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Quel suono a coccio dall’eremitaggio
nel XX° dalla morte di don Quintino
di Duilio Farneti

E rimugina il vento tra le forre
favole e storie saracene antiche
sulle immagini delle via crucis
fungo la vecchia strada del Granduca.
Nella voce del tempo, ecco rumori
di zoccoli ferrati, d’alabarde,
di spade, di scudieri e di battaglie
vinte o perdute – fratricide, vane.
Unico e rauco, dopo la tormenta,
negli arabeschi della galaverna,
sciama alle branche nude di betulla
il suono a coccio dall’Eremitaggio;
e mute laudi salgono al Signore
dall’umile sarcofago di pietra
da dove veglia sugli amici un giusto
"Servo di Dio" delle Fiamme Gialle.
E’ la campana di fratel Vincenzo
il cui suono d’inverno, entro la valle
culla nella sua voce il sonno immoto
della bianca giogaia d’Aquilone...
adagio e piano come passo incerto;
come gli ultimi semi di faggiola
che, arpeggiando, il primo tramontano
fa cadere sul letargo del ghiro.

(dal Corriere Cesenate del 24 dicembre 1988)


Ultimo aggiornamento: 16-11-07