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 Delibera Melissano
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Deliberazione del Consiglio Comunale di Melissano

Si riporta il contenuto della deliberazione nr. 36 datata 6 novembre 2006 del Consiglio Comunale di Melissano, concernente il gemellaggio con il Comune di Verghereto (FC)

          

      

                

       

       

    

Per una migliore lettura, si riportano gli interventi:

Allegato 2 
Gemellaggio con il Comune di Verghereto 
Consiglio Comunale del 6 novembre 2006

 Tra le massime del nostro caro don Quintino Sicuro, desidero riproporne una in cartolare, la n. 28, la quale recita: “E’ impossibile dirvi le mie gioie per ciò che sto per realizzare”.
E credo che nello stesso spirito gioioso dovremmo accingerci a glorificare Dio per un evento singolare come questo: due  consigli comunali riuniti in forma solenne, due comunità che si fondono nel nome di un uomo semplice, nato e morto per la testimonianza e per la santità.
Un gemellaggio, un incontro di comunità, però, che non può ridursi a sole parole. Nella massima n. 77 don Quintino scrisse: “Generalmente parliamo troppo”.
Un gemellaggio così importante come quello che ci apprestiamo ad approvare deve necessariamente tradursi in soluzioni pratiche, deve raggiungere obiettivi sopraelevati, nobili, e comunque raggiungibili nella nostra semplicità di uomini.
E’ necessario, dunque, favorire la cultura della fiducia, della speranza, dell’ottimismo; accrescere la cultura della fraternità, della familiarità, della collaborazione fra Melissano e Verghereto.
E poi...manchiamo ancora nella pace, quella pace che don Quintino seppe riconoscere lontano da Melissano, nel silenzio, nel cercare prima di Dio se stesso.
Ecco allora che tale consapevole scelta si rende ancor più responsabile nel raggiungimento di un clima fruttuosamente sereno, un clima di pace, dettato dall’impegno reciproco e dove ognuno “vive” la sua parte, nel suo prezioso ruolo.     
Il mio augurio più sincero è che le due comunità, ed ogni singolo cittadino di Melissano e Verghereto, ricerchino il senso della complementarità. Ogni cittadino si senta parte aggiuntiva dell’altro e la comunità intera si ritenga incompleta senza l’altra, e parte che raffina, migliora, corregge, perfeziona l’altra. Soprattutto, se questo è utile a quello sviluppo religioso, culturale e sociale che tutti vogliamo, ricerchiamo e auspichiamo.
Il mio augurio è che questo sia l’inizio di un gemellaggio autentico, fondato sulla roccia, che scavalchi e vada oltre questa Amministrazione, che non svanisca alla prima tornata elettorale.
Nel nome e nel rispetto di un uomo, quale il Servo di Dio don Quintino Sicuro, che ha voluto fare della sua vita un capolavoro perché noi potessimo oggi ammirarlo.
Un augurio e un buon lavoro al Sindaco di Verghereto e all’intero Consiglio Comunale, così come a tutta la comunità di Verghereto.
Un augurio e un buon lavoro al nostro Sindaco e consiglieri tutti, alle autorità religiose e militari presenti, alla nostra comunità.
L’Assessore alla Cultura – firmato Stefano G. Scarcella.
(L’Assessore Stefano Giuseppe Scarcella era assente alla seduta del Consiglio Comunale per gravissimi motivi di salute della mamma)..

 
L'intervento del Sindaco di Melissano, rag. Roberto Falconieri

Allegato 3

L’argomento posto all’O.d.G. dell’odierna seduta del Consiglio Comunale determina uno dei momenti più significativi della vita amministrativa dell’Istituzione che noi tutti rappresentiamo.
Privilegio eccezionale ritengo il fatto di essere proprio io e l’amministrazione che rappresento a rendere ufficialmente operativo il gemellaggio tra i Comuni di Melissano e Verghereto.
Rendere concreto il gemellaggio tra due comuni rappresenta già di per sé un evento dal grande significato: politico, sociale, culturale ed economico.
E’ nostro convincimento che l’azione dei gemellaggi tra città è un’esperienza unica ed importante, strettamente connessa con lo scambio di esperienze e con il rapporto di fiducia e di collaborazione tra i paesi interessati; fa incontrare i cittadini per raggiungere l’obiettivo finale della fratellanza, della cooperazione, della tolleranza e della pace.
Siamo convinti che tali intendimenti trarranno maggiore alimento dal legame che già unisce le Comunità di Melissano e Verghereto: la straordinaria figura del Servo di Dio Don Quintino Sicuro.
Il gemellaggio tra le due comunità rafforzerà ancora di più questo prezioso filo che ci unisce, arricchendo il nostro bagaglio di vita nel pieno rispetto dei suoi valori, lungo i binari di una fede in Dio che è la sola a sostenere l’uomo nel difficile ed impervio cammino della esistenza umana, consolidando lo sviluppo sociale, culturale ed economico dei nostri territori.
Molti ritengono che la vita sia un’avventura solitaria, un farsi da sé contando unicamente sulle proprie risorse. Secondo la fede cristiana, la vita è dialogo, risposta ad una vocazione, dono che diventa compito.
A Melissano, nuovo comune della provincia di Lecce, il 1 giugno 1920, alle ore 19.00, il sig. Cosimo SICURO, di anni 44, si reca presso l’Ufficio dello Stato Civile per dichiarare che alle ore 7 e minuti 20 del giorno 29 del quinto mese, nella casa posta in via Vora al numero 17, da POTENZA Maria, sua moglie, contadina è nato un bambino di sesso maschile di nome Quintino. Egli è il quinto figlio, dopo Rosa, Antonia, Luigi e Brigida. Trascorsi quattro giorni, i genitori ed i padrini accompagnano il neonato alla fonte battesimale della Chiesa parrocchiale “Beata Vergine del Rosario”, parroco don Pietro CUNDERI.
Trascorsi 7 anni, il ragazzo che frequenta la seconda elementare in una casa del paese, poiché non vi è ancora l’edificio scolastico, è ammesso alla Prima Comunione. Domenica 8 maggio 1927, festa della Madonna di Pompei, insieme con altri coetanei, si accosta per la prima volta al banchetto eucaristico.
Il 20 settembre 1929, il Vescovo di Nardò, Mons, Gaetano MULLER amministra il Sacramento della Cresima in Melissano. Quintino, accompagnato dal padrino Rocco CAUSO, rinnova gli impegni battesimali. Quintino SICURO risponderà a questo dono con una vocazione originale e spontanea nella comunità ecclesiale, nella famiglia, nella scuola, nella professione, nella società civile, nel servizio ai più bisognosi.
Gli anni Melissano è un piccolo paese agricolo dove la gente lavora dall’alba al tramonto convinta delle tradizioni e dei valori che le generazioni si tramandano da padre in figlio. Situazioni difficili, umili, superate grazie al lavoro delle braccia impegnate a trarre benessere dalla terra rossa del Salento.
Il paese ha ottenuto da poco l’autonomia amministrativa ed è costituito da alcune casette ad imbrici addossate le une alle altre su una gobba rocciosa che i primi coloni avevano scelto come per proteggersi da eventuali alluvioni. Cuore di questo grappolo di case è la Parrocchia antica e l’antistante piazzetta sulla quale convergono vie strette e polverose. Da queste strade ogni mattina, alle prime luci dell’alba, i carri trainati dagli animali, unici mezzi di trasporto, muovono per portare in campagna padroni e braccianti agricoli impegnati nei lavori che le stagioni attendono nella terra umida d’inverno e arida d’estate. Più tardi i ragazzi sarebbero andati a scuola con la cartella di cartone che racchiude il necessario per “imparare a leggere e a scrivere” ed un tozzo di pane fatto in casa condito, per i più fortunati, con olio e pomodoro. Avrebbero tutti mangiato a casa verso l’imbrunire, dopo il ritorno dai campi e quando le donne avrebbero sbrigato le tante faccende della loro giornata. 
Ci si aiuta a vicenda ed ogni età è indispensabile per soddisfare le necessità della famiglia, sia per assicurare il benessere materiale che per la tutela dei principi morali che si tramandano da una generazione all’altra. I nonni ed il vicinato, durante le fredde serate invernali, seduti vicino al focolare, o d’estate, nel tardo pomeriggio, all’ombra del cortile, raccontano fiabe, aneddoti della tradizione paesana e testimonianze di vita vissuta mentre filano la lana, rammendano o preparano l’indispensabile per il giorno dopo, magari per tessere al telaio.
Una gioia grande poi, poter ospitare in casa i nonni o tutti i parenti durante le feste di Natale, Pasqua o per la festa del Santo Patrono che, in Melissano ricorre la prima domenica di settembre. Il raduno porta allegria ed ognuno si prodiga per accontentare al meglio gli ospiti. Per questo l’ospitalità della nostra gente è riconosciuta da quanti raggiungono il nostro meraviglioso lembo di terra.
Tutto è un rito e richiede un impegno preciso con tempi molto diversi da come siamo abituati noi oggi. Uomini e donne, fisicamente e moralmente coraggiosi e laboriosi, condividono la fanciullezza, l’adolescenza ed i primi sussulti giovanili di Quintino.
Gente semplice, umile, ricca di valori che scrivono la loro storia nelle bianche case allineate una accanto all’altra quasi ad interrompere un’omogenea distesa d’oliveti e vigneti che, da sempre, costituisce la fonte primaria del lavoro e di una ricchezza sudata e sofferta.
Quintino è autentico figlio di questa realtà, di tali sentimenti; sente molto la religiosità del tempo, l’impegno quotidiano, la festa, il vicinato, i parenti, i compagni d’avventura. E’ sempre attento al quotidiano ed il giorno dopo è pronto a percorrere le strade polverose del suo paese,  per raggiungere la scuola ed i sentieri che, più avanti negli anni, il Signore gli indicherà
La sua personalità è forte e quando deve raggiungere un obiettivo ha tempi e modi per ottenere quanto desidera per la fermezza dei suoi propositi. Sono anni difficili ed in quel periodo non tutti i bambini sono iscritti a scuola, anche se esiste già la legge che obbligava i genitori a farlo. 
Numerosi alunni sono presenti saltuariamente a scuola oppure non terminano l’anno perché sono ritirati. I motivi più frequenti d’abbandono degli studi sono: le malattie molto frequenti, il bisogno dell’aiuto dei bambini nel lavoro nei campi o delle bambine nelle faccende domestiche, la mancanza di mezzi economici per comprare i libri, il materiale scolastico o, perfino, le scarpe ed i vestiti. Molti sono bocciati e non conseguono la licenza elementare. Quintino è un ragazzo molto vivace  e per il suo modo di chiedere bisognava sempre accontentarlo. Le pensa tutte pur di tenere legati a sé i compagni. A scuola sembra svogliato e ai rimproveri dei familiari dice: “ a giugno si vedrà” come per rassicurarli che la promozione era certa.
 Agli esami di “compimento superiore” è promosso o, meglio, “approvato”, come si legge nel registro dell’anno scolastico 1932/33.
 Raggiunto questo traguardo Quintino esprime il desiderio di farsi frate e, deciso a lasciare abitazione, professione e famiglia per la causa del regno di Dio, si fa accompagnare da papà Cosimo al vicino convento dei frati francescani di Sansimone di Sannicola. Il Rettore, com’era d’obbligo in quel tempo, fa sostenere un esame d’ammissione, ma il ragazzo non riesce a superarlo. 
Deluso, Quintino torna a casa e decide di iscriversi alla Scuola Mista d’Avviamento Professionale Industriale e Commerciale di Gallipoli, paese distante da Melissano 15 chilometri e che raggiungerà con la bicicletta. Realizzarsi in campo professionale richiedeva enormi disagi e quando un giovane era deciso a svolgere al meglio gli impegni assunti era disposto a tutto pur di raggiungere il traguardo desiderato.            E’ esigente nel vestire; si presenta sempre elegante, non esce da casa per incontrare gli amici se non dopo aver indossato pantaloni ben stirati con perfetta piega. Si guarda allo specchio per vedere se tutto della persona è in ordine. Alto di statura, bello nel portamento, tanto da essere ammirato da molte ragazze. Spesso la mamma lo rimprovera accusandolo  di troppa vanità. Lui risponde: “La mia non è vanità ma ordine”.            Di recente, nella Chiesa parrocchiale di Melissano, è stata trovata, durante i lavori di adeguamento dell’impianto elettrico, la firma autografa murale di  Quintino SICURO scritta in data 23 marzo 1936.
 Quintino ha scritto il suo nome quasi a voler lasciare un segno indelebile d’appartenenza ad una comunità giovanile che si ritrova in quel luogo di preghiera e cantare le lodi al Signore.
L’anno dopo si diploma e raggiunge la prima meta della sua vita: ora può pensare in grande una quotidianità diversa, anche per cambiare in meglio la realtà sociale, culturale e materiale del proprio paese. 
Presenta domanda per essere arruolato nel corpo della Guardia di Finanza.
Il profumo della campagna, la ricchezza del sole ardente, la terra rossa intrisa di sudore che tempra la vita dei contadini  e si riflette sul loro volto abbronzato dal sole implacabile, sul loro portamento stanco ma sicuro e spedito, sui loro occhi lucidi e penetranti come un raggio di quel sole che  li riscalda, presto sarebbe stato un ricordo ed un’appartenenza, che avrebbero caratterizzato il finanziere, l’eremita ed il sacerdote che tutti avvicinava per portarli nel porto sicuro dell’Amore di Cristo.
 Oggi, in questo tempo “capovolto” che ha smarrito quasi del tutto, i valori degli antenati, egli continua ad essere nostro compagno di viaggio nel silenzio di quell’eremo che divenne la sua casa per eccellenza.
Si arruola nel 1939 nel corpo della Guardia di Finanza, frequenta il corso presso la scuola alpina di Predazzo e nel novembre è assegnato alla Brigata di Frontiera di Chiavenna. 
Nel 1941 è mobilitato sul fronte greco - albanese e l’anno successivo partecipa alle operazioni di guerra nei Balcani con il I° Battaglione Mobilitato della Guardia di Finanza. Scampa miracolosamente all’eccidio di Cefalonia.
Nel 1943 sostiene gli esami orali per l’ammissione al corso allievi sottobrigadieri presso la Scuola Allievi Sottufficiali di Ostia. Dal novembre del 1943 al maggio del 1945 è partigiano con la II^ Brigata “Garibaldi”. Catturato dai nazifascisti,  evade dal carcere travestito da sacerdote.
Nel 1945 è presso il corpo della Guardia di Finanza, circolo di Brescia, ed assegnato alla Scuola Sottufficiali del Lido di Ostia per la frequenza del Corso sottobrigadieri.
E’ promosso sottobrigadiere con determinazione del Comando Generale n. 18202 del 25 febbraio 1946. Nello stesso anno è assegnato alla Compagnia di Bolzano, Brigata di confine del Brennero e al Nucleo di Polizia Tributaria di Trento.
Nel 1947, dopo un periodo di travaglio spirituale, si congeda dal Corpo della Guardia di Finanza ed entra nel convento dei Frati Minori di Ascoli Piceno.
Nel 1949 veste il saio francescano ma non soddisfatto della vita conventuale si ritira presso l’eremo di S. Francesco in Corbara di Montegallo (AP). 
 Vive affidandosi alla Divina Provvidenza, scalzo, dimesso e penitente. Non ha nulla, ma dona tutto a chi è più povero di lui.  
Nel 1954 lascia Montegallo, raggiunge l’eremo Madonna del Faggio sul Monte Carpegna e, dopo un breve periodo, si sposta per fissare la sua stabile dimora presso l’eremo di Sant’Alberico sul Monte Fumaiolo, dove continuerà l’instancabile opera di aiuto verso il prossimo bisognoso di beni materiali e spirituali. 
Nel 1962, aiutato dal Vescovo del luogo, mons. Carlo BANDINI , diviene Sacerdote. 
Compie il pellegrinaggio a piedi a Lourdes per ringraziare la Mamma Celeste e, al ritorno, inizia i lavori di ristrutturazione dell’eremo, demolendo il vecchio ospizio e ricostruendolo più ampio e funzionale, insieme al fedele Vincenzo. 
Nel 1968, il 26 dicembre, don Quintino muore in cima al Monte Fumaiolo dove si era recato per benedire i nuovi impianti di sciovia, stroncato da un infarto.
Il 29 agosto 1983 un numeroso gruppo di fedeli presentava al Vescovo di Cesena-Sarsina, una pubblica istanza con la quale si chiedeva di avviare in diocesi la Causa di Beatificazione e Canonizzazione di don Quintino Sicuro, Sacerdote ed eremita di Sant’Alberico nel territorio di Verghereto.
Mons. Luigi Amaducci, confortato da tale richiesta e sorretto dal Vescovo emerito Mons. Carlo Bandini che aveva pubblicato un libretto biografico e dai Vescovi della regione conciliare dell’Emilia Romagna, introduceva la Causa di Beatificazione che tutt’oggi ci coinvolge e ci fa sperare. Tale causa diocesana il 28 agosto 1991 consegna il transunto e l’autografo nelle mani del postulatore per la trasmissione di ogni atto a Roma.
Sono questi gli anni che i laici, accogliendo l’invito dei Vescovi, fondano le associazioni: la prima ad essere costituita è l’Associazione “Amici di don Quintino” di Sarsina, con la presenza dei Vescovi Mons. Bandini ed Amaducci, in Cesena il 23 luglio 1988; successivamente in Melissano, dove un comitato promotore il 5 febbraio 1989 elegge il direttivo che ne formalizza la costituzione, il 17 febbraio, presso lo studio del notaio Aromolo in Casarano. Anche in Montegallo, dove nel 1991 viene pubblicato il libro “Don Quintino l’eremita santo di Montegallo” di Domenico Ferretti, due anni dopo, e, precisamente il 27 marzo 1993, muove i primi passi la terza associazione ed il 1° ottobre 1995 viene costituito il consiglio direttivo.
Scopo essenziale delle associazioni è quello di diffondere e far conoscere, alle nuove generazioni, in particolare, la vita e le opere del Servo di Dio Don Quintino Sicuro.
Comincia così una storia di fede, di speranza e di amicizia fra le comunità di Melissano e Verghereto, che, in questi anni, ha saputo scrivere pagine autentiche di comune affetto all’eremita sacerdote di Sant’Alberico. Siamo grati a tutte queste persone di buona volontà se oggi le nostre comunità di Melissano e Verghereto celebrano il gemellaggio. E’ l’inizio di nuovi rapporti che non tarderanno a portare benessere fra le nostre genti.
La collaborazione, l’amicizia e la solidarietà che avvicineranno i nostri Comuni, già uniti alla figura del Servo di Dio Don Quintino Sicuro, daranno senz’altro risultati tali da permettere uno sviluppo culturale e sociale per entrambe le Comunità.
Il gemellaggio dei nostri Comuni sarà realizzato con grande impegno reciproco e in sincero spirito di fraternità.
Per parte mia, e dell’Amministrazione, sicuro di interpretare anche il pensiero dell’intera nostra Comunità, assicuro che sarà fatto tutto quanto possibile affinché questa collaborazione si riveli nella sua massima produttività.
Deve essere questa la nostra spinta: offrire un sorriso e leggere negli occhi altrui la gioia di avere qualcuno vicino, di essere un anello di una catena infinita nella quale ci sia l’uomo ad una estremità e all’altra ci sia quel Dio che emana da sé un amore incommensurabile che, a sua volta, genera amore, fino a veder realizzata una umanità che accolga in sé, con estrema tolleranza, tutti quanti, senza distinzione alcuna, né etnica, né sociale.
Una umanità come la sognava Don Quintino, come la vuole quel Dio di cui è umile voce.


Intervento del Parroco Don Giuliano Santantonio

Posso dire che l’iniziativa del gemellaggio è un’iniziativa benedetta da Dio, perché dialogare, incontrarsi, comunicare, rientra nella prospettiva di Dio. Il gemellaggio è comunicazione, è unità, è positività. Sostengo, pertanto, l’iniziativa sia personale, che a nome dell’intera comunità parrocchiale. Mi auguro che questo gemellaggio vada al di là, che non sia una semplice celebrazione, ma molto di più. Credo che con il gemellaggio tra le due comunità non sia importante più di tanto la ricaduta economico – finanziaria.
L’uomo non è fatto di cose materiali. L’uomo deve coltivare valori autentici. Don Quintino, quindi, diventi una bandiera, non solo da esibire con orgoglio, ma da guardare come esempio per il nostro lavoro, per le nostre attività, che ci danno tante opportunità, ma anche tante difficoltà e tanti limiti. Al di là dei credo, anche politici, Don Quintino può dire qualcosa a chiunque per costruire insieme una vita ricca di valori, che diventa animazione e servizio.
Anche la storia ci ringrazierà per questo. Attendo di conoscere il modo con cui offrire tutta la mia collaborazione affinché il gemellaggio possa sviluppare frutti migliori.


Intervento dell’Assessore Provinciale Pindinelli

 Porto a voi tutti il saluto del dr. Giovanni Pellegrino, Presidente della Provincia di Lecce e ringrazio il Sindaco e l’Amministrazione Comunale per l’invito. Saluto le autorità e tutta la comunità melissanese. Sono molti i gemellaggi che vengono portati a compimento, con motivazioni diverse.
Questo gemellaggio, però, ha un messaggio profondo, soprattutto per chi, come cristiano, ha dei valori. La Provincia di Lecce sosterrà con forza il gemellaggio. Riteniamo, infatti, che la vita di Don Quintino sia un esempio per tutta la comunità salentina, non solo per Melissano e Verghereto.

 
Intervento del docente Vicario dell'Istituto Scolastico Comprensivo 
di Melissano, ins. Cosimo Casciaro

Allegato 4

GEMELLAGGIO MELISSANO – VERGHERETO PER DON QUINTINO SICURO
06 NOVEMBRE 2006
 

 BUONA SERA A TUTTI e vivamente grazie al Sindaco e alla sua Amministrazione per l’invito personale fattomi pervenire.
Ma, a prescindere dall’invito, sentivo e sento un dovere partecipare a questo evento, sia a livello personale che in qualità di Docente Vicario dell’Istituto Scolastico Comprensivo di Melissano (SALUTI DEL DIRIGENTE). Istituto Comprensivo che annovera tra le sue scuole la SCUOLA PRIMARIA (ELEMENTARE) intitolata a DON QUINTINO SICURO e nella quale insegno da 9 anni.
Quando nel Dicembre del 1997 (12 dicembre) la Scuola Primaria, allora elementare, fu ufficialmente intitolata a Don Quintino SICURO insegnavo a Ugento, il mio paese,  dopo aver vissuto e lavorato 18 anni a Brescia, e fu proprio una mia zia, Sara CASCIARO, vedova di Luigi Sicuro e, quindi, cognata di Don Quintino, ad avvertirmi che la sera del 12 Dicembre nella palestra della scuola elementare ci sarebbe stata la cerimonia, festosa, per l’intitolazione della stessa scuola alla figura di Don Quintino.
In precedenza, prima del mio dipartire per Brescia, era stata sempre mia zia a parlarmi, con fare romanzesco, di Don Quintino ed era stato in casa sua che nell’estate del 1976 conobbi un caro amico di Don Quintino: Monsignor Luigi FALSINA di ISEO, Brescia.
Fu proprio quella conoscenza a farmi scegliere, come sede di primo incarico, Brescia. Ebbi modo, così, di frequentare la casa-canonica di Mons. FALSINA ed in ogni incontro il suo gentile, colto, affascinante dialogare portava sempre, inevitabilmente,  alla figura di DON QUINTINO.
Era tanta la stima, la devozione con cui Mons.  Falsina me ne parlava che il personaggio fece breccia nel mio intimo, proprio perché non era un parente stretto a parlarmene, che poteva sembrare “in conflitto di interesse”, ma un non  melissanese.
Eppure, quando fui informato della intitolazione della Scuola Elementare a Don Quintino Sicuro, un eremita, nonostante fossi al corrente della sua vita improntata a coerenza tra il sentire e il fare, all’umiltà, alla semplicità, alla generosità e soprattutto al sentimento di carità mi chiesi: -  perché intitolare una scuola a una figura che non era stata uno scrittore per l’infanzia, un pedagogista, un filosofo, uno storico, un politico di alto rango, ma un semplice eremita ? –
La risposta al mio quesito la trovai proprio la sera del 12 dicembre 1997, quando arrivando (in ritardo: quindi,  non avevo sentito i discorsi celebrativi)  all’ingresso della palestra-teatro, dove si teneva la cerimonia, notai una scritta a caratteri cubitali, uno striscione contenente un pensiero, una massima, di Don Quintino, Eccola:

NELLA VITA DEVI FARE ENTRARE GLI ALTRI !

 Questo messaggio, questo indirizzo di vita, lanciato da un eremita ha un effetto dirompente, che fa molto riflettere e comprendere in fondo lo spessore della figura di Don Quintino, un uomo che non si è allontanato dal mondo, inteso dagli altri uomini, ma si è allontanato da un mondo dominato da immagini di ogni tipo, un mondo dominato dall’avere, dall’apparire sull’essere, Don Quintino si è allontanato da questo tipo di mondo,  anche attualmente dominante, per scoprire e vivere un mondo dominato dall’amore verso Dio e  verso l’uomo e verso le cose nella loro essenzialità.
Ci sono due vie per osservare e interpretare il mondo: la via della ragione e la via del cuore.
Don Quintino scelse la seconda via, quella del cuore, nel momento in cui abbandonava la carriera di finanziere, una vita certa sicura, ricca di soddisfazioni sociali, per abbracciare la vita dell’eremita, insicura, difficile, “ricca di privazioni”, essenziale, appunto!
Don Quintino capì e attuò qualcosa di meraviglioso:
SOLO CON IL CUORE SI VEDE CORRETTAMENTE.
L’ESSENZIALE RIMANE INVISIBILE AGLI OCCHI E ALLA RAGIONE.
ALLORA BISOGNA ASCOLTARE CON IL CUORE, VEDERE CON IL CUORE.
E’ questa la CARITAS cristiana che ha guidato la scelta e la vita del servo dio Dio e che tutti noi dovremmo tenere in doveroso conto per orientare la nostra stessa esistenza.
Questo sentimento di carità cristiana (una delle 3 virtù teologali) è alla base del concetto, poi magistralmente espresso in quel pensiero:
NELLA TUA  VITA DEVI FAR ENTRARE GLI ALTRI !
Basta questo pensiero, questo messaggio, per comprendere la giustezza della motivazione che ha portato a intitolare la scuola elementare di Melissano a Don Quintino Sicuro.
Nella scuola si realizza concretamente la complessa e delicata opera di formazione delle menti, la trasmissione e l’acquisizione del SAPERE che rende l’uomo libero, le COMPETENZE che danno valenza operativa all’uomo.
MA il SAPERE ha una sua efficacia sociale solo se non viene vissuto come valore soggettivo, ma condiviso, socializzato, trasformato da VALENZA PERSONALE  in BENE COMUNE, che è un VALORE ASSOLUTO.
L’educare ai VALORI della persona,  aperta all’altro, disponibile in un sano e costruttivo rapporto dialogico,  per la scuola deve essere prioritario.
Mio padre, da buon semianalfabeta, mi diceva: L’educazione viene prima dell’istruzione. E non sapeva ancora che sarei diventato un insegnante!
E la scuola può realizzare tale progetto se alla via della ragione antepone la via del cuore, se sull’ IO,  all’EGO, fa predominare il NOI.
Solo così si possono formare delle menti aperte, dei nuovi giovani cittadini in grado di MAI ADATTARSI AL SENTIRE COMUNE, ALLE SCELTE FACILI, MA CHE SAPPIANO TROVARE IN SE STESSI L’ORIENTAMENTO VERSO LA META CHE SI VUOLE RAGGIUNGERE,  QUELLA VIA DEL CUORE CHE DON QUINTINO CI HA INDICATO CON IL SUO FULGIDO ESEMPIO DI VITA !!!
Noi insegnanti della Scuola Primaria intitolata a Don Quintino ci siamo adoperati per far conoscere la figura del servo di Dio alle nuove generazioni attraverso progetti formativi tematici, pubblicazioni di calendari e libri (vedi Mamma, ho visto Gesù!) e manteniamo, manterremo costantemente l’impegno di immergere le nuove generazioni nell’humus culturale ( e per cultura intendo il modo di interpretare la vita) che ci ha lasciato Don Quintino, l’impegno di disseminare i semi di umanità che ci ha lasciato Don Quintino, affinché Don Quintino Sicuro non sia un nome e un cognome sulla targhetta posta all’ingresso della nostra scuola o il nome di una via, una piazza, un’associazione, non il semplice esempio di vita passata, ma un PROGETTO DI VITA, individuale e collettiva per Melissano, Verghereto e tutto il territorio nazionale.-

                                                                                           IL DOCENTE VICARIO
                                                                                            dell’Istituto Comprensivo

                                                                                                 Cosimo CASCIARO


Intervento del Presidente dell'Ass. "Amici di don Quintino" di Melissano, ins. Nicola Scarpa

Allegato 5

Grati al Signore ed onorati partecipiamo a questi lavori del Consiglio Comunale di Melissano e Verghereto riunito in seduta simultanea in occasione del gemellaggio fra le due comunità. Un sincero saluto in nome del direttivo e di tutti i soci ed amici dell’Associazione "Amici di don Quintino “ di Melissano giunga ai partecipanti a questo primo incontro. 
Negli anni in cui si svolgeva il processo diocesano per la beatificazione del Servo di Dio don Quintino SICURO, alcuni laici che avevano conosciuto e stimato la fedeltà evangelica del caro don Quintino, accogliendo l’invito dei Vescovi, erano invitati presso l’eremo di sant’Alberico a fondare dei gruppi o delle associazioni per ricordare e diffondere fra le nuove generazioni le opere e la vita dell’ex finanziere, francescano, eremita e sacerdote di Cristo.
La prima risposta giunse da Cesena dove il 23 luglio 1988 un gruppo di amici, presenti i Vescovi mons. Carlo BANDINI e mons. Luigi AMADUCCI, scrissero dinanzi al notaio RICCI le prime norme statutarie della costituenda Associazione “Amici di don Quintino”. Presidente venne eletto il dott. Massimo SCARANI.
L’esempio suscitò entusiasmo nel paese natale di don Quintino ed un Comitato promotore, convocato presso la Chiesa Matrice in Melissano il 5 febbraio 1989, parroco don Agostino BOVE, celebrò la prima assemblea ed elesse presidente il finanziere Isaia FERRAMOSCA. Giorno 17 dello stesso mese presso lo studio del notaio AROMOLO in Casarano si costituì la seconda Associazione.
Intanto nel 1985, Domenico FERRETTI, storico e scrittore di Fabriano (AN) dopo una visita alla casa natale di don Quintino SICURO decise di avviare a Montegallo (AP) la ricerca di testimonianze e ricordi per fare riscoprire e diffondere la conoscenza dell’eremita che dal 1949 al 1954 ebbe dimora all’eremo di San Francesco in località Corbara. 
Nel 1991 fu presentato a Fonditore di Montegallo il suo libro “don Quintino l’eremita santo di Montegallo” alla presenza di autorità religiose, civili militari. E’ l’avvio della terza Associazione che nel marzo 1993 mosse i primi passi presso la parrocchia Santa Maria in Lapide. Il 1^ ottobre 1995 in Corbara fu convocata l’assemblea per l’elezione del nuovo direttivo. Presidente divenne il sig. Giuliano GHIGHI.
Spontaneamente i tre Sodalizi si sono sempre incontrati per rispondere, con i valori delle loro diversità territoriali e culturali, alle finalità dell’Associazione. I sentieri dove l’eremita Quintino, carico di silenzio, di preghiera e sorridente, aveva camminato scalzo per portare aiuto alle famiglie che tendevano la mano, ben presto venivano ripercorsi dagli amici che si aprono alla fede, alla preghiera, all’amicizia. 
Altri amici e finanzieri che avevano conosciuto l’eremita di Montegallo e di Sant’Alberico, si uniscono alla comune preghiera. Fra questi i Vescovi ed i sacerdoti suoi maestri o compagni di studi, - un ricordo particolare a mons. Severino ZARDONI -, le sezioni A.N.F.I. di Porlezza (CO) e Tricase (LE) che nel 1997 e nel 2000 intitolarono le loro sezioni all’ex vice brigadiere, sacerdote don Quintino SICURO, il sig. Battista MAGALOTTI che accompagnò don Quintino dall’Eremo della Madonna del Faggio sul Monte Carpegna verso il monte Fumaiolo.
Sono quasi 20 anni che gli amici di don Quintino promuovono iniziative finalizzate a far conoscere il figlio di Melissano, raccogliendo e conservando testimonianze e documenti, sostenendo il Processo di Beatificazione, percorrendo itinerari di formazione personale e comunitaria alla luce dei suoi insegnamenti.
Il pellegrinaggio, gli incontri in Associazione, i momenti di preghiera, l’amicizia sincera con tante persone, l’uso dei moderni mezzi di comunicazione, l’intitolazione di piazze e strade, la denominazione di enti pubblici, convegni e serate di studio sono tasselli di una storia che racconta lo stupore di tanti sostenitori verso l’amico sincero che ha saputo donare Cristo al mondo. 
In tutti questi anni gli Amici di don Quintino non hanno trascurato la ricerca di nuovi indirizzi e proprio gli amici finanzieri in servizio, quelli in pensione riuniti nelle sezioni A.N.F.I. d’Italia ed i loro Cappellani Militari hanno sempre mantenuto buoni rapporti consentendo all’Associazione di realizzare diverse iniziative. 
Sono trascorsi 13 anni dal 16 dicembre 1993 quando nel salone della Polizia Tributaria in Roma presso il Comando Generale della Guardia di Finanza, si celebrò la magnifica cerimonia per l’apertura del Processo di Beatificazione e Canonizzazione di don Quintino in Vaticano presenti il Comandante Generale della Guardia di Finanza Gen. C.A. Costantino BERLENGHI, l’Ordinario Militare Mons. Giovanni MARRA, L’Ufficiale della Congregazione per le Cause dei Santi Mons. Antonio CASIERI, il Capo Assistenza Spirituale mons. Costantino LOCCHE, il Cardinale Pietro PALAZZINI, Già Prefetto della Congregazione, tutti i Cappellani del Corpo, centinaia di appartenenti al Corpo ed il coro degli Allievi Sottufficiali de L’AQUILA. Eravamo presenti e sinceramente ci sentimmo piccoli ed insignificanti, ma tornammo a casa carichi di speranza per quanto avremmo potuto fare per il nostro concittadino “figlio del Corpo che aveva fatto e fa tanto onore alle Fiamme Gialle d’Italia”.
Il suo paese natale, fra le tante iniziative ha voluto intitolare al suo figlio la scuola elementare; una strada ed una piazza da realizzare portano il suo nome e la stessa Azione Cattolica parrocchiale è denominata don Quintino SICURO.
Diverse sono anche le iniziative editoriali per far conoscere l’eremita di Sant’Alberico. Oltre ai libri del compianto Vescovo mons. Carlo BANDINI che ha scritto la biografia di don Quintino e del già citato Domenico FERRETTI di Fabriano, si sono aggiunti nel tempo quello di Duilio FARNETI, suo compagno d’arme, quello dei ragazzi della scuola elementare di Melissano “Mamma ho visto Gesù” ed il libretto del vice postulatore don Ezio OSTOLANI e l’antologia dei suoi scritti con l’attenta presentazione del prof; Luigi SCORRANO.
L’associazione di Melissano, da un anno è legalmente riconosciuta per poter acquistare e custodire la sua casa natale.
 Dal 21 settembre, festa di San Matteo, patrono delle Fiamme Gialle, la casa natale del Servo di Dio è patrimonio della collettività melissanese. La CASA è patrimonio spirituale oltre che materiale per le nuove generazioni. Un traguardo voluto e reso possibile grazie all’impegno di tante persone di buona volontà e ad un mutuo acceso presso la Banca Popolare Pugliese con prestito quindicinale che speriamo poter estinguere con l’aiuto di tanti amici. A tal proposito è sorto spontaneo un Comitato di Coordinamento nel quale tutte le associazioni di volontariato e gli uomini e donne di buona volontà collaboreranno per aiutare l’Associazione in questa sua ultima lodevole iniziativa e nella diffusione della conoscenza del Servo di Dio fra la sua gente dove visse i primi anni della sua vita.
Il silenzio dell’eremo e la semplicità di vita di don Quintino provocano il nostro tempo e c’invitano ad allargare gli orizzonti della vera speranza.
Egli seppe far propria la voce dei Padri del deserto. Con gioia , dopo aver definitivamente rinunciato al “lievito dei farisei” si è fatto servo di tutti avendo come fine del suo apostolato quello di portare gli uomini all’umiltà. 
La struttura del mondo predica ricchezza, vanagloria e superbia ma don Quintino con la propria vita ha recuperato la Gioia Perfetta e l’ha sempre trasmessa a quanti si rivolgevano a lui in cerca di benessere materiale e spirituale.
Il mio massimo ed unico desiderio è che tutti gli uomini conoscano Dio e gli diano Gloria salvando la loro anima così da raggiungere il fine per cui sono stati creati” è l’invito con il quale l’amico sacerdote di Sant’Alberico ci sprona a non perdere di vista il fondamento della nostra esistenza che si concretizza nell’amore al prossimo. E’ data a noi la libertà di accettare o rifiutare questo dono che ci fa “comunione” e fonde cielo e terra in un unico paese “dove scorre latte e miele”. 
“Che cosa vuole il Signore da me!”
era l’imperativo con il quale don Quintino, nel silenzio dell’eremo, dispensava le proprie connotazioni gradevoli e positive; maestro di cordialità, di generosità, di benevolenza, di cura verso gli ospiti perché fossero a loro agio. La sua ospitalità non era mai finalizzata per porre gli altri in situazioni di debito. La sua ricompensa era Cristo e donava, lui che non aveva niente, sempre con allegria.
Non aveva smarrito lo spirito della sua fanciullezza, quando in Melissano si preoccupava dei compagni d’avventura.
Questo gemellaggio è la naturale conseguenza di un cammino associativo che ha sempre puntato a far nascere e crescere rapporti nuovi fra le comunità che hanno visto protagonista nella fede il caro don Quintino. Siamo certi che questo gesto e la preghiera di don Quintino e del diacono Vincenzo, unitamente a tanti amici che non sono più fra noi, porteranno frutti copiosi nelle nostre case ed in quelle dei nostri figli.
Dobbiamo superare gli steccati della mediocrità per incamminarci tenendoci per mano verso le strade della vita, della storia, del Signore, per un futuro migliore.
In questo momento, caro don Quintino, presi dall’entusiasmo del momento stiamo facendo chiasso. Non è per farti un dispetto o per disobbedire, ma per camminare meglio, in questo mondo collassato da mille rumori, verso la meta che ci indichi, quella santità di vita che tu e Vincenzo avete già conosciuto e ci raccomandi. 
 

 
Intervento del Sindaco Baby di Melissano, Valentina Erriquez

Allegato 6

Buonasera signore e signori, noi ragazzi di Melissano stiamo apprezzando il lavoro svolto da maestri e alunni della scuola elementare “Don Quintino Sicuro” perché hanno saputo portare avanti ed a far conoscere a tutta la comunità di Melissano, la figura di una persona così importante sia dal punto di vista religioso che umano.
Per questo riteniamo don Quintino Sicuro un esempio da seguire
Per tale motivo riteniamo giusto che sia attuata ogni iniziativa per tenere sempre più vivo il suo ricordo, come l’iniziativa del gemellaggio realizzata dall’Amministrazione Comunale, al fine che diventi un punto fermo d’ispirazione per la nostra crescita umana e sociale.


Intervento del Consigliere Roberto Tundo

Cari concittadini, ho chiesto di intervenire per illustrare il voto del gruppo che rappresento “Melissano Cambia”. Spesso abbiamo osteggiato altre iniziative di gemellaggi, perché ritenevamo non fossero adeguate alla nostra Comunità. In questa occasione, invece, riteniamo positiva e congrua l’azione del gemellaggio, grazie soprattutto all’opera autentica dell’Associazione “Amici di don Quintino”, ben radicata nella nostra Comunità, che, da sola, molti anni fa, ha iniziato a lavorare per tenere vivo il ricorso e le gesta di Don Quintino, che appartiene all’intera Comunità. 
Per questi motivi, noi consiglieri del gruppo “Melissano Cambia”, Cortese Luca, De Micheli Giuseppe e il sottoscritto, voteremo a favore.


Intervento del Consigliere Luca Mura

Il mio intervento è finalizzato a comunicare che i quattro gruppi del Consiglio Comunale hanno espresso la volontà di devolvere il gettone di presenza di questo Consiglio Comunale all’Associazione “Amici di don Quintino”.

 
Centro Culturale "Quintino Scozzi" - partecipanti al Consiglio Comunale