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 Ricordando l'amico eremita
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Ricordando l’amico eremita Vincenzo

di don Edero

 Mercoledì 28 febbraio abbiamo celebrato alle Balze il primo anniversario del nostro amico eremita Vincenzo, non lo dimenticheremo facilmente tutti noi della vallata Alto Savio l’umile e tenace eremita di Sant’Alberico. Un vero eremita, il “romito”, come tutti usavano chiamarlo. Per anni alla scuola saggia e austera di don Quintino, nell’umile sottomissione di totale obbedienza, si era formato ad una solida vita eremitica. Era la sua particolare e speciale vocazione; ne era sicurissimo il buon Vincenzo. Se qualcuno ardiva chiedergli se era felice di vivere da eremita in quella solitaria valletta tra i picchi del Monte Fumaiolo, rispondeva deciso che sì, era contento, perché quello era il posto che il Signore gli aveva assegnato.

All’eremo accoglieva tutti con premura e la gioia nel cuore, con animo di fratello verso i fratelli. Quando sentiva bussare alla porta, immediatamente lasciava ogni impegno, forse anche il mangiare sul fuoco, per accorrere a guidare la preghiera e benedire i pellegrini che numerosi, soprattutto l’estate, salgono all’Eremo. Anch’io ho provato la sua squisita ospitalità; la mia settimana di permanenza all’eremo era diventata un’abitudine attesa e desiderata. Era l’occasione bella di vivere alcuni giorni nel silenzio pieno dell’eremo e dei boschi vicini, nella meditazione della Bibbia e nella preghiera insieme all’amico Vincenzo. Mi preparava con premura il cibo; la sera, dopo la recita di Compieta, ecco il momento del dialogo e delle confidenze. Cari momenti che mi mancano fortemente, quando sono risalito dalla bassa Romagna fino ad Alfero, speravo che fosse l’occasione di incontri più frequenti. Ma la malattia stava progredendo inesorabile, nell’estate si sentiva debole, molto stanco; credevo fosse solo a causa del pesante impegno estivo verso i pellegrini.

Quanto alla fine di settembre salii all’eremo per sostarvi alcuni giorni, Vincenzo non c’era più; dopo l’operazione allo stomaco, non si è più ripreso. Ma il suo animo era nella pace più profonda. I nostri convenevoli auspici di pronta guarigione non lo toccavano più di tanto, ha atteso nella serenità e nell’accettazione totale l’incontro con il Signore, sempre servito nella cura dell’eremo e nel servizio ai fratelli. Quanto gli era caro il suo eremo!. All’inizio di febbraio sentendosi un pò sollevato nel fisico, aveva manifestato il desiderio di ripassare dall’eremo, o almeno dal piccolo eremo due stanzette e una minuscola cappella, che si era ritagliato a ridosso delle Balze; ha dovuto rinunciare, causa la neve e il ghiaccio. E’ partito invece per rivedere un’ultima volta il suo bianco paesello, Racale, nelle Puglie e visitare l’inferma, ormai centenaria mamma.

Si pensava che l’aria natia gli avrebbe fatto riprendere le forze almeno per qualche tempo. Due settimane dopo, invece, la notizia improvvisa e inattesa. Ha voluto terminare la vita nel suo paese, nella sua casa, accanto alla sua mamma, quasi a cercare l’ultima carezza materna, prima dell’abbraccio definitivo del Padre celeste.

Ora l’eremo è custodito da Frà Michele, con nuovo stile ma uguale impegno. Impareremo ad apprezzarlo e a volergli bene come al nostro caro amico Vincenzo, eremita.

Pasqua 2007