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Per gli "Amici di don Quintino"
Mons. Vittorio Fusco – Vescovo di Nardò-Gallipoli

Maggio, 1996
Ho potuto conoscere don Quintino attraverso la bella
biografia di mons. Bandini, e le altre preziose testimonianze raccolte
amorevolmente dagli "Amici" di Sarsina, Montegallo e Melissano.
La sua figura mi ha subito affascinato. Da essa si
irradia un messaggio assai forte ed attuale, al quale dobbiamo fare
particolare attenzione noi suoi conterranei. Non credo sia causale,
nella singolare esperienza di don Quintino, la sua origine salentina.
Anche se sono state le montagne dell’Appennino, al termine del suo
avventuroso viaggio, a offrirgli l’approdo definitivo, il contesto più
adatto alla sua esperienza eremitica, alla sua ricerca radicale di Dio
nella solitudine e di silenzio, mi piace pensare che questa sua ricerca
veniva da lontano, affondava le sua radici nella giovinezza stessa di
don Quintino, in questa sua terra, in questa nostra religiosità popolare
segnata da quella che il Santo Padre ha chiamato "la luce dell’Oriente"
(Lettera apostolica Orientale lumen del 2.5.1995), quella
spiritualità che ha sempre avuto nell’esperienza monastica ed eremitica
una della sua espressioni fondamentali.
Mi viene spontaneo pensare a don Quintino, rileggendo
questa pagina del Santo Padre sull’esperienza monastica. In essa, scrive
il papa: "...il creato diventa lode di Dio e il precetto della carità
concretamente vissuta diventa ideale di convivenza umana [...] l’essere
umano cerca Dio senza barriere o impedimenti, diventando riferimento per
tutti, portandoli nel cuore ed aiutandoli a cercare Dio" (ivi, n°
9).
E aggiunge: "...abbiamo tutti bisogno di questo
silenzio carico di presenza adorata [...] Ne ha bisogno l’uomo di oggi
che spesso non sa tacere per paura di incontrare se stesso, di svelarsi,
di sentire il vuoto che si fa domanda di significato; l’uomo che si
stordisce nel rumore. Tutti, credenti e non credenti, hanno bisogno di
imparare un silenzio che permetta all’Altro di parlare quando e come
vorrà, e a noi di comprendere quella parola" (ivi, n° 16).
La testimonianza di don Quintino ci sia di guida
nella riscoperta di queste nostre radici, che abbiamo estrema urgenza di
ritrovare e di valorizzare. |