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Alle radici di don Quintino
di Mons. Luigi Amaducci – Vescovo di Cesena-Sarsina
Quando ci s’imbatte in una persona che colpisce per
le sue doti o per la sua testimonianza di vita, si è presi dal desiderio
di conoscerla più a fondo, e la curiosità sospinge a visitarne le
radici.
La testimonianza di vita di don Quintino Sicuro,
eremita di Sant’Alberico, morto il 26 dicembre del 1968 sulle pendici
del Fumaiolo in una giornata di neve, è di quelle che non lasciano
indifferenti. Il mio venerato predecessore a Sarsina, S.E. Mons. Carlo
Bandini, che ci ha lasciati nell’aprile scorso, l’aveva conosciuto a
fondo e si era fatto convinto e appassionato promotore della Causa di
beatificazione di Lui. Di qui il mio interesse, dopo averne avviata la
detta causa, a conoscere meglio questo figlio del profondo sud, giunto
tra noi a consumare la sua straordinaria testimonianza di vita. Ed ecco
che nei giorni 26, 27 e 28 del dicembre scorso mi sono recato a
melissano, grosso borgo del Salento in provincia di Lecce, dove don
Quintino ha visto la luce circa settant’anni fa, per conoscere di
persona l’ambiente umano e religioso in cui è sbocciato e cresciuto, e
verificare così la consistenza delle sue radici umane e spirituali.
Sono passati, è vero, ormai settant’anni e anche nel
sud le cose sono mutate. Non tanto però che non si possono intravedere
le caratteristiche umane a ambientali e la temperie culturale e
religiosa. E’ terra, quella di Melissano, dove si coltiva la vita e
ancor più l’olivo. Negli orizzonti sconfinati del tavoliere, gli oliveti
si distendono a perdita d’occhio, creando un’atmosfera morbida e
delicata di quel verde grigio-argento.
In mezzo a questo immenso tappeto verde, i grossi
borghi bianchi, fatti di case per lo più a un piano con terrazzo per
tetto, per raccogliere l’acqua piovana, onde combattere la perenne
scarsità d’acqua, e ripararsi dalla calura estiva. Troneggia, come
pastore in mezzo a un gregge, la facciata solenne della Chiesa o la
torre campanaria.
Un paesaggio mite, che riflette la mitezza e la
gentilezza d’animo della sua gente. Gente accogliente, dignitosa nelle
sue condizioni di vita relativamente modeste, generosa e disponibile.
Gente che reca le tracce di un’antica civiltà, e mostra delicato
rispetto e sensibilità culturale. Maglie, il paese natio di Aldo Moro, è
a pochi chilometri da Melissano.
Gente di profondi sentimenti religiosi, che esprime
in una viva, corale partecipazione alla liturgia eucaristica e
nell’attaccamento alle migliori tradizioni della religiosità popolare,
ai valori della famiglia, del lavoro e dell’amicizia.
Queste le radici umane e spirituali di don Quintino.
Da esse si è sviluppata quella ricca personalità, che molti hanno
conosciuto. Lo spirito del Signore ha trovato in lui una disponibilità
totale, che si è tradotta in una risposta generosa. Di qui quell’anima
contemplativa, che affascinava con il suo sguardo luminoso,
quell’austero eremita, che nascondeva l’austerità dietro un sorriso
tutto accoglienza e stemperava il rigore di chi nulla concedeva a se
stesso, in una testimonianza squisita di carità fatta di mille delicate
attenzioni. Il meglio della sua gente salentina si rivelava così
esaltato dall’azione dello Spirito, senza peraltro che nel gesto, nella
parola, nell’atteggiamento nulla risultasse forzato, ma naturale, di una
naturalezza però che finiva per toccare nell’intimo e al limite anche
inquietare.
La sua gente, che l’aveva visto prima ragazzo allegro
e testardamente impegnato a farsi una posizione come sottufficiale della
Finanza, era poi rimasta stupita per la sua scelta così radicale, e
quindi ammirata, quando in paese l’aveva visto salire l’altare per la
sua prima Messa.
Ora ne conserva viva la memoria. Un’Associazione e
una casa d’accoglienza dedicata al suo nome, un grazioso monumento nel
contesto di un centro per la gioventù, sono sorti per trasmetterne il
messaggio di vita a quanti non hanno avuto la fortuna di conoscerlo di
persona, e per sostenerne la Causa di Beatificazione in tutte le sue
tappe, in perfetta intesa con l’analoga Associazione "Amici di don
Quintino", sorta a Sarsina.
L’auguro comune degli amici del Salento, conterranei
di Don Quintino e degli amici sarsinati e di Balze è che la Chiesa
riconosca, nelle sue più alte istanze, la virtù e la straordinaria
testimonianza di vita di questo singolare eremita, e lo proponga come
esempio di ricerca appassionata di Dio a questa nostra società, troppo
presa dai beni di questa terra e dal consumismo. E Don Quintino, ne
siamo certi, non mancherà di offrire le sue particolari attenzioni a
quanti si rivolgeranno a lui, come faceva quand’era tra noi e come pare
continui a fare nei confronti di quanti già ricorrono a lui.
(dal Corriere Cesenate del 13 gennaio 1990) |