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Suor
Rachele ricorda
Si
riporta il contenuto della lettera inviata all’insegnante Anna Manfreda
della Scuola Elementare “Don Quintino Sicuro” di Melissano (LE) del 14
novembre 2003.
Carissima signorina,
parlando con Sara, la
mia nipotina, che mi invitata ad essere presente per dire le mie
esperienze su Don Quintino Sicuro, nostro paesano e servo di Dio, non ho
potuto accettare l’invito per motivi di lavoro.
Credo però farvi cosa
gradita portarvi a conoscenza di quello che io ricordo di più importante
della sua vita.
Don Quintino era un
giovane buono, amava i poveri, li aiutava e proteggeva, e amava lui
stesso essere povero.
Vestiva la divisa di
finanziere, ma diceva: “Questa divisa per me è lusso, presto vestirò il
saio di San Francesco d’Assisi”.
Io frequentavo la sua
casa per imparare il taglio accanto alla sua sorella Antonia (Mescia Ntò
in dialetto), e una delle tante volte che venne in licenza osservava
attentamente le ragazze che erano in casa sua, con sua sorella.
Un giorno mi portò in
giardino e mi chiese perché parlo poco, lavoro di continuo,prego sempre
e sono la prima a consegnare il lavoro.
Io risposi perché non ho
altre aspirazioni se non quella di farmi Suora e credo che il silenzio,
la preghiera e l’impegno, mi aiutino a riflettere sulla mia scelta –
quindi lo pregai di non dire a nessuno quanto gli avevo manifestato,
perché non lo avevo detto ai miei genitori – “ora capisco il perché!”.
Dopo un momento di
silenzio mi disse: “Anch’io voglio farmi eremita e poi sacerdote” e mi
raccomandò di tenere il segreto con tutti, in particolare con la sua
fidanzata.
Ricordo che, vestito di
sacco, andò a Lourdes a piedi. Andava scalzo e passava la notte sui
marciapiedi e viveva di quello che la buona gente gli offriva.
Don Quintino era
innamorato di Dio e ha manifestato il suo amore con la sua vita. A mio
parere Don Quintino vive già nella gloria di Dio e prega per tutti noi.
Saluti a te e a tutte le
bambine.
Suor Rachele |