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 Un'oasi di spiritualità all'eremo di San Alberico
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Un’oasi di spiritualità all’eremo di S. Alberico
Una storia antica che continua dal Servo di Dio Don Quintino

 Chi era Sant’Alberico? Quando visse e da dove veniva? Perché il suo corpo si trova ora nella “Valle di Sant’Anastasio”, in territorio di San Marino?

A questi ed a altri interrogativi risponde il volume pubblicato in questi giorni per iniziativa di fratel Michele Falzone, da poco più di un anno eremita di Sant’Alberico, l’eremo che sorge sopra il paese di Balze di verghereto.

La ricerca storica sulla vita del santo e sulle vicende dell’eremo che porta il suo nome è stata condotta da due studiosi bolognesi esperti di questo settore: Alessandro Albertazzi e Paolo Masini, e ha il pregio di riproporre la versione integrale dei testi più importanti e di altri rari documenti difficilmente reperibili e oramai introvabili dal comune lettore interessato a sapere tutto su Sant’Alberico.

La prima parte del libro è infatti una preziosa raccolta di scritti che partendo dagli Acta Sanctorum del 1743 e dagli Annales Camaldulenses del 1755 prosegue con le notizie pubblicate dal bibliotecario riminese Luigi Nardi nel 1823 e con l’opera più estesa del canonico Paolo Sambi: Memoria storiche dell’eremo di Sant’Alberico e dé suoi dintorni con orazione panegirica del Santo, stampata a Gatteo nel 1903. Fra i testi più recenti vengono riportati quelli di don Vicinio Caminati parroco di Sarsina (Rimini, 1972) e del vescovo Carlo Bandini, inserito nella sua biografia di don Quintino ristampata nel 1994 per la serie dei “Quaderni” del “Corriere Cesenate”.

Infine, grazie alla collaborazione dello storico Marino Mengozzi, si possono leggere alcuni “brevi” pontifici del XVIII secolo con le indulgenze concesse ai pellegrini che si recano a Sant’Alberico, che era allora alle dipendenze dei monaci camaldolesi.

Dalle numerose “Note” ai testi si apprendono inoltre altre particolari interessanti notizie che i curatori del libro hanno voluto aggiungere per completare e arricchire gli esito del loro attento e rigoroso lavoro di ricerca.

La seconda parte del volume, riguardante la storia dei nostri giorni, ricorda don Quintino Sicuro che ricostruì l’eremo nel 1965 e fratel Vincenzo Minutello che per oltre quarant’anni ne è stato il custode attivo e silenzioso dando esemplare testimonianza di fede, di umiltà e carità fraterna seguendo gli insegnamenti di don Quintino.

Sono anche riportate notizie sulle parrocchiali di Capanne e Balze, cartine stradali e sentieri per giungere all’eremo. Numerose foto a colori corredano questa ultime pagine per invitare il lettore a venire in quest’oasi di pace.

L’eremo, come suggerisce il sottotitolo, è ora aperto tutto l’anno, anche d’inverno, e per questo fratel Michele ha già affrontato molti lavori di restauro e di abitabilità per renderlo adattabile a un’accoglienza adeguata a tutte le stagioni.

Massimo Scarani

 (tratto dal “Corriere Cesenate” del 31 agosto 2007)