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 Nel solco di don Quintino
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Nel solco di don Quintino

Riflessioni sul  gemellaggio fra  Melissano e Verghereto

Partecipando alla messa  celebrata in occasione del gemellaggio fra i Comuni di Melissano e Verghereto, riflettevo sulla forza unificante della Fede che univa due Comunità geograficamente lontane e storicamente diverse. Pensavo che quella stessa Fede spinse don Quintino a lasciare  la Guardia di Finanza e il convento di Treia per servire il Padre prima nell’eremo di Montegallo e poi in quello di S. Alberico, un antichissimo luogo di culto immerso nei boschi dell’Appennino tosco-emiliano. Qui, don Quintino, visse così intensamente nella preghiera, nella penitenza  e nel lavoro che la sua vicenda umana non può essere compresa  se non si percorre quella mulattiera che porta fino all’eremo, dove tutto ci parla della sua fede operosa.  Lo immagino, nella più completa solitudine, pregare nella cappella fino a notte fonda. Lo immagino al lavoro per la ricostruzione dell’eremo e in Lui, emigrante di Dio, vedo i tanti emigranti che lasciano il proprio paese.  Lo immagino mentre strappa la pietra arenaria  alla montagna per rendere più accogliente il luogo ai pellegrini, numerosi come il 29 agosto 2007 quando, in occasione del gemellaggio, le rappresentanze dei due Comuni si sono incontrate non per motivazioni economiche, culturali o turistiche, ma per instaurare un legame profondo  nel nome del sacerdote-eremita. Un legame ancora più sentito dopo la reciproca conoscenza della terra dove Quintino nacque e si formò nella Fede e dei luoghi dove egli, da eremita, fece “deserto” intorno a sé per poi trovare la sua dimensione umana e spirituale, la forza di prepararsi al sacerdozio, l’opportunità di aiutare il prossimo.

     Il gemellaggio non si è concluso il 29 agosto perché il patto sottoscritto fra i Comuni di Melissano e Verghereto prevede una serie di impegni per far comprendere, soprattutto ai giovani, le motivazioni che portarono il nostro concittadino ad un cambiamento di vita così radicale. Lassù, fra i faggi del monte Aquilone, egli piantò la sua tenda, ma non dimenticò le sue origini, i familiari, la casa che lo aveva visto nascere e crescere; proprio quella casa acquistata dall’Associazione “Amici di don Quintino” per vivificare nella Comunità melissanese la presenza di uno dei suoi figli migliori. Un sacerdote-eremita che nella società del profitto, del consumismo e della mancanza di valori ci richiama al primato di Dio nell’esistenza.

 

                                                                                                                                          Prof.  Fernando Scozzi