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Dal
paese di Don Quintino il Vescovo di Nardò coi pellegrini a Sarsina e S.
Alberico
Mons.
Aldo Garzia ricorda il Servo di Dio
28
agosto 1991: nella stupenda concattedrale di Sarsina vengono sigillati
tre grossi volumi che raccolgono quanto di Dio, della sua santità e del
suo amore, hanno potuto vedere gli occhi degli uomini in un loro
fratello di fede, don Quintino Sicuro, Presbitero della Chiesa di
Cesena-Sarsina.
Esulta anche
il Popolo di Dio della Chiesa di Nardò-Gallipoli, soprattutto i
pellegrini di Melissano, Racale, Alliste, Felline, Casarano e Sannicola,
i ragazzi del Seminario Diocesano, un gruppo di sacerdoti in
rappresentanza del Presbiterio e con essi il Vescovo, in comunione con
la santa Chiesa di Cesena-Sarsina, in attesa colma di fiduciosa
speranza, che la Suprema Autorità nella chiesa confermi e proclami le
meraviglia dell’amore di Dio in Quintino Sicuro, generato alla vita e
alla fede per la santità in terra salentina.
Ho avuto
modo di conoscere personalmente don Quintino Sicuro nei primi anni del
mio sacerdozio in due circostanze e conservo di lui l’immagine viva del
suo volto che rifletteva il profilo interiore dell’uomo in cerca di Dio
che già l’aveva sedotto.
Lo vidi un
giorno lontano degli anni cinquanta, all’inizio della sua esperienza
eremitica, in sala d’attesa dell’episcopio di Nardò per l’udienza col
Vescovo.
Piedi nudi,
nel ruvido saio, sdrucito ma fragrante qualcosa di indefinibile, la
barba lunga e folta, richiamava lo sguardo curioso di quanti gli
passavano accanto. Ed anche il mio, per dovere d’ufficio, più degli
altri. Subito, dopo qualche istante, lo rividi prostrato ai piedi del
Vescovo benedicente e poi uscire gioioso e felice, quasi avesse avuto,
lui tutto povero, una grande ricchezza. Mi fu detto: è un uomo di Dio,
un eremita!
Un’altra
volta, a distanza di tempo, anche nell’episcopio in Nardò: questa volta,
in talare, ancora fragrante di crisma sacerdotale: salutai l’eremita e
il novello sacerdote con fraternità d’affetto e stupefatta ammirazione
per la sua nuova identità.
Ci fu poi
una terza circostanza, quando con alcuni confratelli sacerdoti, a
qualche anno dalla morte, son salito fin su all’Eremo di S. Alberico, a
pregare sulla tomba e sin d’allora appresi che la sua esperienza
eremitica e il suo, pur breve, ministero sacerdotale avevano lasciato
viva e profonda memoria in quanto lo avevano conosciuto.
Mentre nella
concattedrale di Sarsina si svolgeva con solennità di rito quanto
prescritto dalla norma della Chiesa, mi chiedevo perché e quale
significato avesse che per Quintino Sicuro, nato e battezzato nella fede
cattolica e vissuto fino alla giovinezza nella diocesi di Nardò, oggi,
qui a Sarsina coralmente si chiede che la Chiesa riconosca eroica ed
esemplare la sua esperienza di vita evangelica, offerta in totale
servizio alla gloria di Dio.
Alla terra
salentina il Signore non ha fatto dono di alte montagne, di limpide
acqua, di flora sempreverde, di boschi sterminati. Ha donato, invece,
“giardini di ulivi”, campi di scelta vite, aride zolle avare di spighe e
grano. L’uomo del Salento è il riflesso della sua terra: un cuore che si
espande come l’olio, si fa letizia come il vino, si lascia spezzare per
amore come il “poco” pane sudato con gioia.
Così ho
letto l’esperienza cristiana di don Quintino Sicuro, maturata nella
contemplazione dell’eremo e nella povertà evangelica al soffio dello
Spirito per la gloria di Dio, sigillata dalla Santa Chiesa di
Cesena-Sarsina.
Profezia per
la Chiesa Neretina-Gallipolina.
+ Aldo Garzia – Vescovo
di Nardò-Gallipoli
(dal Corriere Cesenate
del 7 settembre 1991) |