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Nel XXI anniversario della morte di don Quintino
Sicuro
Ricordato alle Balze il sacerdote eremita di S.
Alberico
di Massimo Scarani
Nell’oratorio delle Maestre Pie dell’Addolorata,
gremito di fedeli giunti anche da lontano, è stata concelebrata il 26
dicembre dai parroci di Balze e di Capanne, e presieduta da Mons. Onerio
Manduca Rettore del Seminario Diocesano, una S. Messa nell’anniversario
della morte di don Quintino Sicuro.
Mons. Manduca, che conobbe molto bene don Quintino
durante gli ultimi anni di seminario a Bologna, ne ha illustrato le
grandi dote di umiltà, di preghiera e di costanza nel raggiungimento
della consacrazione sacerdotale pur nelle molte difficoltà incontrate
nel corso degli studi.
Il giorno di S. Stefano, in cui si compera il primo
santo martire della Chiesa, è anche motivo per riflettere su cosa
significa essere santi. Il santo infatti non è un superuomo o un uomo
astratto, ma un uomo vero e completo, che ha la capacità semplice di
affermare il reale riconoscendo con amore il destino della propria vita.
Il santo è una meditazione nella vicenda della nostra salvezza, ci aiuta
a capire Dio, la sua parola, l’efficacia della grazia e dei sacramenti
attraverso l’esempio della sua vita. Vedendolo, noi vi scopriamo la
trasparenza di Dio percepiamo la sua vicinanza e ci sentiamo attratti
dalla sua grazia. Il santo è tale prima di tutto per la sua interiorità,
va compreso dentro e il nostro rapporto con lui va vissuto in sintonia
con la sua anima. A volte i santi si sono manifestati anche in modi
strani e fuori del consueto vivere comune, tuttavia quella loro
stranezza, costringendo a prendere posizione il fondo del nostro cuore,
esercita su di noi una indecifrabile e radicale attrattiva. Davanti alla
figura del santo la verità di noi, solitamente oscurata o dimenticata,
finalmente si risveglia e diventa giudizio critico su ciò che siamo o
facciamo.
Anche don Quintino, ha continuato Mons. Manduca, nei
suoi primi anni di dura e paziente penitenza suscitò molto stupore e
perplessità circa i suoi intenti, ma col tempo seppe poi manifestare
chiaramente come tutta la sua vita fosse votata con le parole e coi
fatti all’amore di Dio e dei fratelli. Ognuno è chiamato in modo
particolare al proprio rapporto col Signore e se trent’anni fa i modi di
don Quintino destarono qualche incomprensione fra la gente, cosa si
dovrebbe dire oggi, ha proseguito Mons. Manduca, se per tantissime
persone il sacerdozio stesso e il volersi far prete non ha più alcun
senso e significato?... E’ quindi molto importante che vengano
riconosciuti e manifestati i meriti di coloro che come don Quintino
hanno vissuto fino in fondo la propria fede e la grazia di Dio per
additarli a modello di vita spirituale nell’attualità della nostra vita
quotidiana. E quanto sarebbe inoltre meraviglioso poter dire oggi al
mondo e soprattutto ai nostri giovani seminaristi che un prete è stato
fatto santo! Senza contare il bene che ne verrebbe al piccolo borgo di
montagna ove egli visse e diete la sua singolare testimonianza come
eremita e come sacerdote esemplare, irradiando la luce delle sue virtù
dal remoto e sperduto angolo di S. Alberico! Ciò è quanto si auspicano
tutti coloro che avendo conosciuto e amato don Quintino desiderano
vederlo un domani elevato al culto degli altari.
(dal Corriere Cesenate del 13 gennaio 1990) |