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 Una vita sotto lo sguardo di Maria
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Nel Natale del 1968, dopo aver celebrato la Messa, moriva don Quintino Sicuro
Una vita sotto lo sguardo di Maria
Scoperti nuovi scritti e omelie dell’eremita di Sant’Alberico

La celebrazione del Santo Natale di Gesù, Figlio di Dio e di Maria, ci ricorda anche il grande natale al cielo di don Quintino Sicuro, avvenuto il 26 dicembre 1968.

Quella contemplazione di Dio che con tanta prolungata prostrazione, ginocchioni a terra, viveva ogni giorno nella sua spoglie chiesetta di Sant’Alberico, estatico e beato davanti al Santissimo, poteva così goderla nella pienezza della beatitudine, vicino a Gesù e sua Madre Maria.

Don Quintino già in terra ha saputo e ha potuto gustare, pur fra severe penitenze e tanta preghiera che gli permettevano di astrarsi per un momento da questo mondo, anticipi di vera beatitudine celeste, visibili nel suo sguardo sempre radioso, illuminato da un sorriso affascinante.

Don Quintino sapeva di poter confidare in Gesù per mezzo della Madre. Tutta la sua vita si dipana infatti guidata dalla mano materna e rassicurante di Maria. Analizzando la vita del Servo di Dio si scopre come tutti i  omenti decisivi della sua vita, in rapporto a Dio, avvengono sotto lo sguardo di Maria.

Venne battezzato nella sua parrocchia di Melissano, in provincia di Lecce, intitolata alla Beata Vergine Maria del Rosario. Fece la prima messa di Comunione l’8 maggio, sotto lo sguardo carezzevole di Maria, giorno della supplica alla Madonna di Pompei. Ancora fanciullo la Madonna l’aveva preso per mano. E quella rosa fresca che la sorella Atonia per molti giorni vedeva sull’altarino della Madonna in casa, senza poter mai scoprire il tanto devoto? Fino al giorno in cui vi riuscì: era Quintino, già diciottenne, l’innamorato! Si sa, come tutti gli innamorati adolescenti, all’inizio è sempre un amore un po’ interessato. Quintino, richiesto il “perché” di quella rosa, fresca e profumata, candidamente rispose: “In questo modo prego la Madonna affinché esaudiscila  mia preghiera: essere accettato nella Guardia di Finanza”.

Già ormai giovanotto, soldato in guerra, fatto prigioniero dai tedeschi con altri, la notte precedente la fucilazione, la loro cella si aprì e una signora vestita in nero entrò, pallida in volto, ordinando ai prigionieri:”Presto, uscite!”. Quintino, raccontando l’episodio miracoloso, disse di aver riconosciuto in quella signora la Madonna che li aveva salvati. Ci fu poi un’altra liberazione dalla prigione sempre dai tedeschi: riuscì ancora con altro amico a fuggire, rifugiandosi nella canonica di don Luigi Falsina, parroco di Iseo. Poi dopo alcuni giorni andò via in bicicletta vestito da prete. Maria con la sua mano invisibile lo aspettava proprio in quella veste sull’altare del suo Figlio: lo proteggeva perché vi arrivasse. Nella decisione suprema di lasciare la carriera di finanziere,  da sottobrigadiere qual’era, per dedicarsi tutto a Dio, fu la visione del film di Bernardette che lo indusse a fare questo passo da tempo sognato. Anche questo avvenne sotto lo sguardo di Maria. Scrive infatti, dopo il film: ”Mi darò tutto al mio Signore, dissi, ma Tu, Madre Celeste, non mi abbandonare. Mi sforzerò di salire, se Tu mi darai una mano; tento, ma con Te”.

A Roma nel 1954, dov’era andato a piedi da Montegallo0, già eremita, volle partecipare alla proclamazione della Assunzione della Beata Vergine Maria. Diventato finalmente prete di Cristo e della Chiesa, andrà a Lourdes, da Balze, a piedi con le scarpe che gli facevano male, per 1500 chilometri assieme al compagno Vincenzo, per ringraziare la Madonna del dono del sacerdozio che gli era arrivato da Gesù suo figlio ma tramite la sua mano. Al suo eremo di Sant’Alberico volle riprodurre la grotta di Lourdes. Morirà la mattina dopo il Natale 1968, dopo aver celebrato la Messa della notte, per continuare un Natale eterno, da più vicino, a Gesù e Maria, potendo allora abbracciare, in modo più vero e beatificante, Figlio e Madre, che tanto nella vita terra aveva già amato.

Procede la causa

E’ ripreso con nuovo impulso il processo di beatificazione a Roma.
E’ a buon punto la biografia critica per la relazione alla Sacra Congregazione.
Nel frattempo nuovi scritti di don Quintino è molte omelie sono venute alla luce assieme ai suoi strumenti di penitenza, come il cilicio e i flagellanti.
Si sta attendendo il completamento delle pratiche per il trasloco della salma di Vincenzo che condivise per lunghi anni l’esperienza spirituale di don Quintino a Sant’Alberico.

Il 26 dicembre prossimo per il 38° anniversario della morte del Servo di Dio, solenne Messa concelebrata a Balze alle ore 15,30.
Tutti i sacerdoti e fedeli sono invitati.

Ezio Ortolani

(dal Corriere Cesenate del 22 dicembre 2006, pag. 7)