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 Lettera di Battista Magalotti_2010
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                                                   Ai Sigg. Presidenti  
                                                   delle Associazioni Amici  di don Quintino  di      

.                                                                            Melissano   e   Sarsina

Carissimi, 
sento il dovere e la necessità di rivolgermi a voi per ringraziarvi della vostra squisita cortesia  dimostrata in occasione  dell’incontro per le feste di San Vicinio e S. Alberico: agli  amici di Melissano per l’omaggio del buon vino della loro terra: “fantasie del vigneto ” che ancora una   volta mi avete voluto  regalare; agli amici dell’Associazione  di Sarsina per il lauto pranzo offerto il giorno 28 festa del loro Patrono.

Le distanze logistiche e di tempo ci permettono ormai solo sporadici e fuggevoli incontri, in cui vecchie conoscenze  sono sostituite da nuove. La fugacità del tempo accumula anni  su anni  con affievolimento di memoria , di vocaboli, di fisionomie, ma non d’amore per il comune Amico.

Ecco allora l’annuale contatto di pellegrinaggio sulle vie percorse da Quintino,  cementato ora anche dallo scambio di visite di gemellaggio tra i comuni Melissano e Verghereto.

Un filo invisibile  lega anche me a S. Alberico e di conseguenza anche a Voi tutti. Ormai  trovo una certa difficoltà nel movimento col mezzo di trasporto,  cerco quindi di evitare le giornate di forte affluenza e confusione. Per questo,martedì 24, staccata la  spina della vita quotidiana, decisi di rifugiarmi nel deserto in silenzio. 
Una giornata  stupenda e piena di sole. Ad un certo punto  mi compaiono davanti due piramidi ricoperte di verde, non ero in cammino verso l’Egitto, ma sulla strada di S. Alberico, con cinque giorni di anticipo sulla sua festa. Lasciai la macchina nel piazzale, fiducioso nella provvidenza e nella carità dell’eremita. Avevo portato con me  una bottiglia di buon vino ( regalo per fra Michele) e due pere, ricordando la povertà assoluta di Quintino ( ereditata poi da fra Vincenzo ). 
In giro non v’era anima viva, m’incamminai per l’erto sentiero con il cavallo di frate Francesco, recitando la corona del santo rosario. Alla fine delle 5 poste ero sul falsopiano, dove iniziano le quattordici stazioni della via crucis, (ora rinnovate con piastrelle di ceramica bianche). Poiché era ancora presto, iniziai il pio esercizio, ma ecco il diavolo, mi fa scivolare la bottiglia di vino e crac, (Fra Michele non avrà il mio regalo). 
Giunto all’VIII^ stazione incontrai fra Michele che scendeva con la gip 4X4, si fermò a salutarmi e dicendomi che fin verso l’una non sarebbe stato di ritorno perché doveva andare ad acquistare le provviste per la festa del 29. Così adagio terminai l’esercizio, e verso le nove e mezzo ero all’Eremo.  Silenzio assoluto.  Lo stormire delle fronde e il fruscio del vento sulla cima dei faggi mi fecero  sentire come nella caverna di Elia  sull’Oreb. Ecco  la tomba  di Quintino, ripulita ed aggiustata, rispetto allo squallore in cui era ridotta. In ginocchio,mi lasciai trasportare dai sentimenti e dai ricordi da cinquantasei anni addietro ad oggi. Quanto tempo è passato dal nostro primo incontro sul Carpegna !.

Un saluto e una  preghiera anche sulla tomba dell’altro Amico, certamente anche lui nella schiera della comunione dei Santi.-  Alla porta della chiesa ancora ricordi di quando ci recammo con Quintino dal falegname che  tardava a consegnargliela; la spinsi perchè accostata e mi ritrovai nella chiesetta di fronte a Gesù Sacramentato ,Vivo, Vero, Reale , perennemente esposto in un ostensorio nella teca dietro a un vetro antisfondamento. La nostra distanza è di pochi centimetri; in questo silenzio, lievemente turbato dal canto gregoriano, di salmi registrato, sentii viva la presenza dei due Amici, in adorazione con me davanti al nostro DIO.

 Presso la statuina della Madonnina di Lourdes un grillo cantava, e nella mia mente s’inserì il motivo di Modugno: “ ringrazio tia Signuri  perché tu mi fa’ viviri a cussì-!!! Tu ca mi fai truvari ligna sicca - quand’ imbianca la muntagna -!!... Tu ca mi fai truvari l’acqua frisca, quando spacca la sulagna!!!.. Ringrazio Tia Signuri!!!! perché tu mi fa’ viveri a cussì. ” Trascorsero veloci le ore.

Verso le 16  era di ritorno fra Michele carico di provviste e di sudore. Scarica,  ma deve ancora ripartire  per altri acquisti (povero fra Michele deve fare da Marta e Maria).Un po’ di digiuno , non  fa poi tanto male neanche a me, se ripenso a tutti quelli fatti dai due amici. 
Questa fu la giornata all’Eremo in cui venni poi nella determinazione di incontrare anche i pellegrini di Melissano  e  romagnoli il 28,  a Sarsina, ed assistere al solenne  Pontificale nella bellissima Cattedrale. Qui un sacerdote benediceva imponendo il collare di S. Vicinio, contro le insidie del diavolo. 
Inizia quindi la stupenda funzione: il Vescovo con mitra e pastorale, seguito da uno stuolo di sacerdoti, (quasi tutti attempati), percorre in processione la navata centrale, tra le solenni  note dell’organo e il canto del coro. Erano anni  che non assistevo ad una così bella liturgia. Il Vangelo è cantato da un sacerdote bene intonato, che con voce chiara, annuncia nella gioia la parola del Cristo risorto. Cosa mi stava succedendo non lo so. Un brivido m’attraversava il corpo e l’anima  durante tutto il canto. 
Ero in una panca, avevo l’impressione di cadere, avvertivo una  sensazione che non  cessava, il cuore  si riempiva di gioia; ebbi la certezza che Quintino e Vincenzo fossero in trascendenza nello stuolo di sacerdoti e diaconi che facevano corona all’altare. Non una rappresentazione teatrale,  eravamo nella realtà della transustansazione di Cristo.

 Licenziata l’assemblea e finita la funzione, il Presidente Scarani  c’invitava al pranzo in sincera fraternità ed allegria. Quando alla fine di questo, gli amici melissanesi intonarono: “ Tienimi per mano Amico mio”  m’assalì un groppo alla gola, da 56 anni Lui, ed ora anche Vincenzo, non si stancano di tenermi per mano nonostante la mia fragilità nel cammino. Non riuscii a trattenere le lacrime.

E’ proprio vero che i vecchi ritornano bambini. Che gioia mi avete voluto ancora regalare !.. Cerchiamo ogni giorno il volto di questi Amici Santi, perché la fede oltrepassa la morte e ci prolunga la nostra fine a Cieli nuovi e nuova terra.

Simili sensazioni non si provano spesso..

Nella confusione mentale sono ripartito senza salutarvi  e ringraziare, per questo ora riparo con la presente, avendovi narrato il mio stato d’animo.

A tutti ogni benedizione di Dio, della Sua Mamma Santissima, di Quintino, e di Vincenzo

Montecopiolo  1° settembre 2010  
Aff.mo  Battista Magalotti