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 Vincenzo vero discepolo
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Vincenzo vero discepolo di don Quintino
di Massimo Scarani

Ho conosciuto Vincenzo nell’estate del 1962, fin dai primi giorni in cui era giunto all’eremo di S. Alberico per stare con don Quintino. Da quel momento era stato per me, come lo è stato don Quintino, più che un fratello durante tutti questi anni in cui ci siamo incontrati.

In quell’estate lo ricordo silenziosissimo e infaticabile lavoratore per la sistemazione faticosa del piazzale di fronte al santuario insieme agli operai che demolivano uno sperone roccioso per completare la costruzione del recinto. Prima e dopo il lavoro attendeva in chiesa con don Quintino lunghe ore di preghiera e di meditazione in preparazione della giornata e prima di coricarsi nella notte. Ascoltava con grande attenzione ed eseguiva prontamente tutto quanto gli veniva detto o comandato da don Quintino, senza mai opporsi o mostrarsi contrariato, anche se spesso don Quintino si mostrava severo con lui. “Più costa fatica e più ha valore quello che fai”, mi ha sempre ripetuto.

In tanti anni, sia prima che dopo la morte di don Quintino, Vincenzo ha fatto gran tesoro di ogni suo insegnamento e ha maturato lentamente dentro di se quella spiritualità e quel suo carattere estremamente umile, ma altrettanto forte, che gli ha permesso di continuare e realizzare nel modo migliore la sua particolare vocazione eremitica: comunicando cioè anche al prossimo la fede in Dio e l’amore cristiano.

Ogni volta che ci siamo incontrati, fin ai suoi ultimi giorni di grande sofferenza e sacrificio, ho sempre avuto la sensazione che fosse sempre viva accanto a lui la presenza di don Quintino.

Mai discepolo fu così fedele al suo Maestro e coerente nella vita di ogni giorno a vivere il Santo Vangelo.

Sarsina, 29 marzo 2006