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 Don Quintino, Melissano...la "sua terra"
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Don Quintino, Melissano...la "sua terra"
a cura del dottor Roberto Faiulo

        È particolarmente difficile accostarsi a parlare di Figure così “sopra le righe” come quella di Don Quintino Sicuro. E quanto ostico è per noi – abituati a leggere con logica immediata, consequenziale e orizzontale – comprendere scelte di vita così…”a decollo”: dalla terra al cielo; la terra come trampolino di lancio per l’eternità. Mi pare di poter affermare che Don Quintino era uomo ben piantato in terra, spirito inquieto e anima anelante a Dio.

         Parlare poi del rapporto fra questo “campione della Fede” con la “sua terra” si corre il rischio di sbandare tra l’ovvietà e la non comprensione profonda di simile rapporto. Certo nel modo di essere di Don Quintino, nel suo comportarsi e scegliere, nei suoi gusti, è compresa anche la “sua terra” e tutto ciò che ad essa lo ha legato e – oserei dire – impastato; ma la dimensione del suo rapporto con Melissano e i melissanesi risulta quanto meno particolare e magari non proprio in linea con le aspettative di molti di noi. Mi pare che si possa dire che, d’altra parte, Don Quintino non ha né rinnegato la sua Melissano (come può apparire a qualcuno) né scelto un’altra terra migliore di questa: cercava piuttosto un luogo “alto”, una dimensione…quasi un trampolino che lo aiutasse ad arrivare a Dio nella maniera più piena e più celere possibile. Ma forse qualche motivo di riflessione, pur tuttavia, a partire dal rapporto fra Don Quintino e la sua terra natìa è possibile trarlo: credo interroghi la nostra Melissano, anche di oggi!

        Molti pensano che i nostri concittadini “non conoscono veramente” Don Quintino e quiindi non sono per questo motivo particolarmente vicini al suo “ricordo” o non ne apprezzano appieno la ricchezza della sua vita esemplare. Perché accade questo? Davvero non conosciamo Don Quintino o, forse, un po’ lo rimuoviamo? Non sarà magari che se da un lato ci inorgoglisce e nello stesso tempo “rompe” un po’…chi magari, in generale, tra noi (e Don quintino è un esempio) è un passo più avanti? Perché succede? Perché in fondo questa Melissano è terra, è gente – come del resto credo tutte le altre terre e genti, né più né meno – “madre” e “matrigna”…contemporaneamente.

        E’ certamente madre: quando riconosce e dunque accoglie ciascuno dei suoi figli e sinceramente si compiace di essi; è matrigna quando misconosce, rimuove, mette da parte, contrappone persone e gruppi, quando si muove con confusione e irrazionalità – senza riflessività – e dà spazio ai sentimenti viscerali…quando rifiuta e fa allontanare.

        Questi sentimenti, mescolati ma ben palpabili, rimandano la mente ai tanti figli melissanesi (compresi i nostri stessi figli!) che per motivi diversi, ma talvolta anche con rabbia hanno deciso di andar via e talora fanno fugaci ritorni intrisi di larvato o addirittura manifesto distacco. Non sono fatti male! Evidentemente non hanno percepito e non percepiscono l’accoglienza materna che dovrebbe essere propria di una comunità che si dica tale! E’ problema, credo, che chi resta e vi abita (tutti noi altri) dovrebbe porsi: in fondo un paese è fatto di persone…più che di luoghi e memorie. Io penso che se come comunità non ci interroghiamo su tutto questo, né Don Quintino (il figlio meglio riuscito!) né tutti gli altri (comunque figli di questa terra!)… troveranno terra per il loro radicamento nella coscienza collettiva melissanese.

        Conviene tornarci sull’argomento per cominciare a dare risposte su “perché?”, “come?”, “chi?”.

(Tratto da "il CARRUBO",  periodico della Parrocchia B.V.M. del Rosario - Melissano, Anno III - Numero 5 - 21 marzo 2010, pagina 3)