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Fratel Vincenzo
eremita di S. Alberico Quella dell’eremita è una vocazione un po’ particolare. Spesso richiama alla mente chissà quali immagini della storia e della letteratura, legata per lo più a quei monaci che si isolavano nel deserto a far digiuni e penitenza, Eppure non vi è forse nessuno che sia più socievole e aderente alla realtà umana quotidiana di chi con estrema umiltà e povertà sceglie di vivere nella solitudine e nel silenzio per poi offrire ai fratelli la ricchezza interiore del continuo colloquio della propria anima con il Signore. Fratel Vincenzo è molto restio a parlare di sé, anzi non vuole assolutamente saperne di apparire sui giornali. Anche questa è una sua manifestazione di vera modestia e riservatezza. Egli non ha certo bisogno di pubblicità e neppure desidererebbe che si raccontasse la sua vita. Seguendo i consigli del suo predecessore, diffida di certi giornalisti che, in cerca soltanto di curiosità e stranezza, mettono in bocca ai loro intervistati parole che non hanno mai detto. Sappiamo tuttavia che Vincenzo Minutello, 58 anni, è nativo di Racale, un piccolo centro delle Puglie poco distante da Melissano ( il paese di don Quintino Sicuro), e che, rispondendo alla chiamata del Signore, lasciò i genitori, i fratelli e il lavoro dei campi per raggiungere don Quintino a S. Alberico, attratto dall’esempio e dal desiderio di una vita totalmente consacrata all’amore di Dio e dei fratelli. Quando il 20 giugno 1962 giunse per la prima volta su queste nostre montagne, l’Eremo era ancora una vecchia costruzione fatiscente e priva d’ogni conforto, don Quintino era stato ordinato sacerdote da appena sei mesi e fratel Vincenzo, già sulla trentina, aveva il fermo proposito di vivere fino in fondo la sua particolare vocazione religiosa. Lo attendevano anni di durissimo lavoro, di penitenza e di preghiera intensa. Sotto la guida paterna e decisa di don Quintino avrebbe giorno per giorno imparato che senza fatica e senza vero sacrificio nulla di grande si conquista. Sempre silenzioso, docile e obbediente imparò da don Quintino il segreto di quella pace che solo Dio sa donare quando si è abbandonato il mondo per seguire la Sua strada. Nell’autunno di quel primo anno insieme s’incamminarono a piedi per Lourdes, giungendo dopo quaranta giorni alla Santa Grotta: don Quintino per ringraziare la Beata Vergine d’aver raggiunto la meta del Sacerdozio e fratel Vincenzo per esser aiutato all’inizio della sua nuova vita di eremita. Dal 1962 al 1966 furono portati avanti senza sosta, e superando difficoltà d’ogni genere, i principali lavori di ampliamento e ristrutturazione dell’Eremo, dall’allargamento del recinto esterno alla demolizione del vecchio edificio e alla ricostruzione del nuovo con l’aggiunta di un altro piano e di numerose cellette ben arredate. Se oggi l’Eremo è diventato un centro di spiritualità frequentato da gruppi di religiosi e di laici che ogni anno desiderano tornare per ritirarsi in preghiera e meditazione, il merito è anche di fratel Vincenzo che insieme a don Quintino ha con pazienza e tenacia dedicato tutte le sue energie a quest’opera meravigliosa. Dopo la morte improvvisa di don Quintino, dal 26 dicembre 1968, fratel Vincenzo è rimasto da solo a custodire l’Eremo e a continuare il generoso apostolato del suo predecessore, per il quale è ora in corso la causa di beatificazione, grazie ai riconosciuti meriti delle sue eroiche e straordinarie virtù. La giornata di fratel Vincenzo è fin dalle prime luci dell’alba tutta dedicata alla preghiera e al lavoro. D’estate poi egli sacrifica ogni suo istante per adoperarsi nel migliore dei modi al servizio dei fratelli che vengono e sostano al Santuario sia per fuggire i rumori e il chiasso del mondo sia per ritrovare una dimensione più giusta della loro cita. Per ognuno fratel Vincenzo offre la sua premurosa ospitalità e sa dire quelle parole semplici e adeguate a rincuorare l’anima. Chi, anche nell’imminenza del 29 agosto (festa di S. Alberico), avrà occasione di salire all’Eremo e incontrare l’Eremita, ritroverà il lui il discepolo di don Quintino con tutta la semplicità della anime grandi che in ogni cosa e in ogni gesto rivelano inaspettatamente quella sapienza che spesso non hanno le persone dotte ed erudite, perché il Signore ha voluto riservarla solo ai suoi prediletti, ai suoi “piccoli”. Auguriamo quindi a fratel Vincenzo che per tanti anni ancora il Signore lo aiuti a mantenere accesa quella luce di fede e di speranza continuando così l’opera del Sacerdote-eremita che qui è vissuto e qui si è immolato per l’amore di Cristo e di tutti i fratelli. (dal Corriere Cenerate del 25 agosto 1990 Anno XXIII – N. 28, pag. 5) (fratel Vincenzo con pellegrini di Melissano tra cui Antonia, la sorella di don Quintino) |
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