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 Ricordo di don Berardo e fratel Michele
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L’albero delle mele rosse

 

Da bambini spesso siamo presi dall’ansia di crescere, di diventare “grandi”, che ci sembra che il tempo non passi mai, salvo poi a ricredersi, da adulti, quando, guardandoci alle spalle, ci accorgiamo che una vita è passata in un soffio e non ce ne siamo accorti.

E’ una riflessione che mi torna alla mente in questi giorni che ci hanno portato a commemorare persone care che ci hanno lasciato. Ricordo don Berardo Casini che, prima di tornare nella “casa del Padre”, la mattina del 24 gennaio 2014, ha speso la sua vita per la Chiesa sulle montagne del Fumaiolo, dove io l’ho conosciuto più di cinquant’anni fa.

Mi trovavo all’eremo di Sant’Alberico, nel giugno del ’62, con la zia Antonia e mia sorella; eravamo andate a trovare lo zio don Quintino e a respirare un po’ di aria buona di montagna che ci avrebbe giovato alla salute. E lo zio, un giorno, ci accompagnò a salutare don Berardo nella sua Parrocchia a Capanne, distante pochi chilometri dall’eremo. Così ho conosciuto questo sacerdote straordinario che ci accolse nella sua casa e ci offrì delle mele rosse che aveva raccolto da un alberello che era nell’orto. Chissà perché, da allora, ho associato a quell’albero il ricordo di don Berardo. L’ho rivisto, salvo poche eccezioni, tutti gli anni in agosto, il giorno della festa di Sant’Alberico, e per salutarlo ho dovuto sempre attendere che finisse di celebrare una messa o di confessare, perché così spendeva tutta la giornata all’eremo il 29 agosto.

Sono tornata a Capanne nel 2005, per l’intitolazione di una strada a don Quintino, e sono andata nella sua casa a cercare nell’orto l’albero dei miei ricordi di bambina; ancora una volta ho raccolto e mangiato una mela e poi abbiamo parlato e abbiamo sorriso con don Berardo di questo mio lontano ricordo.

fra Michele con i Presidenti delle Associazioni di Montegallo, Melissano, Sarsina e Francesca Manco

Nel mese di novembre 2013, con Mario sono andata a Sant’Alberico, abbiamo parlato a lungo con fra Michele Falzone, anche della sua malattia e di come la stava affrontando. Poi ci ha invitato a rimanere a pranzo con lui, ma abbiamo dovuto rifiutare perché, dopo la messa, volevamo incontrare il parroco di Balze. Era una domenica e speravo di incontrare don Berardo per la celebrazione della Messa a Sant’Alberico,  ma abbiamo appreso da fra Michele che era ricoverato in ospedale e che le sue condizioni di salute non erano buone. Quindi, saremmo andati nella sua Chiesa a Capanne, dove avremmo ascoltato e commentato le sacre letture. Pioveva, e fra Michele ci accompagnò con la Jepp.

Usciti dalla chiesa, pioveva ancora, ed io rivolsi lo sguardo verso l’orto, dove vidi l’albero delle mele rosse, non rigoglioso e carico di frutti come lo ricordavo, ma con i rami spogli dell’autunno inoltrato, ed ho avvertito improvvisamente il peso di tutti quegli anni trascorsi, provando tanta malinconia in quella uggiosa giornata novembrina portatrice di un triste presagio. E allora mi sono molto rammaricata di non avere atteso, quel 29 agosto 2013, per salutare don Berardo un’ultima volta, in quanto lui impegnato come sempre in una confessione, e io con l’urgenza di raggiungere il gruppo dei pellegrini per il ritorno in albergo.

Come non nutrire un profondo affetto e non essere riconoscenti verso don Berardo che, nel lontano 1954, accolse il giovane eremita Quintino fidandosi di una persona che si presentava a lui - parroco di Capanne sul cui territorio insisteva l’eremo di Sant’Alberico - in abbigliamento dimesso, barba e capelli lunghi e piedi scalzi? A lui bastò guardare negli occhi quel “povero” e a riconoscere e accogliere il “fratello” venuto da lontano.  Ed è questo che è sempre stato per don Quintino: il fratello!

E don Berardo è stato anche un padre premuroso e autorevole per fra Michele che l’ha seguito in cielo a neanche due giorni di distanza. Anche fra Michele, arrivato all’eremo nel 2006, dopo la morte di fra Vincenzo Minutello, è stato accolto come, tanti anni fa, fu accolto don Quintino, perché don Berardo sapeva leggere nel cuore delle persone, sapeva guardare oltre le apparenze.

Quello che non siamo riusciti a fare noi, al primo incontro col nuovo eremita: guardare oltre le apparenze. L’abbiamo giudicato, ritenendo il suo modo di porsi troppo distante da quella che era l’idea dell’eremita che si era consolidata in noi con don Quintino e fra Vincenzo.

L’esperienza di tutti i giorni, soprattutto dei nostri giorni, ci insegna che il “nuovo”, il “diverso”, fanno paura e non ci fermiamo a riflettere se siano migliori o peggiori, piuttosto siamo portati a giudicare e, spesso, a condannare. Fra Michele era il “nuovo”, il “diverso”, e quando ce ne siamo resi conto, abbiamo cominciato ad apprezzarlo, riconoscendo di avere sbagliato. Perchè, come dice Papa Francesco: “chi sono io per giudicare?”.

Fra Michele, nell’arco temporale di sette anni, tanta è stata lì la sua permanenza, ha lavorato intensamente per conservare ed arricchire l’eremo di Sant’Alberico, sia dal punto di vista strettamente strutturale, sia da quello spirituale.  Poi è sopraggiunta la malattia, una terribile condanna a morte che lui, non ancora cinquantenne, non poteva accettare e, pertanto, con coraggio e in ogni modo ha combattuto e cercato di contrastare.  Fino a quando sul suo corpo ha vinto il male, ma nel suo spirito ha vinto Dio! Nel pomeriggio di sabato 25 gennaio 2014, si è consegnato al Cielo purificato dalla sofferenza e fortificato dalla fede, lasciando questo mondo e tutti i suoi affetti con un coinvolgente, emozionante e bellissimo abbraccio: quello scambiato con Papa Francesco.

don Berardo Casini e Fra Michele Falzone

 

Ora don Berardo e fratel Michele hanno raggiunto in cielo don Quintino e fra Vincenzo ed è festa grande per loro, mentre noi qui siamo un po’ più soli. Ma raccogliamo l’invito lanciato dal nostro parroco, don Antonio, domenica scorsa a conclusione della messa vespertina: preghiamo perché questi nostri amici che ci hanno lasciato possano godere del riposo eterno e del meritato premio, e preghiamo anche perché il Signore voglia presto  inviare all’eremo di Sant’Alberico  un altro eremita che continui a tenere viva la fiamma che irradia da quel luogo di silenzio e di preghiera.  

 Melissano, 30 gennaio 2014

                                                                                               Francesca MANCO