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 La preghiera
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Don Quintino e la preghiera

di Fratel Vincenzo Minutello – eremita di S. Alberico

Don Quintino nella sue scelte è stato un uomo che amava andare sino in fondo. Non si fermava mai alla superficie di ogni sua iniziativa. Già dall’inizio della sua decisione di abbandonare il mondo e darsi del tutto al Signore, fu come un patto.

Non ci fu verso che alcuno lo distogliesse dal suo proposito. Qualcuno ci aveva provato. Anche i familiari avevano lottato per convincerlo. Ma lui non si è lasciato persuadere. Ha incominciato così una vita di totale donazione a Dio.

Inizialmente ha capito subito che solo la preghiera poteva aiutarlo a intraprendere una scelta così ardua e in modo deciso. La preghiera per don Quintino era diventata come una catena che lo teneva legato a Dio. Era il respiro della sua anima che lo teneva in un colloquio continuo con il Signore.

Iniziava la sua giornata alle ore 4 del mattino, e subito appena alzato si recava in chiesa per la preghiera, che durava due ore circa. Normalmente celebrava la S. Messa alle ore 9 del mattino. Durante il giorno faceva molte ore di lavoro manuale, ma anche per questo non veniva mai distolto dalla sua contemplazione.

Pregava molto non solo di giorno, ma anche di notte. Passava molte ore in ginocchio davanti al Santissimo. Don Quintino era un uomo molto contemplativo, sentiva viva la presenza di Dio nella sua anima e ciò lo aiutava a non tralasciare mai la preghiera. Proprio da lì attingeva la forza per superare qualsiasi difficoltà che poteva incontrare.

Era solito dire: "Se non si prega di giorno, bisogna pregare di notte". La preghiera per lui era tutto. Non ha mai tralasciato per nessun motivo di recitare l’Ufficio Divino. Era devotissimo della Madonna e amava pregare molto col Rosario. Diceva che quando uno ha tempo, se si attacca alla corona del Rosario non sbaglia mai.

Ha saputo perseverare nella preghiera fino alla fine. Pregava non solo per sé, ma anche per tantissime persone che si raccomandavano alle sue preghiere. Inoltre, essendo un sacerdote, pregava con la Chiesa, e quindi per tutta la comunità dei cristiani.

Per avere un’idea e capire come doveva per lui essere fatta la preghiera, diceva che occorre una lunga meditazione su chi è Dio e le Sue perfezioni. Dio è perfezione infinita in tutte le sue virtù immaginabili: don Quintino attraverso la contemplazione è riuscito a dare il vero valore alla preghiera.

Solo così ha incominciato a sentire al vivo il gusto di Dio e della Sue cose, mentre l’attaccamento sregolato alle cose e alle creature è sempre un affievolire la devozione alla preghiera. Mi diceva che se ci facciamo prendere troppo la mano dalle cose temporanee di questo mondo, senza che noi ce ne accorgiamo, perdiamo di vista le cose che riguardano l’eternità.

Oltre alla sua vita di preghiera, è stato un uomo di una carità squisita verso tutti quelli che hanno avuto la fortuna di avvicinarlo. Sempre disponibile ad accogliere le persone al suo eremo, di giorno e di notte, senza mai sentirsi disturbato da nessuno.

Per lui l’ospite era sacro. L’ospitalità verso gli altri faceva parte della sia missione. In casa trattava le persone con molta delicatezza, ed era sempre accorto a non far mancare mai il necessario. La penitenza la faceva lui, senza mai farla pesare sugli altri.

(dal Corriere Cesenate del 25 dicembre 1993)

Ultimo aggiornamento: 12-10-07