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 Il finanziere di Dio
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Don Quintino Sicuro, finanziere di Dio

Si è concluso il quarto ciclo di lezioni della “Cattedra dei Santi” di Marco Negrotti

 Dalla Guardia di Finanza al convento dei francescani di Treia (Macerata). Dal convento all’eremo di Sant’Alberico. Dall’eremo al sacerdozio. Queste le tappe che contraddistinguono l’esistenza del Servo di Dio don Quintino Sicuro, nato a Melissano, diocesi di Nardò, il 20 maggio 1920.

Il profilo biografico di questo religioso è stato presentato all’ultima conferenza della “Cattedra dei Santi”, che si è svolta in seminario martedì 15 marzo. Il relatore, don Ezio Ostolani, spiega al numeroso pubblico che la causa di beatificazione per accertare la santità di don Quintino, è in corso dall’ormai lontano 1986. Un intervallo di tempo necessario per approfondire la conoscenza di un personaggio che ha vissuto un percorso molto variegato. Tutta la vita di Quintino, fu un cammino guidato da una domanda fondamentale che egli si pose: “Cosa vuoi da me Signore?”.

Così all’età di diciannove anni, Quintino pensò di realizzare la volontà divina, arruolandosi nel Corpo della Guardia di Finanza. Qui sembrava aver imboccato la strada giusta, ma non era così. Nuove promozioni e aumenti di stipendio, non sufficienti per colmare l’insoddisfazione di Quintino. Questi si presentò ai superiori, chiedendo di lasciare il proprio incarico: sentiva che la chiamata di Dio lo indirizzava verso il convento.

Lasciò la divisa della Guardia di Finanza per indossare il saio dei frati francescani. La vita da conventuale, con studio e preghiera, non rispondeva ancora alle sue aspirazioni. Così nel 1949, a soli ventinove anni, Quintino entrò nell’eremo di Montegallo in provincia di Ascoli Piceno. Una destinazione provvisoria in attesa di approdare definitivamente nella nostra diocesi, all’eremo di Sant’Alberico sopra le Balze di Verghereto.

Il silenzio, la preghiera penitente e contemplativa, la carità, furono le tre realtà che caratterizzarono il suo nuovo stato di vita. Il silenzio che cercava il giovane Quintino era prima di tutto interiore; una sorta di riflessione sulla propria esistenza. Il silenzio era funzionale alla preghiera, fatta sempre in ginocchio e per tante ore al giorno.

La solitudine dell’eremo non isolò Quintino dal rapporto con le altre persone. Le visite ai malati sono una cosa costante, così come l’attenzione ai poveri.

Quintino fin dagli anni trascorsi nella Guardia di Finanza, era solito elargire il suo intero stipendio ai poveri.

Nell’eremo di Sant’Alberico, Quintino potrà realizzare la sua piena vocazione: essere eremita e sacerdote. Sarà ordinato presbitero il 23 dicembre del 1961 dal vescovo Carlo Bandini che lo aveva accolto a Sant’Alberico. Il giorno di Natale celebrerà la prima Messa nella Chiesa parrocchiale di Balze. Qui terminerà la sua vita, stroncata da un infarto nei giorni di Natale del 1968.

Don Quintino aveva solo quarantotto anni d’età. Poche ore prima della morte, parlando a un confratello, aveva rivelato: “Sento che la mia missione è finita”.

(dal Corriere Cesenate del 1° aprile 2005)

Ultimo aggiornamento: 12-10-07