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Verso Sant’Alberico...
(Riflessioni di un pellegrinaggio)
di Mons. don Antonio Resta
Agosto 1999
Già in situazioni normali, diventa difficile
esprimere in poche parole l’esperienza di un viaggio o di una nuova
scoperta: la cosa diventa letteralmente impossibile quando la
"situazione" si trasforma in "straordinaria".
Come precisamente è capitato a me e a un gruppo di
persone "che non c’erano mai state", visitando i luoghi in cui ha
vissuto la intensissima esperienza di fede il "Servo di Dio" don
Quintino Sicuro, "l’eremita di S. Alberico".
Le impressioni sono state tante e veramente "forti".
Hanno contribuito a renderle tali un insieme di motivi che, alla fine,
si sono "assemblati" nel cuore di ognuno di noi, contribuendo a
conoscere più approfonditamente la figura di questo "nostro sacerdote" e
di portarne nella vita gli stimoli per una non impossibile santità.
I luoghi, gli eremi e la sua tomba scavata nella
montagna, tutto ci ha parlato di lui, attraverso un linguaggio "suo",
che è diventato, inevitabilmente "nostro", proprio perché
contestualizzato nella vita di ciascuno, veicolando in una scelta tutta
nostra, irripetibile, come avviene soprattutto nella imitazione dei
santi.
Don Quintino, infatti, se è irripetibile (almeno per
noi) come eremita, lo si può tradurre in quel cammino verso la santità
che è il compito specifico di ogni cristiano, in base a quella
universale vocazione alla santità, ribadita e sottolineata dal
Concilio Vaticano II: (...unica vocazione, diversità di missione...).
E sotto questo aspetto don Quintino diventa veramente
esempio e punto di riferimento.
Egli non è stato l’eremita sdegnoso, un "guru", che
si è chiuso al mondo e agli altri: è stato un contemplativo attivo,
come è dato constatare scorrendo le note biografiche della sua non lunga
vita e ripercorrendo quei sentieri che gli sono stati tanto familiari
nei suoi continui spostamenti per il suo apostolato: è stato un
solitario, ma non un isolato.
La sua scelta eremitica è stata finalizzata a un
desiderio di maggiore unione con Dio e, proprio per questo, di più
generosa dedizione ai propri fratelli: ha saputo coniugare,
splendidamente, l’azione e la contemplazione, in un mix armonioso
di impegno che non si è fossilizzato nelle fredde (e per lui appaganti)
mura di un eremo, ma che da lì ha preso lo slancio non solo per elevarsi
di più verso il cielo, ma anche motivo per....stare di più con i piedi
per terra.
A riprova di tutto ciò, si potrebbe portare l’ultimo
episodio della sua vita che lo ha visto morire in un gesto profondamente
umano, mentre si recava ad una cerimonia ...non propriamente mistica.
Certo, visitando i luoghi in cui è vissuto,
Montegallo prima e poi, soprattutto, Balze, ai piedi del Monte Fumaiolo,
c’è da concludere che don Quintino deve essere stato un esteta della
natura: sono luoghi incantevoli dove anche ...un ateo si dovrebbe
convertire: immaginate chi ha uno spiccato senso di Dio, come il Nostro!
La durezza di quei sentieri, già impervi d’estate,
lastricati da una ghiaia tutt’altro che soffice, e c’è da immaginarsi
d’inverno quando sono coperti di ghiaccio e di neve, percorsi tante
volte, e a piedi scalzi, da don Quintino sono, anche materialmente, un
richiamo al percorso della vita, faticoso ma, alla fine, gratificante.
Ripercorrendoli, mi venivano in mente i piedi nudi e
gelati di don Quintino e, pur venendomi i brividi al solo pensiero di
quel che deve essere stato, ripensavo alle parole di Isaia: come sono
belli sui monti i piedi del messaggero di lieti annunzi che annunzia la
pace, messaggero di bene che annunzia la salvezza! (52,7). Mai
parole, mi sembra, furono più appropriate!
Don Quintino continua, anche se morto, a dispensare
il suo messaggio di pace e salvezza!
Rientrando nelle nostre case e riprendendo la vita di
ogni giorno, ci saremo ritrovati più sereni al pensiero che la figura
dell’"eremita di S. Alberico" e la sua preghiera ci accompagneranno..."Sicuramente"!
Grazie di cuore, "Amici di don Quintino" da parte
di tutti: in particolare, da parte mia! |