni giorno, nel silenzio del loro animo e riflettono sul senso della loro esistenza. Così mantengono la padronanza della loro anima e si dedicano - con umiltà e riservatezza – al servizio degli altri. Questa è “la silenziosa, ma attivissima vita d'amore” suggerita da don Quintino, il quale era solito dire: "Dio è il grande amico del silenzio". Ed egli si ritirò nel silenzio dell'eremo, dove sentì in fondo all'animo quell'inquietudine che non gli dava pace, finchè non capì che la sua strada era un’altra. Fu così che, all’età di ventisette anni, lasciò la carriera della Guardia di Finanza ed entrò nel Convento dei Francescani, convinto – come scrisse - che "povero non è chi non ha nulla, ma chi desidera molto; ricco non è chi possiede molto, ma chi non ha bisogno di nulla".

Settimana dal 12 aprile al 18  aprile 2010

“E' dovere di tutta la comunità cristiana (il popolo di Dio) di dare incremento alle vocazioni (sacerdotali). Anzitutto con una vita perfettamente cristiana. Il massimo contributo viene offerto dalle famiglie, le quali, se animate da spirito di fede, di carità e di pietà, costituiscono il primo seminario. Se tra i vostri figlioli vi fosse qualche vocazione, cercate di incoraggiarla. Cristo ha bisogno di giovani buoni, amanti del Vangelo, sprezzanti della vita comoda e insignificante, pronti a pagare di persona per il bene dei fratelli e per la gloria di Dio”.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

E' ferma convinzione di tutti che la famiglia sta alla base dell'educazione delle nuove generazioni. Infatti, è nella famiglia che si trasmettono tradizioni, valori e modi di pensare. Quindi, se oggi si vive in un mondo di sbandamento morale, significa che la famiglia ha smarrito il suo orientamento e non fa i suoi doveri educativi. Anche la mancanza di sacerdoti, allora, è dovuta alla povertà morale e religiosa di non poche famiglie. A ragione, quindi, don Quintino Sicuro ha lanciato un appello valido anche per le famiglie di oggi. Esse – raccomanda il Servo di Dio - non debbono rimanere prigioniere delle preoccupazioni esclusivamente materiali, tanto da pensare a preparare  ai propri figli un futuro sicuro, ma soltanto sotto l'aspetto economico e d'inserimento sociale. Per cui, come non c'è da meravigliarsi se nel deserto non attecchiscono piante e non sbocciano fiori, così non c'è da stupirsi se oggi nelle famiglie germinano pochi sentimenti religiosi e non fioriscono numerose vocazioni sacerdotali. Ecco, allora, l'importanza dell'insegnamento di Don Quintino, che ci costringe a riflettere in che considerazione teniamo i valori dell'anima e i fondamenti della rettitudine morale e sociale. Egli è convinto che le vocazioni sacerdotali nascono soprattutto in famiglie “animate da spirito di fede, di carità e di pietà”, e crescono più forti, se vengono incoraggiate con il loro esempio.

Settimana dal 05 aprile all'11 aprile 2010

“La Chiesa, (per l'irradiazione della Verità e della Grazia) non manda dei professionisti mercenari, non organizza una rete di propagandisti di mestiere; la Chiesa manda dei volontari, degli uomini liberi e non certo pagati per ciò che riguarda la fatica, il rischio e la loro opera. Manda degli uomini singolari, poveri e generosi, liberi da ogni legame, interiormente vincolati dal più sacrosanto vincolo, quello dell'amore consacrato, unico, casto, perenne. Manda dei seguaci di Cristo che a Lui danno tutto. Manda dei giovani pieni di fuoco, manda degli eroi che per la Chiesa di Cristo, come Cristo, son pronti a dare la vita. Li manda al popolo di Dio: ai piccoli, ai sofferenti, agli affamati, ai discepoli del Regno, alle Missioni, ai lontani, a tutti; e vanno”.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro)

Nel modo comune di pensare, la figura del sacerdote ha perduto sempre più la stima di sacra reverenza, di cui invece è degna; la stessa missione religiosa del sacerdote non riscuote più il dovuto rispetto. Nel mondo di oggi, sempre più laicizzato, il sacerdote è considerato come un “professionista” qualunque; la sua missione di “pastore di anime” è paragonata a un “mestiere” come tanti altri; talvolta si giunge a pensare che, chi intraprende la via del sacerdozio, lo fa per opportunismo. In altre parole, si ritiene che “fare il prete” significa imboccare una vita facile e comoda, di molti privilegi e di poche responsabilità. Ma don Quintino Sicuro corregge con fermezza questi giudizi banali e tratteggia la figura vera del sacerdote: il sacerdote del Cristo – puntualizza il Servo di Dio - abbraccia la propria vocazione, molto impegnativa, esclusivamente per un atto di amore totale  verso Dio e unicamente per il desiderio di porsi al servizio degli uomini. Il sacerdote, quindi, non si propone alcun tornaconto personale, non nasconde ambizioni sociali né mira a posti di privilegio. Egli è soltanto un uomo libero da tutti e da tutto, consacrato totalmente e per sempre a Dio, con l'unico scopo di predicare la Verità a ogni uomo, senza alcuna distinzione. E – sottolinea don Quintino – egli sa bene che, per essere fedele al suo sacerdozio, deve essere pronto a tutto, fino a sacrificare la propria vita.

Settimana dal 29 marzo al 04 aprile 2010

L'apostolato è bontà, perché dona grazia all'anima e procura la sua salvezza eterna. Se è grande per l'uomo di genio salvare l'umanità da un flagello con la sua scoperta, è più grande per un apostolo salvare un'anima immortale (...). Un'anima salvata darà lode a Dio per tutta l'eternità. Quale gloria più grande! Non vi è bontà più grande del cuore dell'apostolo”   
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro).

Bisogna essere davvero riconoscenti verso quegli scienziati e uomini di cultura, i quali, dedicandosi a ricerche spesso difficili e faticose, hanno scoperto alcuni rimedi, con i quali  s'allunga la vita e si creano condizioni per una salute migliore. Ma - ci ricorda don Quintino – contribuire alla salvezza dell'anima è opera ancora più grande e più meritoria, perché riguarda il destino eterno dell'uomo. Soprattutto a questo scopo, quindi, deve mirare ogni attività di apostolato verso gli altri, a cominciare dal “prossimo” più vicino, cioè dai propri familiari. Molto spesso alcuni genitori si sacrificano per preparare ai propri figli una “situazione” economica sicura per un loro futuro di benessere; e, quando sono riusciti a farlo, sentono (con sincera convinzione) di poter “morire contenti”, quasi abbiano compiuto tutti i doveri di genitori. Invece, c'è un dovere ancora più grande: cioè, quello di preoccuparsi di dare ai figli un patrimonio anche di valori spirituali, grazie ai quali essi possano condurre una vita moralmente così sana da condurli alla salvezza pure dell'anima. Dopo la famiglia, si deve operare a favore anche del prossimo più lontano, fino ad abbracciare tutti gli uomini. Come don Quintino, che ha confessato: Il mio massimo e unico desiderio è che tutti gli uomini conoscano Dio e Gli diano gloria, salvando la loro anima, così da raggiungere il fine per cui sono stati creati”.

Settimana dal 22 marzo al 28 marzo 2010

 La tua vita è triste, perché ne hai fatto un deserto. Tu devi popolare questo deserto, devi far entrare gli altri. Nella tua vita devi far entrare gli altri.
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro).

 L'egoismo è il male che rende arido e insensibile il cuore degli uomini; semina discordie e prepotenze tra gli uomini; crea sopraffazioni e ingiustizie tra i popoli. Esso, infatti, fa vedere gli “altri”  come qualcosa che “serve” e di cui ci si può servire, per soddisfare i propri bisogni e accontentare le proprie ambizioni. L’egoismo è anche un male molto sottile, che si camuffa sotto forma di altruismo e, addirittura, di sacrificio di sé e di dedizione agli altri, mentre si tratta, in realtà, di azioni pensate per compiacere la propria vanità e fatte per “sentirsi vivi e realizzati” in iniziative non sincere di gratuita generosità verso gli ultimi. Ma in questo modo si è molto lontani sia dall’insegnamento del Vangelo (che ammonisce: “La tua destra non sappia quello che fa la tua mano sinistra”) e sia dalla testimonianza lasciata da Don Quintino. Egli, infatti, si ritirò per lunghissimi anni in un luogo freddo del Monte Fumaiolo, a oltre mille metri d’altezza dell’Appennino romagnolo. Lì egli, di nascosto nel suo eremo, offriva ogni giorno a Dio tutta la sua vita esclusivamente per il bene dell’umanità. Senza che nessuno lo vedesse, dormiva non su di un materasso, ma sopra una dura tavola, appoggiando la testa su una pietra come cuscino; lì viveva della carità degli altri e, spesso, masticava dell’erba, per spegnere i morsi della fame. Nello stesso tempo, però, era un uomo che accoglieva tutti, anche i peccatori e sbandati; e per ciascuno aveva una parola buona.

Settimana dal 15 marzo al 21 marzo 2010

Dio è il grande amico del silenzio (…). Scendendo sulla terra il Verbo incarnato ha voluto un'atmosfera di silenzio; ha trascorso la maggior parte della Sua vita terrena nel silenzio (…); per procurarsi delle ore in silenzio, la notte si ritirava solo sulla montagna. Noi abbiamo bisogno del silenzio, per ritrovare Dio, per ritrovare la nostra anima (…). Ora che cosa succede? Invece di cercare Dio, cerchiamo noi stessi (…). Vi sono dei momenti della nostra vita movimentata e dissipata, in cui vorremmo raccoglierci nel nostro intimo, per ritornare alla sorgente, in altre parole per ritrovare Dio. Ma Dio non si trova nel rumore, nell'agitazione. E siccome siamo presi dalle occupazioni della vita ordinaria, abbiamo bisogno di qualche ora o di periodi di silenzio”.       
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro).

Il mondo in cui viviamo è caratterizzato da un continuo agire così frenetico che non ci lascia tempo e modo di riflettere e renderci conto di quello che stiamo facendo. Tante volte abbiamo addirittura quasi paura di rimanere soli con noi stessi; e spesso abbiamo grande difficoltà di ritirarci in intimo raccoglimento, sereno, solitario, profondo. Talvolta rimaniamo così storditi dal frastuono che ci circonda e ci sentiamo così smarriti per il precipitoso scorrere dei nostri impegni quotidiani che restiamo davvero dominati da una diffusa agitazione incontrollabile: faccende di famiglia, problemi di lavoro, difficoltà economiche, incomprensioni, fraintendimenti ci fiaccano e ci mortificano. Non siamo, allora, più noi a vivere, ma cadiamo in vortici, che ci fanno smarrire persino il senso di noi stessi e della nostra vita. Ecco, allora, il suggerimento di don Quintino, che ha saputo dedicare lunghi anni alla vita di eremita in totale silenzio: ritagliamoci – ci dice - qualche ora di silenziosa solitudine, in cui dialogare con noi stessi e riprendere in mano i fili della nostra esistenza.

Settimana dall’ 8 marzo al 14 marzo 2010

 "Le vocazioni (sacerdotali) sono la speranza della Chiesa, perché la Chiesa, quale l'ha voluta Dio, non vive senza vocazioni. L'evangelizzazione ha bisogno di loro; la diffusione del Vangelo è condizionata dal numero, dall'opera, dalla santità dei ministri chiamati e votati al più sublime, al più indispensabile servizio: quello della salvezza (...).Ricordiamo le parole di S. Paolo: ‘Chiunque invocherà la parola del Signore sarà salvo’. Come, dunque, invocheranno Colui nel quale non hanno creduto? E come crederanno in uno, del quale non hanno sentito Parlare? (...). Non si può esprimere in termini più chiari (perentori) l’esigenza di un ministero qualificato per l'irradiazione della Verità e della Grazia portato da e nel mondo "..
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro).

 Nei nostri tempi dominano spesso i miti del benessere, delle comodità, delle agiatezze, dei facili divertimenti, per cui si corre dietro a quelli che sono visti generalmente come  gli unici valori umani veri, quali Il successo, il potere, la carriera, la ricchezza. Mai come oggi, quindi, sono necessarie la presenza e l'opera di qualcuno che ricordi e indichi orientamenti di vita davvero validi e degni dell'uomo. Per questo compito nessuno è più adatto del sacerdote, in quanto uomo consacrato totalmente a Dio e tutto dedito al servizio dei fedeli, ai quali predicherà la Verità, testimoniandola con il proprio esempio costante. Tuttavia, lo stesso Gesù aveva detto: "La messe è molta, ma gli operai sono pochi", e lamentava la scarsa risposta di quelli che Lui "chiamava", perché non avevano il coraggio sufficiente e la generosità necessaria per addossarsi un compito così impegnativo. E’ dovere, perciò, di tutta la comunità cristiana invocare dal Signore molti e santi sacerdoti e, nello stesso tempo, creare e favorire, mediante l'esempio di una vita onesta e cristiana, ambienti sani, in cui possa svilupparsi il seme della chiamata divina a divenire "pastori di anime".

 Settimana dal 1° marzo al 7 marzo 2010

"La parola ‘vocazione' acquista una pienezza di significato, quando si tratta di vocazione sacerdotale, perché viene da Dio direttamente come un raggio di luce sfolgorante, che Illumina i più intimi e profondi recessi della coscienza, e perché si esprime praticamente in una donazione totale di una vita all'unico e sommo Amore, quello di Dio ".  
(Dagli Scritti del Servo di Dio don Quintino Sicuro).

 

Ad ogni essere umano viene assegnato da Dio un compito da attuare durante la sua esistenza terrena. Cioè, ognuno di noi deve ascoltare e capire la propria "vocazione", per sapere cosa fare "della" vita sua e cosa realizzare di volta in volta "nella" sua vita. Però - avverte don Quintino Sicuro - la vocazione al sacerdozio è una illuminazione del tutto speciale: è come un forte bagliore che Dio direttamente fa risplendere nell'intimo dell'animo del "chiamato", invadendolo con soavità ma anche con forza. E, a chi sente questa chiamata, è chiesto di fare una scelta totale e definitiva: dedicarsi e consacrarsi - tutto e per sempre - a Dio, per testimoniarlo presso tutti gli uomini che incontrerà sulla sua strada. Quintino Sicuro vide e accolse questa vocazione; e, per raggiungere la meta del sacerdozio, seppe affrontare e vincere lotte lunghe e dolorose, fino a rompere ogni relazione col suo "vecchio" mondo. Vi riuscì così bene che, dopo otto anni vissuti da eremita e altri sette da  sacerdote-eremita, poche ore prima di morire, confidò al suo confessore: "Sento che la mia missione è finita: vorrei fare ancora, ma non vedo che cosa d 'altro voglia da me il Signore ".

 Settimana dal 22 febbraio al 28 febbraio 2010

 “ Signore – scrive – perdonami. Tu conosci bene le mie infermità e Ti sono pur note le mie lotte. Purtroppo non sono quello che dovrei essere! Lo sento e me ne dolgo: Dio mio, perdono! Tu, o Signore, che hai avuto sì gran misericordia, quando al servizio di Satana facevo gran male tra i tuoi eletti, avrai ancora compassione e misericordia, ora che vivo in Te e per Te, ma non ho ancora raggiunto quel grado di santità che desidero e come Tu la vuoi. Vorrei amarti con tutta l’anima, vivere in Te e per Te”.
(nota scritta da don Quintino su un suo taccuino del 1953).

 Don Quintino Sicuro ci insegna che santi non si nasce, ma si diventa mediante una continua lotta, che dobbiamo sostenere, per vincere i propri difetti e resistere agli allettamenti del mondo. Egli stesso, infatti, ci confessa di aver avuto durante la sua giovinezza qualche periodo non bello, durante il quale fu vinto da qualche difetto. Ma seppe riconoscere e vincere le sue debolezze, per dedicarsi poi totalmente a una vita retta e onesta. In una ci lascia questa confidenza semplice e nello stesso tempo significativa del suo continuo travaglio interiore.

 Settimana dal 15 febbraio al 21 febbraio 2010

 “Tutta la vita moderna è un anelito verso Dio, anche se inconscio o non confessato o rinnegato. Il desiderio dell’uomo di oggi di conoscere il futuro, l’ansia di andare sempre più veloce, più lontano e più in alto, l’affanno di scoprire cose nuove, l’ossessione di rendere la vita sempre più comoda e l’aumentata insoddisfazione di tutto, per me sono la manifestazione dell’anelito, del bisogno che l’uomo ha di Dio; gli sforzi che fa, sono per raggiungerlo”.
(risposta data da don Quintino a una domanda fattagli dall’intervistatore di “Famiglia Cristiana” nel luglio 1962).

 Don Quintino Sicuro, con le sue scelte coraggiose e con il suo comportamento paradossale, non mirava a creare suoi imitatori; voleva semplicemente affermare e testimoniare che i valori dello spirito sono di grande importanza e rimangono sempre validi. 
Per questo era convinto che gli uomini anche del nostro tempo vanno alla ricerca di Dio.