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L’ultimo Natale di don Quintino
di don Gino Pellizzer – parroco di Balze

don Gino Pellizzer
Erano circa le ore 10 del 26 dicembre 1968 quando
accolsi in canonica il corpo esamine di Don Quintino Sicuro: Me lo
portarono i suoi amici, stravolti e increduli al pensare di dovermi
portare il corpo di Don Quintino senza vita.
Dopo un attimo di smarrimento e di sconcerto,
pensando si trattasse solo di un malore, lo feci adagiare su un lettino
e tentai di rianimarlo: Mi rassegnai dopo numerosi tentativi e mi resi
conto che la bella anima di Don Quintino non era più in quel corpo
vestito con l’abito talare e con ancora ai piedi un paio di scarponi da
montagna bagnati dalla fresca neve caduta nella notte.
A Natale aveva celebrato la Messa di mezzanotte
parlando con tanto entusiasmo e slancio ai fedeli di Balze accorsi
numerosi. La celebrazione eucaristica si protrasse fino all’una circa,
un tempo che, confrontato con le mie celebrazioni, i parrocchiani
ritennero abbondantemente superato.
Don Quintino dopo la Santa Messa si attardava da solo
in Chiesa. Mentre era ancora raccolto in preghiera, lo sollecitai a
concludere, poiché all’indomani ci aspettava tanto lavoro.
Prontamente si alzò e con un sorriso che disarmò la
mia impazienza, mi chiese di ascoltare la sua confessione.
Al termine della S. Confessione, al mio dirgli che
non era il caso di attardarsi nella notte per una confessione che poteva
essere fatta in una qualsiasi ora del giorno, la sua giustificazione mi
lasciò perplesso e turbato, poiché mi confidò: "Sento che la mia
missione si è conclusa, sento di non poter dare niente altro per il bene
dei fratelli...". Ho incoraggiato Don Quintino a riprendere fiducia
e nuovo slancio per continuare a donarci ancora esempi di fede, di
preghiera, di sacrificio. Ma nel mio pensiero avevo fissa la sensazione
che Quintino presagisse la sua imminente fine terrena. A dire il vero,
anche prima di addormentarmi in quella notte di Natale del ’68, avrei
voluto trovare una spiegazione a questo incontro notturno, misterioso
con Don Quintino.
Tutto compresi e potei mettere in relazione con i
fatti che più tardi accaddero.
Il giorno di Natale Don Quintino celebrò ancora la S.
Messa delle ore 11,30 in parrocchia. Io avrei dovuto sostituirlo
celebrando la S. Messa alle ore 10 a S. Alberico. Ha voluto essere
presente anche lui a S. Alberico, ma nonostante la mia insistenza di
portarlo in macchina preferì salire a S. Alberico a piedi.
Arrivai prima di lui all’eremo, e poco dopo ecco
spuntare Don Quintino... lo vidi esausto, ma sereno; soffriva, ma con
gioia. Il suo cuore era affaticato. Celebrai la S. Messa e subito,
dovendo tornare in parrocchia per la solenne celebrazione del Natale,
pensavo che Don Quintino tornasse con me a Balze in macchina. Tanto
insistetti e sembrava quasi che accondiscendesse. Mi accompagnò fino
alla località "scalette", all’inizio della discesa che porta al piazzale
sottostante l’eremo. Poi decise di tornare indietro per rifare a piedi,
la mulattiera che porta a Balze. Avevo letto da qualche parte che i
santi sono anche dei "testardi"...
A Natale pranzammo insieme. Devo dire francamente che
il Quintino che avevo conosciuto riservato, schivo, si mostrò tanto
felice, gioviale, pieno di brio, sembrava che dopo un getsemani avesse
vinto una prova umanamente impossibile.
Era una giornata splendida, un cielo favoloso con un
sole primaverile, che ci rendeva il Natale eccezionale, senza neve sui
monti, con un clima tiepido.
Don Quintino a tavola parlò di essere stato invitato
l’indomani a benedire le piste da sci, le risalite. Al che io sorrisi
facendogli notare che non c’era nemmeno una chiazza di neve. Allora con
stupore e incredulità di tutti, Don Quintino sentenziò: "Domani nevica".
Scoppiammo tutti in una grande risata. Ma lui ci assicurò che
all’indomani sul Monte Fumaiolo ci sarebbe stata la neve.
E la neve all’indomani ci fu davvero, quella neve che
sui tornanti del Fumaiolo era a tratti tanto ghiacciata che non
permetteva alla macchina che portava Don Quintino di proseguire per
andare a benedire le piste.
Sulla vetta del Fumaiolo, sul bianco della sue
montagne, Quintino chiuse la sua straordinaria esistenza terrena.
(dal Corriere Cesenate del 25 Dicembre 1993)

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