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 Pellegr. a Lourdes
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(Relazione dattiloscritta del pellegrinaggio a Lourdes, presentata al Suo Vescovo)

"Il Signore protegge i pellegrini" (Salmo 145)
11 ottobre - 28 novembre 1962: Maria - Un sacerdote - Lourdes –
Un'esperienza dolcemente vissuta
.

Preferirei tacere, per quel senso di geloso riserbo che ciascuno prova in quel che riguarda i suoi rapporti personali con Dio. Ma ai confratelli grandi e piccoli (piccoli ora sono i seminaristi, sacerdoti di domani) non posso rifiutarmi. Perciò a cuore aperto dirò con parole, certamente inadeguate, qualche cosa di quanto vissi in quei giorni lunghi e brevi nello stesso tempo; sperando di suscitare nell'animo dei confratelli un riflesso, un'eco gioiosa, che li faccia in qualche modo partecipi del mio gaudio interiore e sia per loro come una certezza nuova, o almeno rinnovata, della sublime Maternità di Maria per i Sacerdoti del Suo Gesù, e della bontà del Padre che volle tutto provvedere, quando Ella - la Madre Celeste - mi chiamò pellegrino a Lourdes.

Perché a Lourdes? Perché la mia vocazione si era manifestata decisiva per mezzo suo: una visione di Lourdes col fascino che da quel prodigio soprannaturale emana, ne era stato il motivo determinante.

Mi darò tutto al mio Signore, dissi, ma Tu, Madre Celeste, non mi abbandonare -. Fu come un patto, un'intesa. - Mi sforzerò di salire se Tu mi darai la mano; tento ma con Te.

Da allora la promessa che, se avessi portato a termine la mia vocazione, sarei andato pellegrino a dirle grazie là, ai piedi della grotta sulla terra da lei prediletta.

Fino dai primi faticosi passi della mia nuova vita avvertii che la mano materna mi sosteneva e, fidente come il bimbo fra le braccia della mamma, non temei più nulla fino, e il limite tutti lo conoscete, fino al Calvario, cioè fino all'altare, ove appena giunto, la voce della promessa si fece viva e potente: Lourdes, Lourdes! E decisi di andare.

Da quel momento, sensibile, evidente, inconfondibile, la dolce e amabile Provvidenza del Padre mi avvolse, mi investì. L'avvertii come una corazza che mi consentì di portare a termine l'impresa ardua, umanamente parlando e dura come una battaglia.

Fin da allora il Padre predispose, coordinò e tutto seguì fino al compimento.

Chi, se non la bontà del Padre, poteva inviare all'eremo, qualche tempo prima della partenza, il buon Vincenzo, che sarebbe stato il semplice, mite e buon compagno del mio pellegrinaggio?

Avvertii subito donde veniva il dono e la mia fiducia incondizionata nella Provvidenza dette le ali all'anima e al piede.

Con Vincenzo stabilimmo le condizioni di viaggio e si decise che avremmo portato con noi l'indispensabile quanto a indumenti; tanto da essere presentabili ovunque si passava. Ma nello zaino, che pur pesava abbastanza, poco fu messo. Cibo? Nulla. Denaro? Nulla. Scarpe ai piedi, sì. La carità dei fratelli ce le aveva fornite ma, per la verità non tanto comode. Poteva questa essere per noi una difficoltà? No di certo, poiché la condizione base era di raggiungere Lourdes a qualsiasi costo. E partimmo. L'intima grande gioia del momento della partenza non ci abbandonò più e le giornate si susseguirono attraverso città, paesi, campagne, colli, pianure, mare dell'Italia nostra prima. Oh, il bel mare della nostra Liguria! Oh, quella costa azzurra, lasciata la quale ci si presentò la terra di Francia in varie sue città, ma anche in tanti angoli remoti e in paesi solitari con la visione di montagne e di valli.

E noi andammo, andammo sempre, da mane a sera, sotto il sole splendente e nelle giornate grigie, sotto la pioggia pesante e il nevischio pungente: tutto provammo di quanto il clima offre in autunno inoltrato e in un precoce inverno. Infatti a Lourdes trovammo tutto bianco sotto il manto della neve.

Le nostre giornate ebbero un ritmo costante. Levata a buonissima ora, S. Messa, poi in viaggio e di nuovo sosta al cader del giorno. Ove sostammo? Canoniche, seminari, una Casa di Missione, case amiche dei parroci, albergo, ospedale. Ovunque buona accoglienza e ospitalità generosa.

Ogni sera avemmo il necessario ristoro e il letto per riposare il fisico stanco. Ogni mattina la possibilità di celebrare, poi una buona colazione e spesso il pacchetto di viveri per la giornata e spesso ancora non scarso, non troppo povero, perché ci fu chi aggiunse anche vino generoso e tavolette di cioccolata.

Ma chi dunque, chi diceva a quella buona gente: date, date ai pellegrini… vanno lontano… vanno dalla Mamma… oh, no certo le nostre povere parole muovevano il cuore dei fratelli sconosciuti.

Il Padre vegliava su di noi giorno per giorno, momento per momento, fino a creare quella specie di ordine, di orario, di possibilità costanti in ogni giorno; fino a dare a me, umile Suo sacerdote, la possibilità di esercitare anche il ministero. Infatti, in qualche chiesa, fui al confessionale: una volta per due ore. Parlai anche ai fedeli e lungo le strade quante anime ho incontrate: gente che si fermava, che voleva sapere, che si mostrava felice di incontrare chi parlava della Madonna e che chiedeva preghiere partecipando così, con tutto il consenso, seppure con qualche meraviglia, alla mia impresa. Beati voi! Fate bene! E l'eco si ripeteva benefica e incoraggiava i due pellegrini.

Partimmo soli, io e Vincenzo, ma fu ininterrotto il contatto con i fratelli; dai primi confortevoli colloqui alla Verna, dove frate Francesco ci volle per la prima sosta, certo ispirato dal Padre che voleva corroborarci bene al primo momento. Così sempre lungo le vie e ovunque fummo ospitati.

La bontà del Padre ebbe tratti, carezze, voti delicatissimi. Quante emozioni ci fece gustare. Un ricordo, ad esempio: fummo anche in albergo, come dissi, ci fu posto per noi tanto piccoli e tanto poveri! E per Lui, così grande, nell'albergo non c'era stato posto. Il servo, veramente, non può essere da più del padrone, ma talvolta, considerato non più servo, ma amico, penetra nell'intimità del suo Signore.

E una sera anche noi, privi di ogni altro ricovero, fummo ospitati in una stalla. Là fummo ricevuti, il nostro letto fu un po’ di paglia ed a riscaldarci bastò il tepore che dalle bestie emanava. Nella stalla non ci mancò un pezzo di pane ben condito ed una bottiglia di vino in più, quali offerte del pastore generoso. Posso assicurare che quella fu per me una delle notti più riposanti.

Le emozioni si susseguirono fin dall'inizio per tratti delicati ben manifesti. Che dire della macchina lussuosa che si ferma per invitarci a salire e, spiegato il diniego, il signore sorpreso e commosso offre una bottiglia di vino prelibato, specialità del luogo? Altra macchina, che si ferma più avanti, e una gentile signorina che dice: "non volete salire? Accettate almeno un po’ di denaro, vi servirà!". E quante volte ancora incontriamo passanti che si fermano, si informano, poi offrono chi una cosa e chi l'altra.

E noi, in quest’atmosfera benefica, si continuava ad andare sempre più fidenti, sempre più gioiosi, nonostante la continua fatica, nonostante che il maltempo tentasse di minare la nostra perseveranza. Eravamo fidenti perché a sera il Padre ci dava la possibilità di asciugare gli indumenti talvolta letteralmente inzuppati e di riscaldare le membra intirizzite. Poteva essere un elemento di termosifone o una modesta ma calorosa stufa.

Quante volte, sereni e felici, abbiamo consumato il pasto, a noi generosamente provveduto, in angoli remoti o sulla riva del mare, dove più del fisico, si ritemprava lo spirito, al contatto evidente della Provvidenza e nella contemplazione, sempre provvidenziale, di una natura che si presentava talvolta, specie al cospetto del mare, di una bellezza estasiante.

Intanto Lourdes si avvicinava. Vincenzo, dissi un giorno, forse tra una settimana arriveremo. Parlammo come sempre della Madonna che là ci attendeva, poi, quasi a rinfrancare il compagno un po’ stanco, dissi: "Al ritorno faremo più presto, non ci impiegheremo più di otto giorni". Vincenzo, con la sua incantevole semplicità, mi rispose che ciò era impossibile se tanto avevamo impiegato per andare. "Stai tranquillo, vedrai!", gli risposi.

      E finalmente Lourdes!

Anche là il godimento dello spirito è completato dalla carità di chi ci ospita e di chi si incontra. Siamo partiti sprovvisti di tutto e non abbiamo mai mancato del necessario. Dirò di più: siamo tornati con qualche moneta sonante, sempre frutto della carità dei fratelli, cui il Padre ogni giorno e ogni momento suggeriva qualcosa per noi.

La promessa era mantenuta: andare a piedi con ritorno in autostop. Al momento del ritorno è un passaggio continuo di macchine. Una dopo l'altra si ferma per invitarci a salire. Allora una intensa commozione mi colse e gridai quasi al buon Vincenzo: "Non è questa la risposta che il Padre dà alla tua domanda?".

Prendemmo una macchina dietro l'altra. In pochi giorni facemmo il viaggio di ritorno. Provvido dunque il buon Padre al ritorno! Come tale era stato all'inizio, quando il primo giorno sulla salita della Verna, non ancora allenati all'immane fatica, ansimavamo un poco. Una macchina ci offrì il passaggio. Ci sembrò la voce del Padre che quasi ci dicesse: figli se siete troppo stanchi, salite un poco. I figli rinunciano ed Egli lascia fare, ma in cima alla salita la Voce si fa ancora più dolce: figli sostate un momento, non dite di no, quei piedi sono troppo doloranti, lo saranno ogni giorno di più, qualcuno qui vi ha portato un refrigerio cioè delle buone pantofole, dove il piede la sera potrà riposare. Come non accettare? Oh, pantofole provvidenziali! Infatti furono quelle a dare sollievo dopo qualche centinaio di chilometri, specialmente ai poveri piedi di Vincenzo, tanto piagati da non poter camminare più con le solite scarpe inesorabilmente dure.

Non si pensi, con tutto ciò, che abbia detto tutto. Ho solo sottolineato qualche aspetto; ho accennato a qualche particolare, ma posso dire che, dal giorno che celebra la Maternità di Maria (11 ottobre) al mio ritorno all'eremo la prova sensibile della Divina Provvidenza è stata tutto un poema. Ma, dopo ciò che ho scritto, ogni confratello è ben in grado di ricostruirla facilmente e completamente.

Ora sono a S. Alberico. L'eremo in quest'eccezionale inverno è tutto sommerso in un grigiore gelido, ma il ricordo vivo del mio recente pellegrinaggio - e non questo soltanto s'intende - spesso lo illumina e lo riscalda

Ultimo aggiornamento: 12-10-07