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 Nel silenzio cercò Dio
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Nel silenzio cercò Dio
di Giuseppe Musardo

TESTIMONI: il Servo di Dio Quintino Sicuro

Non è una storia molto comune, anzi è probabilmente unica, l’esperienza di vita vissuta dal vicebrigadiere Quintino Sicuro che abbandonò la giubba grigia della Guardia di Finanza per vestire i panni del prete-eremita. Nella sua storia nulla è ovvio.

LUNGO il corso della storia, Dio suscita nei cuori di alcuni uomini e donne il desiderio di seguirlo, di unirsi più intimamente a lui. Si tratta della chiamata che il Signore rivolge ad ogni uomo e che può trovare risposte differenti nel matrimonio, nel ministero ordinato, nella consacrazione religiosa o in altre forme di vita religiosa. Alcune di queste richiedono una solidissima unione con Dio, come la scelta di condurre una vita eremitica.

Questa è la scelta fatta da don Quintino Sicuro, un sacerdote eremita, morto in concetto di santità. Nasce il 29 maggio del 1920 a Melissano, un piccolo paese in provincia di Lecce, da una famiglia di agricoltori con una profonda fede in Dio. Si comprende così che l’ambiente in cui cresce è formato da gente semplice, per la quale la fede e il lavoro sono gli elementi portanti su cui poggia la loro esistenza.

All’età di 12 anni avverte che il Signore lo chiama e vive intimamente unito a lui. Pensa di farsi frate, ma è costretto a rinunciarvi  perché non riesce a superare l’esame di ammissione. Il giovane non si scoraggia e, con il proposito di riprovarci più avanti decide di iscriversi all’Istituto Tecnico Industriale di Gallipoli. Da quel momento gli eventi futuri sembrano allontanarlo dal proposito . Nel 1939, infatti, all’età di 19 anni, si arruola nella Guardia da finanza. Si distingue subito per il suo spirito di sacrificio e generosità.

Allo scoppio della seconda guerra mondiale è chiamato a partecipare alle operazioni belliche sul fronte greco – albanese. Inspiegabilmente riesce a salvarsi dall’eccidio di Cefalonia. Rientrato in Italia, prende parte alla guerra di liberazione nazionale come partigiano. Catturato dai nazifascisti, riesce a evadere dal carcere e, travestito da prete, in bicicletta raggiunge il suo paese natale, nell’Italia meridionale, ormai liberata.

Una vita segnata dalla grazia

Terminato il conflitto mondiale, Quintino riprende servizio nella Guardia di Finanza. E’ già un adulto, ma si sente ancora un giovane che ama la vita: è dedito al lavoro, gli piace vestirsi bene e alla moda, condivide con i giovani di ogni tempo le stesse passioni. E’ così che si innamora di Silvia, una giovane maestra con la quale si fidanza e fa progetti di matrimonio. Ma i disegni di Dio sono imprevedibili.

Ben presto il giovane finanziere ne fa esperienza: il seme, un tempo gettato da Dio nel suo cuore, non aveva smesso di crescere e stava pian piano prendendo forma. Quintino comincia sempre ad essere più consapevole e avverte in maniera più forte che Dio chiede di più della sua vita. Comprende che la via tracciata per lui è un'altra. A 27 anni, abbandona la carriera militare, dove nel frattempo era diventato vice brigadiere, entra nel convento dei Frati Minori di Ascoli Piceno.

La sua vocazione, quindi, matura all’interno di una vita normale, vissuta nell’impegno quotidiano: proprio mentre il suo futuro si sta delineando in un eccellente carriera militare e nella vita matrimoniale, Dio lo chiama al suo servizio in una scelta radicale ma che al tempo stesso richiede grande amore e fiducia in Lui, virtù che solo persone umili come Quintino possiedono.

In convento il giovane frate vi resta solo due anni, perché avverte in maniera sempre più forte che il Signore lo chiama a una maggiore solitudine, a un’intimità sempre più forte con Lui. Solo la vita eremitica può offrirgli questa possibilità. Così, nell’autunno del 1949 si ritrova nell’eremo di San Francesco presso Montegallo. Cinque anni dopo, nel 1954, prende in custodia l’eremo di Sant’ Alberico, presso il Monte Fumaiolo.

L’esperienza dell’eremo

Al suo arrivo l’eremo non è altro che un rudere, ma in pochi anni, da solo on le proprie mani, riesce a rimetterlo in piedi legandosi intimamente a quel luogo. E’ proprio qui, nel silenzio dell’eremo, che egli matura la sua più alta aspirazione: quella di ricevere il sacerdozio. Né la mancanza di basi culturali, né l’età avanzata lo distolgono da questo proposito. Ed è così che, con spirito di sacrificio e dedizione, si impegna nello studio e il 30 novembre del 1959 riceve l’ordinazione presbiterale per le mani dell’arcivescovo di Bologna, il cardinale Giacomo Lercaro. In questo modo si realizza in lui la duplice vocazione di prete e di eremita. La grazia e l’aiuto per essere giunto al sacerdozio don Quintino l’attribuisce alla Vergine Maria, verso la quale manifesta una grande e molto sentita devozione.

La sua vita eremitica è scandita dalla preghiera, dal silenzio, da una straordinaria carità e da dure penitenze: dorme su una dura tavola, il suo cuscino è una pietra e vive grazie alla carità di quanti vanno a trovarlo. Il suo eremo diviene così meta di molte persone. Tanti giovani salgono la stretta gola del Monte Fumaiolo per chiedere consiglio, per confessarsi o per parlare con questo eccezionale uomo di Dio che si esprime con un linguaggio semplice, che tocca il cuore di chi ascolta.

Parla non tanto con ragionamenti filosofici o teologici ma con l’unico linguaggio che il cuore comprende: l’amore. Uno dei suoi consigli dice: <<Mettiti davanti a Dio come un povero: senza idee, ma con fede viva. Rimani immobile in un atto d’amore dinanzi al Padre. Non cercare di raggiungere Dio con l’intelligenza: non ci riusciresti mai. Raggiungilo nell’amore: ciò è possibile>>.

Un uomo dalla fede semplice

Non di hanno grandi scritti di questo eremita, né opere teologiche. I suoi scritti sono per lo più lettere o dattiloscritti. Don Quintino, in realtà, non intende esporre una dottrina ma vuole comunicare una fede semplice, libera e contagiosa. La sua vita si conclude con un gesto di eroica generosità. La mattina del 26 dicembre 1968 deve recarsi a celebrare la Messa al Monte Fumaiolo e benedire il nuovo impianto di sciovia, che proprio in quel giorno si inaugurava. Un’auto va a prenderlo alle scalette di Sant’Alberico e poiché la strada è tutta ghiacciata, perché la notte precedente aveva nevicato, più volte i passeggeri sono costretti a scendere per spingerla. Arrivati finalmente a destinazione, don Quintino ha appena il tempo di caricarsi lo zaino sulle spalle che si accascia improvvisamente a terra, stroncato da un infarto.

Da finanziere a prete eremita

IL 1° novembre 1985 il Vescovo di Cesena e Sarsina, Monsignor Luigi Amaducci, introdusse in sede diocesana la Causa di Beatificazione e Canonizzazione del Servo di Dio Quintino Sicuro, sacerdote eremita. Il processo si concluse il 28 agosto 1991, quindi due anni dopo, nel 1993, gli atti processuali furono trasferiti a Roma, presso la Congregazione per le cause dei Santi. Don Quintino Sicuro verrà elevato, a Dio piacendo, alla gloria degli altari e sarà il primo santo che la Guardia di Finanza potrà venerare come il suo speciale “patrono”. Sì, perché questa singolare figura di sacerdote eremita, morto il 26 dicembre 1968, altro non era che un vicebrigadiere della Guardia di Finanza che un giorno abbandonò la giubba grigia del finanziere per vestire i poveri panni del prete eremita. Non è una storia tanto comune, la sua, e forse qualcuno dei nostri lettori arriccerà il naso. Ma nulla, per la verità, nella vicenda di don Quintino Sicuro si presenta con caratteristiche dell’ovvietà, della scontatezza, E’ una vita straordinaria, la sua, immersa in un silenzio essenziale che ancora oggi ci parla e che  grida al mondo intero il primato assoluto di Dio.

(tratto dal mensile del Santuario e dell’opera di Santa Rita – Dallo Scoglio di Santa Rita - …Ed è già primavera! – Anno LXIII – N° 4 – Maggio 2006)