MELISSANO, 11/03/05
Anna Manfreda
Considerazioni su alcune fondamentali priorità da imporsi e
realizzare come laici
impegnati a continuare l'opera cui don Quintino ha dato vita, corpo e respiro.
Cosa rappresenta Don Quintino per la nostra
comunità?
Abbiamo il dovere di chiedercelo, esigere
da noi stessi la risposta e trovarla!
Farlo non ci sarà poi tanto difficile,
sicuramente ce ne potrebbe essere, anche, più di una…….
Certamente possiamo affermare che egli
rappresenta la grande testimonianza di una vita ben spesa che si manifesta
integralmente nella capacità di vivere “da grande facendosi sempre piccolo e
servitore di tutti”.
Andando indietro nel tempo e ripercorrendo
le tappe fondamentali della sua vita, la figura di Don Quintino emerge attiva e
forte e si impone in tutto il fascino della sua esperienza spirituale e
culturale che ci fa spettatori e protagonisti, insieme, della vita di un uomo
che ha avuto la forza di scegliere la via più difficile seguendo le orme del
Signore.
Il suo proposito fu:”Con la silenziosa,
ma attivissima vita di amore, guarire il mondo dal pernicioso male moderno, che
non è, diciamo, l’azione, ma il frastuono dell’azione non vivificato dallo
spirito di Dio”.
Don Quintino, nei suoi pensieri, esprime
chiaramente e semplicemente il suo programma di vita, la sua meravigliosa
concezione del mondo e di una umanità alla continua ricerca del proprio destino.
Così, nell’Eremo di San Francesco di Montegallo, dove vi si stabilisce dal 1949
al 1953, Quintino lascia traccia della sua presenza con “le ascetiche
sentenze vergate su quelle pareti, durante le lunghe notti invernali”. “
Tenere rimembranze del passato tuo e mio!” Scrive il parroco Luigi
Ciaffardoni a Quintino nel fargli gli auguri per la sua assunzione al
sacerdozio.
Ancora Quintino si rivela un infaticabile,
quanto abile costruttore edile quando, con caparbietà operosa e “fra
l’ammirato stupore della gente” si mette all’opera per ricostruire l’Eremo
di Sant’Alberico. I lavori terminarono nel 1966 e l’Eremo fu pronto ad
accogliere, com’era suo desiderio, i primi gruppi di laici e si diede inizio ai
primi esercizi spirituali.
Egli ha saputo e voluto lasciare traccia
della sua presenza quale testimonianza vitale e tangibile della bontà umana,
prova innegabile della presenza di Dio tra gli uomini, anche dal punto di vista
materiale, edificando la CASA DI DIO, appunto l’Eremo di Sant’ Alberico. Così
esortava gli uomini: “Voi stessi, come tante pietre vive, tenetevi uniti per
edificare la casa spirituale”
Noi, comunità melissanese, non possiamo
che essere orgogliosi ancor di più perché siamo consapevoli che il viaggio di
Quintino verso la “Meta” ha avuto inizio e radici nella sua infanzia e nella sua
giovinezza che egli ha vissuto qui, tra le mura della sua casa, per le strade
del suo e del nostro paese.
Come suoi concittadini, dobbiamo essere
grati a Don Quintino, per l’esempio di una vita che irradia amore verso il
prossimo, verso il mondo con le sue piaghe e i suoi tormenti, e soprattutto,
verso Dio!
IL SACERDOTE EREMITA, SERVO DI DIO, SARA’
BEATO E, SICURAMENTE, SANTO!
Noi, oggi, che nel tempo e nello spazio
gli siamo vicini, abbiamo il dovere e l’obbligo morale di conservare quanto di
materiale ci rimane di lui e della sua esperienza di uomo tutto proteso verso
gli altri e verso Dio, e tramandarla ai nostri, ai suoi posteri perché possano
dire:” L’Eremita di Sant’ Alberico è nato e vissuto tra gli ulivi delle
nostre campagne, tra le strade polverose del nostro Melissano, qui è nata la sua
vocazione, qui è nato il suo amore per il Signore!”
Per usare le sue stesse parole: ”Qui
l’uomo ha fatto un programma. Il Padre ha tracciato quello da svolgere”.
Ecco, quindi, la necessità di fare della
CASA che lo ha visto nascere e crescere, la casa di TUTTI! Di tutti coloro che
si faranno testimoni suoi.
E’ un impegno e una responsabilità di cui
dobbiamo farci carico ”…tenendoci uniti, come tante pietre vive.”.
La poliedrica personalità di Quintino deve
servire da esempio per superare egoistici egocentrismi di parte.
Guardia di Finanza, prima, soldato e
servitore della Patria, poi, frate francescano, Eremita e Sacerdote, Don
Quintino raccoglie in sé molteplici aspetti di una vita mirabile, sempre vissuta
nella semplicità e nella modesta consapevolezza della necessità di essere utile
agli altri.
In tal senso egli deve essere vissuto come
forza aggregante della nostra comunità poiché per troppo tempo è rimasto assente
dalla nostra vita, poiché per troppo tempo lo abbiamo tenuto lontano dalla
nostra realtà.
In effetti, noi, da lui, non abbiamo
ricevuto niente, quando scalzo lo si vedeva, come ancora qualcuno lo ricorda,
andare per le strade del nostro paese, seppur non lo manifestava ad alta voce,
dentro di sé lo guardava con l’occhio di chi giudica, di chi vede,
nell’esteriorità ostentata della persona, il motivo principale per rispettarla,
e lui questa esteriorità la detestava. Era pazzo, pazzo sì, così sapeva di
essere visto dagli altri, ammalato di una pazzia generata dall’amore per madonna
Povertà, e dal rifiuto coerente delle comodità superflue: “Non importa che mi
credano pazzo, basta che io piaccia all’amore”.
Così, mentre egli viveva lontano dal suo paese, intento a consolare chi
soffriva, a portare l’esempio di
una “povertà dignitosa” di persona che sapeva dividere tutto con il
prossimo, e chiunque veniva a contatto con lui non poteva far altro che amarlo e
subire il fascino della sua personalità semplice ma carismatica, perché dotato
di una grande intelligenza umana e cristiana, noi siamo rimasti spettatori
inerti, di un miracolo che non siamo stati in grado di percepire subito.
Almeno per i più è stato così!
Siamo rimasti indietro! Affrettiamoci a
riguadagnare il terreno perduto!
Quale padre non sarebbe felice di vedere
il proprio figlio fare buon uso dell’eredità di cui gli ha fatto dono?
E’ bene cambiare e dare una scossa
all’intorpidimento della nostra mente e prendere da Don Quintino come fa un buon
figlio, con tutti i diritti ma anche i doveri che gli derivano dall’essere
figlio, e valorizzare e incrementare e conservare, amplificandola, la grande
eredità culturale e morale di cui ci ha resi partecipi.
Non possiamo pensare senza proiettarci nel
futuro è in questa capacità che si manifesta la grandezza dell’uomo: conoscere
il passato, per capire e valorizzare il presente, ci permetterà di programmare
il futuro, il futuro di una comunità che ha il dovere di offrire alle persone,
e sono tante, che hanno il desiderio di conoscere i luoghi natii di Quintino,
l’opportunità di respirare l’atmosfera semplice e remota che aleggiava tra le
mura domestiche del Nostro Don Quintino.
I pellegrini vanno a visitare i luoghi che
hanno conosciuto l’eremita, servo di Dio: l’Eremo di San Francesco di
Montegallo, il Monte Fumaiolo, dove una croce ricorda il luogo in cui egli morì
il 26 dicembre 1968, Sant’Alberico per onorare la roccia dentro cui è sepolto
il suo corpo. Ma non sono state poche le richieste da parte di coloro che,
avendo conosciuto, o avendo sentito parlare della grandiosità di quest’uomo,
desiderano, a ragione, conoscere i luoghi in cui è nato.
Noi cosa abbiamo da offrire a questa gente
fiduciosa, convinta della santità di Don Quintino?
Nemmeno il luogo che fu la sua casa!
La casa: entità materiale che nei secoli
ha rappresentato per l’uomo le radici dell’anima, la stabilità degli affetti, il
porto tranquillo in cui far riposare il cuore, l’identità personale, il luogo
dove ricevere gli amici ……..e Don Quintino ha veramente tanti Amici da ricevere,
ha bisogno ora più di prima, della sua modesta casa per metterla a loro
disposizione, come ha fatto sempre nella sua vita con tutto ciò che gli è
appartenuto.
Queste le
ragioni che ci impongono di prefissarci alcuni obiettivi comuni primo tra tutti
quello di poter conservare nel tempo la SUA CASA, la CASA DI DON QUINTINO
SICURO, e poi quello di riportarla all’impianto originario, e così,
adeguatamente ristrutturata, costituirà un pezzo di storia che racconterà, a noi
e ai altri, la sua presenza spirituale, morale, e fisica della sua persona in
mezzo a noi.
DON QUINTINO DIVENTERA’ SANTO!
ESSERE PRONTI ALL’EVENTO! Questo
l’imperativo che deve animare tutta la nostra azione di possessori di una così
grande realtà cui ha dato vita il NOSTRO Eremita concittadino.
|