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 La voce di don Quintino
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ASCOLTANDO OGGI 
LA VOCE DI DON QUINTINO...

di Silvia Pisanello *

Quando si parla di don Quintino Sicuro e della sua causa di beatificazione in corso, ci si sente sempre rivolgere questa domanda: che cosa ha fatto per essere santo?

E’ proprio vero il detto che dice “Nessuno è profeta in patria”, perché questo è successo con don Quintino nella sua Melissano.

Le biografie ci raccontano di un giovane molto ammirato dai suoi compaesani, ogni volta che da finanziere, faceva ritorno in paese, perché era di bell’aspetto, ben vestito, curato in ogni particolare e con una promettente carriera davanti a sé. Naturalmente il giudizio cambiò completamente quando Quintino abbandonò la carriera militare scegliendo la vita religiosa, il commento era unico per tutti e molto sbrigativo “E’ impazzito, è uscito di senno”.

Ancora oggi le persone anziane che lo ricordano fare quel cambiamento radicale commentano così: “Poverino impazzì”.

Già, impazzì! Perché non era semplice da capire una scelta del genere. Mi viene in mente quel giovane ricco di cui ci parlano i vangeli, che andò da Gesù per chiedere che cosa doveva fare per avere la vita eterna, evidentemente c’era in lui qualcosa che non lo appagava. La risposta di Gesù la conosciamo tutti, “Vendi tutto quello che hai, poi vieni e segui me”, ma quel giovane non ebbe il coraggio di fare questo passo e i vangeli ci dicono che se ne andò via triste.

Molto probabilmente a Quintino era successa la stessa cosa, aveva tutto quello che un giovane poteva desiderare all’epoca; la guerra era ormai alle spalle, una carriera avviata e una fidanzata in attesa di essere portata all’altare.  Non gli bastava, sentiva in sé un inquietudine che lo tormentava, e da quel momento è partito il suo cammino interiore, alla ricerca di una vita piena, realizzata.

A differenza di quel giovane ricco, Quintino ha avuto il coraggio di lasciare tutto quello che aveva per obbedire alla volontà del Padre (perché lui Dio lo chiamava sempre così) e questa scelta gli ha permesso di dire qualche anno dopo “Ho dal Padre nella stessa misura in cui ho dato, cioè tutto, perché tutto ho dato” e ancora “ora posso dirmi veramente ricco, possiedo il tesoro dei tesori, Iddio”.

Obbedire alla volontà del Padre era diventato l’unico scopo della sua vita, questo lo faceva sentire pienamente realizzato, ne abbiamo conferma nei suoi scritti, in cui spesso esprime questo concetto “Poco importa se il mondo mi dice pazzo, l’importante è che piaccia all’Amore”, (lettera ai familiari del 10/12/1949) e ancora nella stessa lettera continua dicendo “I figli non sono fatti per i genitori, ma per la missione cui la provvidenza li destina”, dando motivazione della scelta fatta.

Tra le frasi di don Quintino ce n'è una che mi ha sempre colpita in modo particolare “Non vivere da santo è vivere da folle”. La prima volta che l’ho sentita ero molto giovane e ricordo che mi lasciò quasi stordita perché è una visione di vita, esattamente contraria a quello che è nel pensiero mondano.

Io pensavo che questa frase fosse contenuta in una delle tante lettere da lui scritte, invece quando nell’agosto del 1997 sono andata per la prima volta in pellegrinaggio nei luoghi di don Quintino, ho visto che era scritta sui muri dell’eremo di Montegallo, dove lui accoglieva i bambini per fare catechismo.

Usava i muri come lavagna, e tra i dieci comandamenti, le Beatitudini e altri insegnamenti evangelici c’era anche questa frase cui ho subito scattato una foto che custodisco gelosamente.

Che cosa avrà spinto Don Quintino a lasciare impresse sul muro queste parole? Se posso lavorare con la fantasia, mi viene da pensare che qualcuno di quei bambini che andava a catechismo gli avrà detto “Sai, i grandi dicono di te che sei matto”.

E  immagino che lui con infinita pazienza e umiltà avrà trovato le parole giuste per spiegare al bambino che il suo più grande desiderio era quello di mettere in pratica la parola di Dio, che Gesù ha sintetizzato in questa frase “Siate perfetti come è perfetto il Padre vostro che è nei cieli”.

Questo tipo di perfezione comporta la santità. Partendo da questi presupposti per don Quintino era una pazzia vivere senza tendere alla santità, (come se Dio non esistesse).

E allora che cosa ha fatto don Quintino per essere dichiarato santo? Possiamo rispondere con sicurezza “Ha vissuto da Santo”, nel silenzio e con umiltà, atteggiamenti fondamentali per fare esperienza di Dio e la sua santità e la sua coerenza di vita meritano di essere riconosciute dalla comunità che lo ha visto nascere e diventare un uomo di Dio, e da tutta la Chiesa.

* Pres. A. C. “Don Quintino Sicuro- .Melissano”