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Pellegrini sui sentieri del Servo di Dio
Don Quintino Sicuro – sacerdote di Cristo e
testimone silenzioso di carità
di Battista Magalotti – eremo di Monte Carpegna –
Montecopiolo (PU)
Carissimi Amici di don Quintino, pellegrini sulle Sue orme.
E’ per me immensa gioia darvi il benvenuto e fare la vostra personale
conoscenza ai piedi della SS. Vergine del Faggio, dopo la nostra breve
corrispondenza epistolare.
Un vecchio proverbio dice: chi trova un amico trova un tesoro,
pensiamo quale tesoro di grazia ci ha fatto il Signore nel donarci, come
comune amico, Quintino. Io, entrato da poco nell’Associazione di
Melissano, Sarsina e Montegallo, ricordo.
Qui, cinquant’anni or sono, ho conosciuto il vostro compaesano,
Quintino Sicuro. Era il 1954. Ebbi la grande fortuna di incontrare
quest’uomo sui trenta – trentacinque anni, scalzo, con barba e lunghi
capelli, vestito molto dimessamente, ma pulito e sobrio, un soprabito
bianco avorio. Le parole quasi sussurrate, gli occhi azzurri,
dolcissimi, trafiggevano l’anima; il sorriso disarmante, furono calamita
per me.
Avevo 23 anni, pieno di entusiasmo. Rimasi talmente colpito e preso
dal suo candore e cominciai a frequentarlo. Sbocciò presto una vera,
sincera amicizia, sul piano umano e spirituale che saprà travalicare il
tempo e lo spazio, cui oggi ben s’addice, dopo la Sua terrena dipartita,
il motto delle Fiamme Gialle cui era appartenuto "NEC RECISA RECEDIT",
amicizia per noi tutti ora più forte e più pura.
Benché innamorato della Mamma Celeste, questo Eremo Santuario non lo
ritenne luogo di profondo silenzio, cui Egli aspirava. Era in cantiere
la costruzione della strada di accesso.
Con Lui qui venni più volte a recitare il S. Rosario, le litanie
lauretane, cantare inni alla Vergine. Ci legava un segno: eravamo
entrambi nati il 29 maggio, Lui più grande di undici anni. Mi propose di
andare con Lui a S. Alberico se avessi voluto fare il sacerdote, Egli
avrebbe pensato alla questua per il mantenimento in seminario; ero io
uscito da pochi anni dal collegio del PP. Cappuccini di Camerino, ancora
fresco di studi. Conscio della mia pochezza e della abissale distanza
spirituale, pur con un forte desiderio, non ebbi il coraggio di
seguirlo.
Anche da S. Alberico, ritornò varie volte qui a visitare l’eremita
Giovanni Berrettoni di Ascoli Piceno che, avendo la madre molto anziana,
risiedeva giù alla frazione Ville.
Avevo deciso di partecipare con Lui al XV° Congresso Eucaristico di
Lecce nel 1956, ma mia povera madre si oppose energicamente, perché
avevo in affitto un negozio di generi alimentari. Da allora ci separammo
per diverso tempo; più volte andai a trovarlo a S. Alberico quando
riparava l’eremo; ricordo che un giorno lo portai con la mia
bianchina ad estrarre un dente a S. Piero in Bagno e che volle
farselo levare senza anestesia.
Passarono altri anni, andai con la mia famiglia a fargli visita: Lo
salutai "Ecce Sacerdos Magnum qui in diebus suis plaquit Deo".
Nel frattempo la Provvidenza Gli aveva inviato un altro compagno: fratel
Vincenzo.
Nelle mie spesse necessità, l’ho invocato e l’ho avuto sempre vicino.
Un Amico non rifiuta mai il Suo aiuto. Conservo di Lui, come reliquie,
due cartoline.
Amico Quintino! Tu conosci la nostra incostanza,
la nostra pochezza, le nostre miserie,
Sacerdote in eterno secondo Melchisedek,
dal cielo benedici tutti i tuoi amici e chi a te
ricorre,
mandaci una favilla della tua fede,
della tua carità,
perché possiamo anche noi mostrare a tutti
la grandezza e la bontà del Signore.
30 agosto 2004 |