|
Ricordi
di Rossi Luzi Assunta
Quintino arrivò nel nostro piccolo paese, Forca di
Montegallo, nel dicembre del 1949. Il sacerdote ci disse che era un
eremita e che abitata presso la chiesa di San Francesco, dove esiste un
romitorio.
Quintino si inserì con semplicità a calore nella vita
di ogni abitante del paese. Era sempre presente nella nostra chiesetta
quando c’era la Messa e la sua testimonianza di fede e umiltà, ha molto
inciso nella vita di tutti e in particolare della mia.
Egli, infatti, mi ha seguito con i suoi consigli e
preghiere per la preparazione alla mia prima S. Comunione. Mi ricordo
che mi regalò un quadretto fatto da lui come ricordo della S. Comunione
ed un altro con l’immagine di una donna, semplice nel suo aspetto che
offriva all’altare un giglio, inginocchiata in atteggiamento di
preghiera.
Questi due quadretti sono sempre appesi da allora
nella mia camera a Forca. Spesso mi chiedevo cosa significasse quella
donna in ginocchio che offriva un giglio al Signore, ma poi in età
adulta ho capito che voleva invitarmi alla preghiera e alla purezza.
Era un uomo sempre disponibile per tutti, in ogni
momento, offrendo se stesso ed i suoi talenti con molta umiltà a chi ne
aveva bisogno.
Preparò me ed altri ragazzi all’esame di ammissione
alla Scuole Medie senza accettare nulla in compenso.
Quando veniva in paese era una festa per tutti. Si
rendeva utile facendo cornici per quadri, aiutava e ascoltava ogni
persona, sia nella sofferenza che nella gioia, sempre con il sorriso
pieno di calore. Abbracciava noi bambini come un padre affettuoso e
tenero e noi ci accorgevamo che ci trasmetteva in ogni sua parola
l’Amore del Signore Risorto.
Accettava semplicemente di pranzare con noi e la mia
famiglia lo ospitava per la notte quando la neve era troppo alta per
tornare all’eremo. Mia madre aveva sempre pronta per Quintino la camera
di mio fratello che durante il periodo scolastico si trovava ad Ascoli
per frequentare le scuole superiori.
Recitavamo insieme con lui il Santo Rosario e
Quintino pregava con gli occhi chiusi in atteggiamento di profonda
unione con il Signore. Spesso venivano anche i vicini di casa e non
mancava talvolta qualcuno che attaccava al Chiesa per vedere la reazione
di Quintino, ma lui sorridente come sempre non scendeva mai in polemica,
non discuteva, ma faceva in modo da sviare il discorso per non create le
liti.
Prima di andare a dormire chiedeva a mia madre un
catino d’acqua fredda per lavarsi i piedi. Io lo guardavo affascinata
quando si lavava e notavo nell’acqua scie di sangue perché d’inverno
aveva i piedi lacerati dalle piaghe dovute alla penitenza che egli
faceva di camminare scalzo.
Mamma diceva che forse non dormiva neanche nel letto,
ma per terra, perché la mattina trovava il letto così come lo aveva
preparato.
Durante le vacanze natalizie, quando mio fratello
tornava, io andavo a dormire con i miei genitori e la mia camera passava
a Quintino. La sua presenza creava serenità e pace.
Ricordo che spesso, quando mia madre era stanca e
triste, bastava l’arrivo di Quintino per darle di nuovo la forza di
andare avanti. Sono certa che prendeva su di sé e faceva sue tutte le
nostre ansia.
Il ricordo più forte che porto sempre con me, era la
partecipazione alla Santa Messa con Quintino. In ginocchio, vicino
all’Altare, seguiva la Santa Messa a mani giunte in atteggiamento
raccolto di preghiera dando a noi ragazzi e adulti esempio della
presenza silenziosa e contemplativa che si deve avere nella casa di Dio.
Appena ricevuta la S. Comunione Quintino si
trasformava in una statua: con gli occhi chiusi e le mani sempre giunte
non era più con noi nella chiesetta di Forca. Da quel momento non si
muoveva più, non rispondeva con noi al sacerdote nelle preghiere.
Finita la Messa tutti uscivano, compreso il
sacerdote, mentre lui rimaneva lì assorto, con il viso radioso, come in
trance.
Nessuno lo disturbava, tutti rispettavano la sua
unione totale con Cristo. Da quel momento non seguivo più la Messa, ma
Quintino e mi sentivo felice.
Non so quanto tempo rimanesse in Chiesa, quando più
tardi veniva a fare visita nelle famiglie era tornato normale ed io
pensavo che si fosse svegliato dal sonno in cui era immerso.
Con il suo esempio di vita Quintino ha inciso molto
nelle scelte cristiane della mia famiglia e di quelle di tutti i
Montegallese che lo hanno avvicinato.
Egli ha lasciato in noi un segno indelebile di amore
verso quel Dio che ci ha creato e che lui è riuscito a incarnare
completamente nella sua vita, vivendo il Vangelo alla lettera.
Quintino nel 1953 lasciò Montegallo ed io non ero più
a Forca perché avevo iniziato le Scuole Medie. Mia madre e tutti quelli
che lo avevano conosciuto piansero molto nel salutarlo, perché la sua
partenza lascio il vuoto. Nessuno più amò e consolò nel nome del Signore
le famiglie del mio paese.
Diversi anni dopo ho rivisto con gioia Quintino in
veste di sacerdote, tornato per celebrare la Messa nella chiesetta del
paese. Ci siamo scritti diverse volte e quando mi sono sposata ho
ricevuto una sua carissima lettera.
Desideravo tanto che mio marito e le mie figlie
conoscessero questa persona così straordinaria che era don Quintino, ma
non è stato possibile perché abitavo a Modena e la sua morte improvvisa
nel 1968 mi ha colto di sorpresa. Ho subito pensato che il Signore lo
aveva premiato. Finalmente aveva raggiunto il Cristo che aveva tanto
amato e testimoniato agli altri in ogni attimo della sua vita terrena.
Grottammare, 4 maggio 1989

La signora Rossi Luzi Assunta, Ghighi Giuliano ed altri amici di
Montegallo in visita a Melissano |