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 Una continua ricerca di Dio
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Una continua ricerca di Dio
di Fernando Scozzi

Tra le lettere che don Quintino scrive ai familiari, una delle più significative è quella indirizzata alla madre il 10 novembre 1949, dopo la decisione di lasciare il convento dei Minori francescani per stabilirsi all’eremo di San Francesco.
Quintino, che  ha rinunciato alla carriera nella Guardia di Finanza, opera un cambiamento ancora più radicale della sua esistenza e se la vocazione francescana poteva comunque essere compresa dai familiari, la scelta dell’eremo era inaccettabile. Egli lo sa e scrive: avrei tante cose da dirvi onde giustificare il passo fatto e per pacificarvi del mio nuovo stato di cose, eppure mi astengo, perché superfluo, e vi dico semplicemente  di avere fatto la volontà di Dio e di stare bene, perché sulla mia strada.
L’eremo costituisce una tappa importante per la ricerca di quella pace spirituale che Quintino spera di trovare pregando e facendo penitenza nella più assoluta povertà. Abbandona tutto, comprese le persone più care e proprio questa scelta costituisce la prova dell’autenticità della vocazione. La vita dei Santi, infatti, è costellata da chiamate e cambiamenti repentini: Gesù chiama e gli apostoli lo seguono abbandonando familiari e occupazioni; San Francesco, per rimarcare la separazione dalla famiglia, restituisce a suo padre perfino i vestiti; San Paolo cambia improvvisamente la sua vita sulla via di Damasco. Don Quintino modifica radicalmente la sua esistenza tanto da rinunciare ad ogni preoccupazione della vita e ciò traspare anche  dall’aspetto esteriore: capelli e barba lunghi, scalzo e malvestito; ma egli è ormai su una lunghezza d’onda sulla quale ogni privazione è sopportabile e quindi  poco importa se la gente mi dice pazzo. Basta che piaccia all’Amore. Rivolgendosi ai Suoi scrive ancora: “voi, miei cari, non pensatemi ora un semplice mendicante ma un apostolo sulle orme del Maestro. Son felice, credetemi! Il Padre, nel dolce amplesso nel quale mi sono interamente abbandonato, non mi fa mancare nulla”.  E’ felice perché della sua esistenza ne fa quel che vuole; sono i parenti che soffrono e sopportano le spese di quella chiamata senza potersene fare una ragione, senza poter dire la loro. Per questo, Quintino invita i Suoi a non andarlo a trovare,  perché si rende conto di non poter essere capito; è attratto verso il Padre e deve tagliare i legami con tutto ciò che lo trattiene, che lo lega al suolo e alla forza di gravità dei rapporti quotidiani. Deponiamo tutto, miei cari, nelle mani del Signore e ricordiamoci in Esso e vedremo che tutto andrà per il meglio. I figli non sono fatti per i genitori, ma per la missione a cui la Provvidenza li destina.
Dopo l’esperienza eremitica, Quintino deciderà di farsi prete e l’ordinazione sacerdotale costituirà un’altra tappa verso quella continua ricerca di Dio che pervade un’esistenza caratterizzata dalla  preghiera e dalla fede operosa.

Melissano, 11 luglio 2005

Ultimo aggiornamento: 12-10-07