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ULTIMO VIAGGIO DI FRATEL VINCENZO
L’invito della Zona Pastorale Alta Valle del Savio e del Comune di Verghereto al
trasferimento della salma di fratel Vincenzo Minutello, diacono ed eremita di
Sant’Alberico, dal cimitero di Balze all’eremo, non poteva non essere accolto
con gratitudine profonda dai suoi parenti e dagli amici.
Così siamo partiti da Melissano, Racale, Gallipoli, Sannicola, il 20 aprile u.s.
“pellegrini” verso l’eremo di Sant’Alberico, per rendere un doveroso omaggio a
fratel Vincenzo e accompagnare le sue spoglie mortali nell’ultimo viaggio, verso
quella che lui non riteneva la “sua” dimora, ma la casa di cui era il custode
attento e scrupoloso per accogliere tutti coloro che avevano fame di Dio e sete
di solitudine, di silenzio e di incontro.
Ci ha guidato, durante il viaggio in pullman, don Antonio Pisanello responsabile
dell’ufficio turismo-pellegrinaggi della diocesi di Nardò-Gallipoli; a lui siamo
molto grati per averci aiutato a pregare e a riflettere con le sue profonde
meditazioni, presentate in modo semplice e a volte divertente, tanto da non
farci sentire la stanchezza del viaggio.
Al cimitero di Balze, anticipando l’orario dell’appuntamento fissato per le ore
09:00 del 21 aprile, mentre prego per la sua anima eletta, in un attimo, come un
fotogramma, mi passano davanti agli occhi le immagini del primo incontro con
Vincenzo nel lontano giugno del 1962. Io e mia sorella, ospiti all’eremo in quel
periodo, assistiamo all’arrivo, una mattina intorno a mezzogiorno, di questa
persona, accompagnata dallo zio don Quintino: una sorpresa che si tramuta ben
presto in curiosità e che porta a fare domande alle quali lui risponde molto
timidamente. Nei giorni seguenti, e per oltre un mese, si prega, si lavora e si
consumano i pasti insieme; si va insieme a Balze o alle Celle a far provvista di
acqua; la sera, al lume di candela, ci racconta della sua vita al paese da dove,
ormai adulto, parte per sfuggire a un padre padrone che non gli consente di
vivere e di praticare la propria fede, rinfacciandogli di voler andare in chiesa
perché non ha voglia di lavorare nei campi. L’incontro con l’eremita Quintino a
Racale, suo paese natale, e poi col sacerdote Quintino qualche anno dopo, fa
scattare la molla della ribellione pacifica: capisce qual è la strada da seguire
e parte, senza salutare nessuno. Vincenzo comincia la sua vita da eremita:
un’esperienza durissima, condivisa in tutto con colui che ha sempre considerato
il suo maestro e continuando a fidarsi di lui, nelle difficili scelte della sua
vocazione, anche dopo la sua prematura scomparsa: pende dalle labbra di don
Quintino, gli chiede consigli che accetta molto umilmente, anche quando mettono
a dura prova le forze fisiche. E’ stato per Vincenzo un tirocinio severissimo
quel primo periodo a Sant’Alberico che ha fatto di lui quell’uomo “grande” nella
sua umiltà!.
Come non essere grati a Vincenzo per la sua vita spesa, per oltre quarantacinque
anni, fino all’esaurimento delle forze, con un grande rigore interiore, con
grande senso del dovere verso l’eremo e verso tutti coloro che lì si recavano
sicuri di trovare una parola di conforto, una iniezione di fiducia, una
testimonianza di pace.
Mi tornano in mente e quasi rivedo i suoi occhi lucidi - l’ultima cosa viva
insieme al grande cuore, in un corpo ormai minato dalla terribile malattia –
quando sono andata a salutarlo nella casa dei suoi a Racale e mi ha detto, con
un filo di voce: “non ho più le forze …, devono farmi tutto”, quasi chiedendo
scusa per queste sue necessità.
Una settimana dopo, il 28 febbraio 2006, l’ultimo e definitivo commiato col suo
paese natale e poi in viaggio verso il piccolo cimitero delle Balze dove, in
attesa del suo ritorno all’eremo, riposa nello stesso loculo che ospitò la salma
di don Quintino da dicembre del 1968 a maggio del 1969.
Mentre guardo la bara, che lentamente viene palesata dai colpi di mannaia del
muratore sui mattoni del loculo nel cimitero di Balze, cerco di documentare
questa giornata, fotografando i momenti più toccanti, per raccontarla a chi non
ha potuto essere presente, pur desiderandolo; perché la testimonianza di un uomo
diventato grande facendosi piccolo piccolo, sia di monito per tutti, ma
soprattutto per noi “Amici di don Quintino”, perché fratel Vincenzo, come ebbe a
dire il vescovo Lanfranchi al suo funerale: “è un grande dono di Dio”.
Francesca Manco

21 aprile 2007 - Cimitero di Balze di Verghereto (FC) ore
09:00

Iniziano i lavori per la riesumazione della salma di fratel
Vincenzo.
Viene abbattuta la tramezzatura che sigilla il loculo e la bara viene portata
fuori.

Il Sindaco Fedele Camillini segue personalmente tutta
l'operazione, con grande partecipazione.

I Finanzieri d'Italia in pensione rendono omaggio alla salma
che viene portata a braccia fuori dal cimitero dai giovani della "Misericordia"
di Balze.

L'auto che trasporta la bara imbocca il sentiero per l'eremo,
seguita dai giovani della "Misericordia", che spingono per facilitare la salita,
e dai parenti e amici intervenuti.

Eremo di Sant'Alberico: ai piedi dell'altare per la messa
presieduta dal Vescovo Antonio Lanfranchi e concelebrata da numerosi sacerdoti.

Il Sindaco Fedele Camillini
elogia quanti hanno contribuito
ad esaudire l'ultimo desiderio di fratel Vincenzo e ringrazia tutti per la
partecipazione.

La bara viene deposta nel sarcofago predisposto e sigillata
con una grande lastra di marmo che ricorda quella di Papa Giovanni Paolo II in
San Pietro.
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