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 Mirabile è Dio nei suoi Santi
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In sede di trasloco alla casa natale della numerosa documentazione in possesso dell’Associazione, è stato rinvenuto un foglietto del mensile di sussidi spirituali “AGGANCIO”, edito a cura del movimento pro sanctitale, Piazza S. Andrea della Valle, 3 – 00186 Roma – Anno XVIII – n. 8 – agosto 1996 -, riportante il seguente articolo su Don Quintino Sicuro:

 MIRABILE E’ DIO NEI SUOI SANTI
Don Quintino Sicuro
1920 – 1968

             Si è aperto nella diocesi di Cesena – Sarsina il processo di canonizzazione di Don Quintino Sicuro, figura esemplare di sacerdote per una vocazione maturata sul campo, ovvero lungo le strade di una vicenda umana perfettamente integrata nella società del suo tempo.

             Quintino Sicuro nacque a Melissano (Lecce) nel lontano 1920, fu ultimo di cinque figli di Cosimo e di Potenza Maria. A venti anni, dopo aver conseguito la licenza della scuola tecnica industriale di Gallipoli, si arruolò nel Corpo della Guardia di Finanza, ove frequentò il corso di formazione presso la Scuola Alpina di Predazzo e successivamente fu assegnato alla Brigata della Guardia di Finanza di Chiavenna (SO). La sua permanenza in quel reparto fu di circa due anni, per essere successivamente mobilitato per il fronte greco – Albanese.

            Partecipò anche alle operazioni di guerra nel Balcani con il 1° Battaglione mobilitato della Guardia di Finanza. Rientrato da quelle operazioni fu aggregato alla Compagni di deposito di Roma ove nel contempo partecipò al concorso per la scuola sottufficiali. Ma gli eventi bellici lo condussero a vivere momenti di particolare tensione,  tanto che fu partigiano con la II^ Brigata “Garibaldi”.

            Fu successivamente catturato dai nazi-fascisti, ma riuscì ad evadere dal carcere travestito da sacerdote.

            Nel maggio 1945 rientrò nel Corpo della Guardia di Finanza e frequentò la scuola sottufficiali di Lido di ostia. Da sottufficiale prestò servizio presso la Compagnia di Bolzano, poi presso la Brigata di confine del Brennero e poi fu assegnato al Nucleo di Polizia Tributaria di Trento.

            La specifica condizione di vita militare, vissuta dal 1939 al 1947, fu per Quintino Sicuro anch’essa luogo e strumento di possibile santità. Gli fu d’aiuto e sostegno un sacerdote, don Luigi Falsina, Arciprete d’Iseo, suo assistente spirituale, che lo seguì in ogni tappa della sua vita da finanziere ad eremita. Nel 1947 si congedò dal Corpo della Guardia di Finanza per essere accolto nel convento dei Frati Minori di Pascoli Piceno. Da qui ebbe inizio il suo cammino di vita religiosa. Fu profeta e testimone agli altri..

            La sua vita fu proiettata verso il sacerdozio per la cui preparazione frequentò l’Opera Pia della dott.ssa Antonietta Capelli di Firenze. Seguì gli studi presso il Pontificio Ateneo Angelicum di Roma, il seminario per le vocazioni adulte a Villa Revedin a Bologna e il Pontificio Seminario Regionale “Benedetto XV” per il terzo e quarto anno di teologia. Nell’anno 1960 ricevette la “Sacra Tonsura” per mano del Card. Giacomo Lercaro, e nel successivo anno ricevette dalle mani del Vescovo Mons. Carlo Bandini, il presbiterato. Celebrò la sua prima S. Messa solenne a Balze (FO). “Ora sì che posso dirmi veramente ricco, possiedo il tesoro dei tesori, Iddio”.

            “Il soldato, il monaco, il sacerdote, portano uno speciale abito che gli indica attivi per qualcosa di più alto, qualcosa per cui si deve essere pronti a dare la vita”. Questa speciale vocazione fu sicuramente vissuta da Quintino Sicuro. Il suo singolare cammino di vita fu ricco di testimonianza di fede. Affidò tutti i suoi propositi alla volontà di Dio per far sì di raggiungere quel massimo suo desiderio “affinché tutti gli uomini conoscano Dio e gli diano gloria, salvando la loro anima, così da raggiungere il fine per cui sono stati creati”.

            Fu uno strumento nelle mani di Dio che lo condusse da sacerdote ed eremita all’eremo di S. Alberico, presso Balze di verghereto inserito nel Monte Fumaiolo (alt. 1408). Lavorò con assiduità ed impegno in quel luogo che lo riportò alla luce dalle rovine del tempo. Scelse quel luogo perché lì vi era quel silenzio che aveva ricercato per tutta la sua vita, un silenzio non fine a se stesso, ma come vuoto per essere riempito di Dio.

            Generoso ed ospitale con quanti salivano all’eremo a godersi per qualche giorno o solo qualche momento la pace di S. Alberico, compì il suo percorso verso la santità, realizzando quel programma di vita spirituale già testimoniato dovunque in precedenza si era trovato e che aveva sintetizzato nell’esercizio di quattro virtù: penitenza, solitudine, contemplazione, preghiera.

    
Foto del foglietto rinvenuto