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 Un eremita a piedi scalzi
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Le Balze sul Fumaiolo
Un eremita a piedi scalzi vive nell’antico Santuario di S. Alberico
E’ un giovane ex sottufficiale di Finanza che si è dedicato, per vocazione, alla vita contemplativa.

Ora che la neve ha steso la sua bianca coltre e tutto ammanta e tutto livella se qualche appassionato sciatore o qualche amante dei monti, in veste invernale si spingesse sull’alta Romagna, fino alle Balze a 1100 metri, sul Fumaiolo, o nei suoi dintorni, non si meravigli d’incontrarsi, casualmente, con un giovane dimesso nel vestire e a piedi nudi sulla neve.

La fluente barba e i lunghi capelli nerissimi gli danno un aspetto strano, a prima vista, anche poco tranquillante, ma basta fissarlo negli occhi, i quali esprimono bontà e dolcezza, per rassicurarsi. Niente paura, dunque.

E’ un “sant’uomo!”, così lo hanno definito i montanari del luogo, i quali da oltre un anno hanno imparato a conoscerlo, ad amarlo ed a stimarlo.

E’ il nuovo eremita dell’antichissimo e solitario santuario di Sant’Alberico sperduto tra i monti, a mezza strada sulla mulattiera che dalle Balze conduce nel villaggio di Capanne, in Comune di Verghereto.

L’edificio sacro di Sant’Alberico è stato distrutto e danneggiato tre volte dalle frane ed è stato sempre ricostruito e riparato sullo stesso primitivo stile. Nel periodo estivo è molto frequentato dai fedeli i quali, una o due volte l’anno vi celebrano la festa in onore del Santo camaldolese il quale vi si ritirò in preghiera ed astinenza e vi morì.

Ma Sant’Alberico è rinomato per un “masso prodigioso”, che stando alla secolare tradizione del popolo di queste montagne fa guarire da alcuni mali. Vi ricorrono quindi i rurali, e, dicono, con successo.

Ma torniamo a dire qualche cosa del nuovo ed “eccezionale” eremita il quale ha fatto parlare di sé tutta la regione montana del Fumaiolo.

Il nuovo eremita di Sant’Alberico è un ex sottufficiale di finanza, ha trentacinque anni, è sano, di mente lucida e tranquillo quanto mai. Si sentì, vari anni fa, chiamato per la vita religiosa e si congedò con rammarico dai suoi superiori che lo stimavano per la sua serietà, l’attaccamento al dovere e il suo modo di fare. Pare abbia frequentato l scuole medie superiori (si dice il liceo), dimostra infatti una certa cultura e sa conversare affabilmente. Si chiama Sicuro Quintino e per otto anni prestò servizio nella Finanza. Ha avuto sempre molta fede in Dio ed è ora lieto di essere un umile eremita. Non è un misogino, né un disilluso: tutt’altro. Sa il fatto suo e ci si persuade di ciò sentendolo parlare con assennatezza. E’ celibe, è nato a Lecce dove ha un fratello ed una sorella. I genitori gli sono morti molti anni fa.

La vita che conduce all’eremo è piena di disagi, di solitudine, e non manca il lavoro. Quintino tiene tutto in ordine, con una pulizia esemplare. Ma non basta. Il santuario, che era stato qualche tempo senza eremita per la morte dell’ultimo che vi stette molti anni, era malandato.

Occorrevano riparazioni e Quintino si mise subito al lavoro. Rifece anche tutto il pavimento in mattonelle in cemento, dando fondo ai suoi piccoli risparmi personali. Ora l’edificio è ben messo, ordinato e desta la meraviglia di quanto lo visitano. L’eremita, che come si è detto è religiosissimo, tutte le mattine, a piedi, si reca o alle Capanne o a Balze per ascoltavi la Messa. Poi se ne ritorna al suo romito santuario. La notte dorme nella cella annessa alla chiesetta. Al lume di una candela legge, prega, riposa tranquillo anche se delle volte si sente l’ululato di qualche lupo durante il lungo inverno.

Nel vitto è sobrio quanto mai, così dicono, si sostenta con poco ed ha uno spirito di adattamento eccezionale. Il venerdì fa il “digiuno”. E’ forse questa vita sana che gli conferisce salute. Pur andando sempre a piedi nudi non ha mai preso un raffreddore.

Quando la prima volta venne quassù e si presentò al parroco della Balze, per essere assunto quale eremita, venne accolto con una certa diffidenza perché creduto uno dei tanti giramondo fannulloni. Don Temistocle Salvi lo indirizzò al parroco della frazione Capanne, dalla quale parrocchia dipende il santuario. Ma anche lassù quel parroco, da principio, non rimase persuaso e affidargli la custodia di un edificio sacro, che conserva anche oggetti di valore, non gli sembrò prudente. Comunque vedendolo stanco lo invitò a desinare ed a riposare. Sentendolo parlare capì con chi aveva da fare. Inoltre i documenti erano in regola e molto lusinghieri. Venne accettato in prova e tutte le mattina il parroco della Capanne si recava al Santuario per sorvegliare e vigilare. Non occorse molto tempo per persuadersi che Quintino Sicuro era un giovane a posto sotto ogni rapporto ed ora, da oltre un anno, è ben visto, rispettato ed amato dai rurali che, come si è detto, lo hanno definito un “sant’uomo” e quando i figli della montagna giudicano, difficilmente sbagliano.

L’estate scorsa mi sono recato anch’io a Sant’Alberico: ho parlato a lungo con l’eccezionale eremita e mi sono persuaso che il millenario Santuario è affidato a buone mani, né è custode un uomo di rara bontà e fede cristiana il quale ha preferito ritirarsi e vivere appartato da questo mondo inquieto.

Umberto Console – giornalista di S. Piero (1886 – 1969) – intervista fatta dallo stesso giornalista nell’estate del 1955 -.
Articolo tratto da (Resto del Carlino/Giornale dell’Emilia del 10 gennaio 1956)

Ultimo aggiornamento: 12-10-07