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Omelia del 29 agosto 2005 – eremo
di Sant’Alberico
di Mons. Antonio Lanfranchi - Vescovo di Cesena-Sarsina
E' necessario
porci una domanda: perché ci troviamo qui. E' la sete d'infinito, la sete di
assoluto, la sete di Dio che ci ha portato qui o, se volete, è il desiderio di
colmare quella sete infinita di felicità, il bisogno di dare un senso di
pienezza alla nostra vita.....
.....Fare esperienza di un
eremo, fare esperienza del “monte” vuol dire fare esperienza di Dio. Credo che
la prima sensazione che proviamo tutti, venendo in questo luogo, sia quella
della pace. Posso dire: ho la possibilità di ricomporre la mia vita, di tirarmi
fuori un pò da tutte le angustie, da tutti i problemi della quotidianità. Ma se
fosse solo questo che ci porta qui, state pur sicuri che non resisteremmo tanto
tempo. Ho visto tante persone cercare la solitudine, la quiete della montagna,
ma dopo alcuni giorni se ne sono dovuti andare perché avevano l'impressione di
impazzire. Non è questo che ha portato Vincenzo e prima di lui don Quintino a
vivere tanti anni qui. E’ stato certamente il bisogno di quiete, di solitudine,
di pace, ma come strumento per incontrare Dio, per incontrare colui che solo può
dare pienezza alla vita e quando si fa esperienza del Monte nell'incontro con
Dio, allora tutta la vita viene trasfigurata.....
.....L'anno scorso
ricordavo un detto ebraico che diceva che il mondo è sospeso al respiro dei
bimbi che dormono. Ci Vuole molto silenzio per percepire il respiro dei bambini
che dormono, bisogna trattenere in un certo senso il proprio respiro, altrimenti
non senti il respiro del bambino che dorme. Ci vuole molto silenzio, non tanto
esteriore, ma anche interiore per percepire una presenza che può capovolgere
davvero lo sguardo con cui tu guardi la vita.
Questa è stata
l’esperienza di tutti coloro che hanno ricercato il monte, che hanno ricercato
il silenzio, che hanno
ricercato l'eremo, proprio come modalità e luogo di incontrare Dio. Io
non so che cosa ci spinge
ogni anno; certamente è un appuntamento fondamentale quello che ci porta qui.
Magari ogni anno ci troviamo diversi, magari ogni anno ci troviamo qui con il
cuore in festa, o con il cuore travagliato per le vicende della vita....
....Può darsi che la
situazione in cui ricerchiamo l'eremo è proprio la situazione drammatica, la
situazione dell'oscurità, del buio dentro la nostra vita, della difficoltà di
trovare il bandolo della matassa, come diremmo oggi, cioè quel filo che ci
permette di bonificare un po’ tutte le nostre esperienze, di trovare un filo
logico che le unisca tutte, può darsi anche che sia l'esperienza bella, come
quella del Tabor, dei tre discepoli con il Signore. Esperienze quindi che
abbracciano tutto l'arco della nostra vita, da quella della gioia a quella della
solitudine, a quella del dolore. In ogni modo quando si incontra il Signore si
ritorna con uno sguardo diverso, uno sguardo diverso sulla vita; si guarda con
occhi nuovi....
....Oggi tutto ci sembra
insipido, andiamo alla ricerca del sensazionale, di esperienze sempre più
sofisticate perché il nostro cuore non è colmato nella ricerca dei bisogni;
appiattiamo la vita sui bisogni fisici e psichici, diminuendo così la sfera del
desiderio, di quel desiderio che ci porta ad uscire continuamente da noi per
andare oltre. Tutto ci appare ad un certo punto insipido, ci lascia
insoddisfatti. Ma sono le cose che sono insipide o il palato che ha perso, che
va registrato? Occorre registrare il palato perché tutto acquisti una luce
nuova, più semplice, perché in fondo la nostra vita è fatta di cose semplici; di
che cosa, infatti, è fatta la nostra vita, la nostra quotidianità? è fatta di
famiglia, di lavoro, di relazioni, di un po’ di divertimento. Sono queste cose
semplici in cui dobbiamo trovare il sapore della nostra vita. Ma il sapore della
vita lo danno le ragioni, le. modalità con cui affrontiamo tutto, non lo danno
le esperienze sensazionali, che viviamo in questi ambiti; lo danno le ragioni di
vita. E quando uno incontra il Signore e percepisce la Sua presenza in questi
ambiti della vita, allora tutto si trasfigura, tutto acquista sapore.
Infatti il Signore non
dice “cercate di essere il sale della terra”, dice: "siete in grado di essere il
sale della terra, potete essere il sale della terra non perché possedete in voi
questa capacità ma perché ve la dono io e proprio la presenza, la relazione
con il Signore che ci permette
di rendere affascinante la nostra vita, per tutti quelli che incontriamo.
Noi siamo affascinati
della vita di Sant' Alberico, dalla vita di don Quintino; ma questo fascino da
che cosa nasce? Incontrando queste persone, leggendo la loro vita o avendoli
conosciuti che cosa abbiamo trovato? Abbiamo trovato la ricchezza? Abbiamo
trovato delle persone potenti, delle persone che si entusiasmavano con i loro
discorsi? Penso niente di tutto questo. Abbiamo trovato quello splendore, quel
fascino che nasce da una vita armonica che diventa tanto più affascinante quanto
è aperta a Dio e all'amore dei fratelli. Abbiamo trovato l'amore, l'amore verso
Dio, l'amore ricevuto e l'amore donato che diventa quindi amore grande verso i
fratelli, che si fa allora misericordia, che si fa conforto, si fa consolazione.
Entrando in colloquio con queste persone ne usciamo sempre con il cuore
consolato, perché abbiamo trovato la presenza di Dio.
Ecco, ringraziamo allora
il Signore di questa opportunità che ci offre e guardiamo a queste persone con
il desiderio di poter percepire anche noi la presenza del Signore, di percepirla
sul monte, ma per scendere poi a valle, per scendere nella vita di ogni giorno,
per dare il sapore alla nostra vita, per aiutare anche le altre persone ad avere
sapore e trovare un senso alla propria vita non evadendo dalla quotidianità, ma
valorizzando le cose semplici di ogni giorno.
29 agosto 2005 - Eremo di Sant'Alberico
Ultimo aggiornamento:
16-11-07 |