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 Un ricordo
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UN RICORDO 
di Carmen Cantarelli

Avevo sedici anni quando ebbi l’opportunità di conoscere l’eremita sacerdote Don Quintino. Forse era il mese di settembre del 1964. Giunsi a Balze con altri coetanei dell’Azione Cattolica per un periodo di vacanze e per seguire un ciclo di esercizi spirituali. A completamento degli esercizi spirituali andammo a far visita all’eremo di Sant’Alberigo. Percorremmo a piedi, in una mattinata assolata, la mulattiera da Balze fino all’eremo per incontrare don Quintino.

Don Quintino ci venne incontro sull’ultimo tratto di sentiero e ci accolse con parole gentili  accompagnate da un sorriso aperto, uno sguardo luminoso e caritatevole. Il viso, era incorniciato da una folta barba. Aveva l’espressione profondamente ascetica, tipica di chi è avvezzo a trattare le cose del cielo e vive ogni giorno in intimità  con il Signore.

Indossava un abito bianco lungo fino alle caviglie. Il suo cammino agevole a piedi nudi rivelava l’abitudine a muoversi scalzo. Pareva molto magro dentro quel saio abbondante.

Giunti all’eremo, ci chiese se eravamo stanchi e se avessimo fame. Annuimmo con sincerità e s’attivò per rifocillarci. Ci portò  acqua fresca, e imbandì la tavola di salumi, formaggio e pane invitandoci a mangiare di quanto la Provvidenza lo aveva rifornito. 

Scrutava l’intimo di ciascuno di noi con  il  suo sguardo profondo e per ognuno aveva parole buone ma  evitava di rispondere alle nostre domande quando si facevano troppo personali.

Finito il pranzo, ci lasciò liberi di giocare e girovagare sia dentro, sia fuori dalla modestissima abitazione. Alcuni, e io fra questi fin troppo curiosi e indiscreti, salimmo una scala a pioli  e giunti alla sommità scorgemmo la stanza dove don Quintino dormiva. Un vano povero, disadorno, ma pulito e ordinato. Ad una parete era appesa una grande croce di legno e sul pavimento un giaciglio che le coperte, adagiate con cura, coprivano  integralmente. Distesa, sopra le coperte, una corona di legno.

Visitammo l’orto rigoglioso, curatissimo, popolato di pomodori, insalata, fagiolini, melanzane e zucchine e ci spiegò quanto gli piacesse il contatto con la natura. Non v’era dubbio, in un fazzoletto di terra, aspro e assolato crescevano piante vigorose e fiorenti come in un bel giardino.

Ci trattenemmo all’eremo fino al tardo pomeriggio poi, quando l’aria si fece fresca e frizzante,  riprendemmo la strada del ritorno per Balze e alla colonia che ci ospitava.

Non rividi più Don Quintino ma il ricordo di quel pomeriggio all’eremo, inconsapevolmente mi rimase dentro poiché oggi, lo ritrovo in un angolo del cuore, nitido e chiaro come limpide e vive vi ritrovo, le dritte per la vita, che ci suggerì.

A sollecitare quel ricordo è stata la recente visita a Melissano con don Ezio Vice postulatore della causa di beatificazione di don Quintino.

Per  me, mio marito Piero, Mario, Francesca e Romano, don Ezio, Guido, il Sindaco di Verghereto e sua moglie Ivonne, l’incontro con la comunità di Melissano è stata  un’esperienza significativa, irripetibile.

Oggi, a casa, dopo il movimentato soggiorno a Melissano, non più distratti dalle molteplici e lodevoli attività proposte sia dall’Associazione don Quintino, sia dall’Amministrazione Comunale, abbiamo modo di assaporare nell’intimo il pregio, l’accoglienza calorosa, la generosità dei Melissanesi.

Siamo stati annoverati fra gli “Amici di don Quintino” e questo non è stato solo un onore e un privilegio, ma anche un’esortazione e un impegno ad essere anche oggi, pur lontani da Melissano, più intimamente vicini a don Quintino, per onorarlo, pregarlo come se già fosse salito agli onori degli altari.  

Ora so che quel sacerdote eremita un po’ anticonformista, riusciva con la forza della preghiera, la penitenza e l’opera infaticabile quotidiana ad avvicinare tanta gente alla Chiesa  così da lasciare all’eremo un’impronta  spirituale indelebile.

Oggi l’eremo rimane luogo privilegiato di preghiera e di ricerca di Dio per tanti giovani e famiglie che trovano lì le risposte alle proprie inquietudini, agli interrogativi più intimi e profondi.

Trovano appagamento consono alle esigenze dell’anima, forza e coraggio per una dignitosa sopravvivenza in questa società dove tutto è ormai definito e misurato in termini di denaro.

Il vero miracolo che ancora oggi  don Quintino  compie è quello di avvicinare tanta gente al Signore com’era suo desiderio: 

 

“ Il mio massimo e unico desiderio, è che tutti gli uomini conoscano Dio  e Gli diano  gloria, salvando la loro anima così da raggiungere il fine per cui sono stati creati “.                                                                                                            ( Don Quintino Sicuro )

 Con riconoscenza e fratellanza gli amici di Verghereto – Sarsina – Carmen Cantarelli

Maggio 2013


La signora Carmen è la prima da sinistra