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 Fra Minutello è tornato a casa
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Fra Minutello è tornato a casa
La salma dell’eremita portata a Sant’Alberico
Pellegrini anche dalla Puglia per assistere alla Messa officiata dal Vescovo

 SANT’ALBERICO – Il suono delle campane a festa ha accolto le spoglie di fra Vincenzo Minutello che, da ieri, riposerà per l’eternità all’ombra dell’eremo di Sant’Alberico. Una cerimonia festosa, quasi a voler segnare il ritorno dell’uomo che per tanto tempo si è preso cura di quell’edificio nascosto tra gli alberi dell’Appennino, animato dall’amore di Dio e dalla fede. Così si è aperta ieri la funzione dedicata al ritorno della salma di fra Minutello all’eremo: il luogo in cui ha vissuto per 43 anni, prima di spegnersi nel febbraio dello scorso anno. Decine di fedeli hanno partecipato alla celebrazione tenuta dal vescovo monsignor Antonio Lanfranchi che alle 10:00 ha presieduto la santa messa assieme al parroco di Balze don Maurizio Macini, nella cappella oggi custodita da fra Michele l’eremita arrivato a Sant’Alberico il 15 aprile del  2006.

Per partecipare all’evento sono giunti dalla Puglia molti concittadini dell’eremita che nacque a Racale in provincia di Lecce nel 1932: tanti fedeli che si sono uniti alle comunità di Balze, Alfero e Capanne.

Importante la presenza del sindaco di Verghereto, Fedele Camillini, delle autorità e dei rappresentanti delle tre associazioni che si occupano di tenere vivo il ricordo di don Quintino. Il predecessore di fra Minutello è infatti caro ai cittadini di Sarsina, Melissano – suo paese natale – e Montegallo, oltre che ovviamente ai tanti religiosi dell’alto Savio che lo conobbero.

Dopo la traslazione dal cimitero di Balze la salma di Fra Vincenzo è stata deposta in una tomba attigua a quella di don Quintino Sicuro. I due eremiti per sei anni tra il ’62 e il ’68 condivisero l’eremo, mettendo a servizio di questa struttura tutta la forza d’animo che possedevano. Tanta fatica è stata necessaria però per portare allo splendore che possiamo ammirare oggi un edificio in pietra, che al suo interno conserva la semplicità delle poche cose che servono a chi vive nella fede.

Il prosieguo del cammino di fra Vincenzo si manterrà proprio su questa linea di semplicità e umiltà, all’interno della tomba lineare e sobria in cui è stato deposto il suo corpo. La pietra sepolcrale che è  stata scelta per l’eremita è praticamente identica alla lastra che a Roma conserva la reliquia di Papa Giovanni Paolo II.

Nell’ammirare e rivolgere preghiere al sepolcro non potrà sfuggire la splendida riproduzione in pietra della Madonna della Provvidenza realizzata e donata all’eremo dai fratelli Camillo e Renzo Catani: un’opera che resterà a perenne vigilanza sulle tombe di fra Vincenzo e don Quintino.

Katia Bernabini

(dal Quotidiano “La voce di Romagna” del 22 aprile 2007)