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 Omelia Vescovo Lanfranchi 29 agosto 2007
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29 AGOSTO 2007

Mons. Antonio LANFRANCHI – Vescovo di Cesena Sarsina

 Anche quest’anno abbiamo sentito l’attrazione di Sant’Alberico e ci siamo dati appuntamento qui. E’ davvero una bella immagine di Chiesa quella che offriamo, di persone che provengono da luoghi diversi. Salutiamo con particolare affetto quelli che vengono da più lontano, da Melissano, ma che si ritrovano con un cuore solo ed un’anima sola, con un grande ideale alimentato dall’attrattiva della montagna, del monte, ma soprattutto di quello che questo monte richiama: un eremo, dei santi, Sant’Alberico, ma anche don Quintino e fra Vincenzo. Non hanno l’aureola, ma sono santi. Ci fanno sentire compagni di viaggio, pellegrini, sostenuti dalla stessa meta e dal desiderio di esserci d’aiuto reciprocamente.

E’ la voce del cuore che ci ha portato qui. E’ la voce del cuore che ci sussurra di non dimenticare, di tener viva la memoria delle persone significative nella nostra vita; è la voce del cuore che ci dice di trovare del tempo per noi e non semplicemente del tempo da spendere in attività per produrre, ma del tempo per coltivare le ragioni che danno il gusto della vita. E noi abbiamo ascoltato, come gli altri anni, questa voce del cuore e ci siamo ritrovati qui…..

Noi crediamo nella potenza della nostra azione; la nostra vita è popolata da tante speranze, quali il successo, il desiderio di una posizione sempre migliore, della salute, dell’amicizia, della solidarietà. Quando queste speranze si realizzano, abbiamo l’illusione di aver risolto i problemi della vita; ma tutte le speranze umane sono soggette al logorio del tempo e allora conveniamo che c’è una domanda nella nostra vita che non può risolversi nei beni di consumo, che non può risolversi neanche dentro un orizzonte puramente immanente all’uomo;  cerchiamo, allora, come dare risposta a questo desiderio che è il desiderio di Dio.

… Salire sul monte vuol dire tirarsi fuori dal fragore di ogni giorno che crea illusioni, tirarsi fuori dalle delusioni quando nella vita subentrano delle ferite; sul monte dove le cose si trasfigurano, dove gli orizzonti si aprono davanti a noi, dove l’aria si fa più respirabile e, nel silenzio, possiamo avvertire la voce di Dio. Noi abbiamo bisogno di persone credibili, di persone che ci dicono che questo è possibile, che questo è vero. Ecco allora la funzione dei Santi, degli eremiti che ci testimoniano proprio questo.

Andiamo sul monte, in un eremo, per parlare con degli uomini di Dio. ... da S. Antonio, dal primo eremita, da San Paolo, … a fra Vincenzo e don Quintino, sono state persone che, nella loro semplicità, hanno parlato e parlano tuttora della nostra esistenza.

Ricordare, far memoria di loro ci dà conforto e diventa viatico e sostegno per la nostra vita; non solo, ma c’è anche un altro messaggio che nel nostro recarci qui risulta evidente: dobbiamo fare un pezzo di strada camminando insieme, … E’ bello poter riconoscere, non ricordare i nomi, ma ricordare i volti e dire: - cammino con te, sono con te -. Ed è bello oggi celebrare, in questa circostanza, anche il gemellaggio tra Verghereto e Melissano. Dobbiamo essere grati ai sindaci e alle cittadinanze proprio per questo.

Normalmente un gemellaggio viene sancito intorno a degli interessi economici, oppure intorno ad una bellezza del luogo o ad altri interessi; … qui, invece,  il gemellaggio è intorno a delle figure significative che condividiamo: don Quintino e fra Vincenzo, due persone che hanno messo al centro della loro vita l’amore, la santità.

… E allora, mettere al centro di un gemellaggio don Quintino e fra Vincenzo vuol dire che noi riteniamo importante custodire la nostra storia, la nostra civiltà, la civiltà della verità e dell’amore intesi come fraternità, solidarietà, condivisione.

Se non c’è questo, a che vale tutta la ricchezza, che valgono tutti i contratti, sarebbero trattati senza anima.